L’Ape musicale

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Maxima Immoralia. Carne è vita

25 luglio 2025 – La vocazione all'oggi e al domani del Cantiere non si smentisce nemmeno quest'anno ed ecco, puntuale, una nuova commissione in prima assoluta. Prima e non unica: almeno una replica è già garantita in ottobre a Reggio Emilia, in coproduzione con I Teatri, per Maxima Immoralia di Orazio Sciortino, librettista, compositore e direttore.

Già il titolo plurale suggerisce la natura di quest'opera di non facile definizione: tre voci sopranili (Maria Eleonora Caminada; Giulia Peri; Giulia Zaniboni) moltiplicano un'unica narratrice delle due vicende parallele della donna ignorata dal marito omosessuale e della badessa ex prostituta che la consiglia e aiuta nel trovare soddisfazioni altrove. Il racconto, più che come azione, si sviluppa come un ciclo di episodi conchiusi e concatenati che fanno pensare alle commedie madrigalistiche di Orazio Vecchi e Adriano Banchieri, talvolta divagando dal sottile filo della trama. D'altra parte, non è tanto sapere come si evolveranno le traversìe matrimoniali della protagonista il nocciolo della questione: Maxima Immoralia è semmai un finissimo, coltissimo gioco lessicale e stilistico intorno alle gioie della carne e alla loro presunta e pretesa mortificazione. Fate l'amore e non fate la guerra: la rivoluzione si fa anche con la libertà sessuale e il bello, qui, è che non si gioca facile sul contemporaneo ma si risale alla poesia latina e a un medioevo non certo bigotto e oppressivo come lo si dipinge. Si direbbe che tutto, anche nel doppio senso (vedi il ricettario a base di fave), sia esplicito, eppure la scrittura, sia nel libretto sia nella musica, suggerisce un piano esoterico, un rimbalzare continuo di enigmi che fa pensare un po' a Eco e un po' all'Hypnerotomachia Poliphili, con una ficcantissima tirata sui peccati del Papato (specie gli anni della pornocrazia e del Sinodo del cadavere). La partitura si diverte a baroccheggiare e madrigaleggiare e lo fa benissimo senza apparir leziosa, grazie a una sapiente economia di mezzi: un organico ridotto, vario (violino, violoncello, sassofono, pianoforte e percussioni, fra cui c'è anche un aquaphone) ma non appariscente, con pochi incisi riesce a dare sostegno e varietà a ogni numero.

Non altrettanta sembra essere la vitalità e la varietà teatrale, per quanto si apprezzi l'essenzialità della mise en scène con i versatili costumi di Chiara Amaltea Ciarelli; tuttavia, per un testo che non si può equiparare a un'opera comunemente intesa, è parso mancare ancora un po' di mordente scenico, che magari una regia un po' più pungente di quella comunque didascalica di Marta Eguilior avrebbe meglio restituito.

Nello spazio alternativo e non dissonante dell'ex macello poliziano, il pubblico si mostra curioso e, infine, soddisfatto, ben conscio che il parlar di sesso non debba mai essere motivo di scandalo, semmai parte integrante della vita da rivendicare in serenità. Gli scandali, si sappia. Sono ben altri, ben altra la cultura della morte.

Leggi anche le recensioni di alcune recenti edizioni:

Montepulciano, Cantiere internazionale d'arte, 12-13-14/07/2024

Montepulciano, Cantiere internazionale d'arte, 30/07/2023

Montepulciano, Kammermusik, 27/07/2022

Montepulciano, i concerti del Cantiere, 13-14-15/07/2018

Montepulciano, L'impresario in angustie, 13/07/2018

Montepulciano, 43° Cantiere Internazionale d'Arte


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