Una tempesta in cielo, in terra un omicidio
Nonostante qualche dispetto meteorologico, la ripresa di Rigoletto allo Sferisterio con la regia di Federico Grazzini e la direzione di Jordi Bernacer giunge in porto con sicurezza.
MACERATA, 19 luglio 2025 - “È il sol dell'anima, la vita... piove!” Qualche goccia aveva cominciato a metterci in allarme fra la confidenza di Gilda a Giovanna e l'ingresso del Duca, ma la variante improvvisata su cui Ivan Magrì si interrompe non lascia dubbi e sdrammatizza con una risata del pubblico: l'orchestra si ripara, le luci si riaccendono, nessuno si sposta dalle poltrone in attesa paziente e rinfrescata dalla nuvoletta passeggera. Alla fine si uscirà con una mezz'oretta solo di ritardo rispetto al previsto, ancora con un passaggio dispettoso di Giove Pluvio, che forse si è sentito chiamato in causa da Sparafucile (“E pioverà fra poco”), ma non impedisce a Gilda di morire e a Rigoletto di imprecare la maledizione come da copione. Al massimo, una parte di concentrazione si dirotta al cielo, con pizzico d'incertezza che increspa una serata altrimenti assai tranquilla.
In realtà, un altro imprevisto si era verificato, con l'indisposizione del titolare del ruolo eponimo, Nikoloz Lagvilava, e il subentro di Damiano Salerno, già previsto per la recita dell'8 agosto e regolarmente presente alle prove. Dunque, nessun grosso problema: Salerno conosceva bene lo spettacolo e i colleghi, ha lavorato con il direttore, non sarà in possesso di una vocalità memorabile, ma è un buon professionista che offre un'interpretazione solida e partecipe senza cadute di gusto. Il citato Magrì, come Duca, conferma pure la sua affidabilità ad onta di qualche forzatura e fibrosità d'emissione, specie intorno al passaggio.
Per il terzo anno consecutivo, Ruth Iniesta torna allo Sferisterio e, dopo Lucia e Liù, ecco Gilda, resa ancora una volta con emissione morbida che predilige l'espansione lirica nel legato ma affronta con intatta souplesse i passaggi più virtuosistici.
Assai convincenti lo Sparafucile di Luca Park e la Maddalena di Carlotta Vichi, e così, nel complesso, il resto del cast (Francesco Pittari Borsa, Aleksandra Meteleva Contessa di Ceprano e Giovanna, Giacomo Medici Marullo, Alberto Comes Monterone, Tong Liu Conte di Ceprano, Stefano Gennari Usciere, Laura Esposito Paggio). Con il collaudato Coro lirico marchigiano Bellini, la consueta presenza in quinta della Banda Salvadei e la qualità della Filarmonica Marchigiana in buca, abbiamo tutti gli ingredienti – nuvolette fantozziane permettendo – per goderci questa ripresa di Rigoletto. E non si ricorderà mai abbastanza quanto il livello professionale delle maestranze sia elemento fondante di ogni festival o stagione.
La produzione con la regia di Federico Grazzini, con le scene di Andrea Belli e i costumi di Valeria Donata Bettella, alla sua terza apparizione allo Sferisterio non affievolisce la cura delle caratterizzazioni (compreso il coro dei cortigiani, gang devota alla lusinga sfrenata del capo) né l'efficacia di un'ambientazione sporca, senza speranza, centrata sul nucleo del dramma più che sulla superficie. Questo carattere un po' ruvido ben si sposa con la concertazione di Jordi Bernacer, dal piglio energico e concreto nel mantenere il controllo della situazione anche quando il meteo dà qualche pensiero.
E se un finale ancora rapidamente bagnato accelera ringraziamenti e applausi, si esce dallo Sferisterio in un clima di generale soddisfazione.
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