Quel che è stato è stato
Con i vincitori della XX edizione del Concorso Lirico Internazionale Giuseppe Di Stefano va in scena al Luglio Musicale Trapanese l’Italiana in Algeri di Gioachino Rossini. Garbato lo spettacolo confezionato da Renato Bonajuto, spicca su tutto e tutti la maiuscola Isabella di Saori Sugiyama.
Trapani, 25 luglio 2025 - Lo scorso maggio, nel fare la cronaca della XX edizione del Concorso Lirico Internazionale Giuseppe Di Stefano (leggi qui ), si era preso in presto il verso dell’Italiana in Algeri di Angelo Anelli “Sarà quel che sarà”, cosa che induce oggi – con la messa in scena dell’opera a distanza di poco più di due mesi – a verificare le premesse di allora. E dunque, prima di vagliare le promesse più o meno mantenute, sarà il caso di partire dall’unico solista del cast non selezionato dal concorso, per penuria di voci nella corda tenorile. Miloš Bulajić però la penuria la colma solo parzialmente, poiché lo strumento è timbricamente modesto e lo stile lo è forse ancor di più; il Luglio Musicale lo onera anche d’una scelta di forbitezza testuale, affidandogli l’aria alternativa (Milano 1814) “Concedi, amor pietoso / Voce che tenera” (con un plauso per il noleggio dei materiali dell’edizione critica, mentre fino a qualche anno fa si sarebbero fatte altre scelte al ribasso), con l’unico pregio di mettere in evidenza la notevole bravura di Natale Tomarchio al clarinetto in Sib obbligato.
Sara Pata, impegnata quale Zulma, conferma la buona gestione di uno strumento non bellissimo ma efficiente, mentre Federica Foresta supera le attese disegnando un’Elvira più coriacea dell’usato, con tutte le note al posto giusto. Parimenti al di sopra delle attese è Gaspare Provenzano, rivelatosi un Haly di lusso, mentre Davide Romeo conferma le doti di buona presenza scenica, necessarie per Taddeo, sebbene lo strumento soffra di un’emissione sempre spinta fra il mezzoforte e il forte, costantemente rigida e giocoforza affetta da un poco piacevole vibrato persistente. Delude un poco anche il Mustafà di Wang Zheng, che benissimo aveva cantato l’aria in sede concorsuale e che tal si ripete in recita, ma a cui calza molto largo il passaggio dal numero solistico a tutto il resto della parte, sia per l’anonimato della dizione nei recitativi (tanto da non rendere comprensibili le sillabe, pur correttamente infilate una dietro l’altra) sia più in generale per una preparazione apparsa un poco troppo approssimativa.
Conferma invece le aspettative - e a pieni voti - la bravissima Saori Sugiyama che, con forbitezza della linea di canto, affronta senza sconti il personaggio di Isabella a testa alta, forte di agilità assai fluide, di un gusto sorvegliatissimo e grazie ad uno strumento che se non si segnala per la malia timbrica, risulta più che solidamente assestato. La preparazione del personaggio è poi ad un alto livello di compiutezza, sia sotto il profilo strettamente teatrale che dal punto di vista scenico, ché ci si augura possa raggiungere presto altri palcoscenici.
Dopo una sinfonia in cui pasticciano un poco ottavino ed oboe, l’orchestra del Luglio Musicale prende il largo, riuscendo a sostenere anche scelte agogiche talvolta giustamente brillanti, nonostante l’articolazione del suono degli archi risulti sovente deficitaria. Mirco Reina sul podio tiene discretamente le fila del discorso musicale, nonostante qualche guasto occasionale qua e là si verifichi. Come di consueto più continua è la resa del coro maschile del Luglio Musitale, grazie alla sempre inappuntabile preparazione di Fabio Modica.
Lo spettacolo di Renato Bonajuto è assai funzionale al racconto, con il ricorso ad una differenziazione fra culture che si palesa nei bei costumi di Artemio Cabassi, di taglio contemporaneo per gli italiani e di taglio moresco storicizzato per gli algerini. L’impianto scenico di Roberto Tusa ricorre a dei volumi totemici semoventi caratterizzati da stilemi propri dell’architettura islamica, spostati nel corso dell’opera a formare i vari ambienti con qualche lentezza di troppo nei cambi scena.
Successo arriso a tutti, con più che meritate punte di entusiasmo per Saori Sugiyama: ad maiora!
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Trapani, Il trovatore, 13/07/2025
