L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Il giro della Cambiale

di Roberta Pedrotti

Debutta in Europa con meritato successo l'edizione critica della Cambiale di matrimonio e torna a Pesaro anche il felice allestimento firmato da Laurence Dale, con la direzione questa volta di Christopher Franklin.

PESARO, 11 agosto 2025 - Il Rossini Opera Festival 1995 si ricorderà principalmente per la prima produzione pesarese di Guillaume Tell, quella firmata da Pizzi e Gelmetti al glorioso Palafestival. Esattamente trent'anni fa come oggi, però, erano in cartellone anche Zelmira (sul podio sir Roger Norrington, da poco scomparso) e La cambiale di matrimonio, allora con la direzione di Abel e la regia di Squarzina, ma, soprattutto, ancora non in edizione critica. Dopo trent'anni e non poche peregrinazioni, la prima delle farse veneziane di Rossini torna al Festival e debutta in Europa nell'edizione critica. Sì, perché questo spettacolo firmato per la regia da Laurence Dale aveva fatto il suo esordio nel 2020, in un teatro rivoluzionato dalle norme per il contenimento della pandemia, con il pubblico isolato nei palchi, l'orchestra in platea, i cantanti fortemente limitati nelle interazioni. E, sui leggii, la consueta vecchia edizione. [Pesaro, Giovanna d'Arco/ La cambiale di matrimonio, 13/08/2020] Poi, nel 2022, La cambiale di matrimonio è portata in tournée in Oman dal Rof: l'edizione critica di Eleonora Di Cintio è pronta e fa il suo debutto mondiale, mentre la scena permette maggiori contatti e – nella conferenza introduttive tenuta da Daniele Carnini – le vivaci studentesse locali pongono domande sulla storia dei matrimoni combinati e della libertà femminile in Europa [Mascate (Oman), La cambiale di matrimonio, 24-26/11/2022].

Oggi, finalmente, La cambiale di matrimonio torna a Pesaro e fa ascoltare al Rof le battute che la tradizione aveva espunto (per esempio nel duettino iniziale fra Fannì ed Edoardo, ma non solo). Le indicazioni che nel tempo si erano appiattite o enfatizzate. Lo avevamo sottolineato in Oman e lo ribadiamo ora: ottimo lavoro, bella (ri)scoperta. E gran bella produzione quella di Dale (scene e costumi di Gary McCann, luci di Ralph Kopp), uomo di teatro attento alle ragioni della musica e musicista (tenore) di autentica teatralità, capace, grazie anche ai recitativi affidati a Giulio Zappa, di rinnovarsi in base alla personalità degli interpreti.

E di personalità Pietro Spagnoli, Tobia Mill, e Mattia Olivieri, Slook, ne hanno da vendere. Il veterano del Rof, sempre in gran forma vocale, si conferma cantante attore di vaglia per cui l'adesione alla parola e al dettato musicale non è vincolo ma occasione per costruire il personaggio. Il giovane baldanzoso che già frequenta con successo Verdi e Dallapiccola ha la naturalezza del vero animale da palcoscenico capace di mettere sempre a fuoco la giusta misura fra virilità del timbro, disinvoltura attoriale, buon gusto.

Nondimeno, Paola Leoci, Fannì, è un brillante e sicuro esempio di puro soprano lirico leggero all'italiana, di prima buffa dal sovracuto facile pronta a conquistare il pubblico. Nella parte un po' più ridotta ma non secondaria di Edoardo, Jack Swanson risulta simpatico, sempre ben presente, come del resto Ramiro Maturana, che nei panni di Norton completa il cast con la delicata e aggraziata Inés Lorans, Clarina. Né dimentichiamo il ritorno dell'irrinunciabile orso domestico sotto la cui pelliccia si nasconde Matteo Anselmi.

Sul podio piace assai Christopher Franklin, che guida la farsa con bel piglio e ritmo vivace ma non frenetico, anzi: si nota la cura per le indicazioni agogiche dell'edizione critica, il bel respiro conferito alla frase, la sicurezza del gesto. Così ben concertata l'opera si avvia al successo, premiata da applausi gioiosi.

Non finisce qui, però. O, meglio, non senza ricordare che La cambiale aveva avuto una sorta di prologo nella trascrizione per voci e orchestra da camera delle Soirées musicales curata da Fabio Maestri. Si tratta chiaramente di “far serata”, ma questo antipasto offre comunque spunti di riflessione anche al di là delle prove di quattro baldi ex allievi dell'accademia rossiniana: il soprano Vittoriana De Amicis, di nota e fine musicalità, e il tenore Paolo Nevi, di notevole potenziale, con il mezzosoprano Andrea Niño e il baritono Gurgen Baveyan, assai validi nei duetti.

Innanzitutto, si pone l'attenzione sul tesoro meraviglioso del repertorio cameristico rossiniano, non solo vocale, che piacerebbe diventasse un cardine e un terreno d'esplorazione costante nel panorama dei concerti del Rof, con cicli dedicati e percorsi trasversali, superando le consuetudini un po' impigrite di molti impaginati solistici.

Si accende il desiderio di ascoltare sempre più questa musica, sia nelle stesure originali, sia – perché no – in riletture anche storiche (pensiamo alle orchestrazioni di Britten). Certo, in questi ultimi casi, come avviene stasera, l'organico può espandersi e qui si apre un secondo ambito di riflessione. L'attività dell'orchestra Filarmonica Gioachino Rossini ormai consta quasi esclusivamente delle collaborazioni con il Rof e, purtroppo, si avverte come si sia affievolita la consuetudine a far musica insieme durante tutto l'anno, a fare corpo, a creare un suono comune. Parallelamente, il sovrintendente Palacio, presentando la stagione 2026, ha sottolineato come negli ultimi anni i finanziamenti pubblici si siano ridotti in maniera cospicua e questo ovviamente incide a cascata su tutta l'attività musicale. Peraltro, è un problema che tocca anche il Rof, ma è molto più ampio: quella delle orchestre (e dei cori) rischia diventare una guerra fra poveri per un tozzo di pane, non un circolo virtuoso in cui tutti, dalle giovanili e dalle NOT (Nuove Orchestre del Territorio) alle ICO (Istituzioni Concertistico Orchestrali) e alle Fondazioni Lirico Sinfoniche, sono importanti in un percorso di diffusione culturale, crescita ed esperienze e tutti, nel loro ambito, tendono sempre a una qualità più alta. Un festival internazionale non dovrebbe trovarsi in condizione di risparmiare sulle maestranze, bensì di fare da volano per lo sviluppo di tutti, dagli ospiti più prestigiosi alle piccole e grandi realtà locali. E dovrebbe essere interesse delle istituzioni (comuni, province, regioni, stato) permettere ai festival di innescare questi meccanismi. 

Discorso lungo, forse troppo per una recensione, e che non può esaurirsi qui, ma pure balza alla mente ascoltando questo intreccio cameristico prezioso creato sui gioielli pianistici e vocali di Rossini. Intanto, si lodi almeno la programmazione presentata per il prossimo anno: se i fondi pubblici si restringono, non devono restringersi i patrimoni di idee. Non è necessario dar tre titoli “di peso” ad ogni costo se al monumentale Siège de Corinthe si potranno affiancare due allestimenti fra i più belli e amati del repertorio del Rof per due titoli brevi nella durata quanto grandi nella qualità affidati a bacchette di tutto rispetto. Sarà un piacere darsi appuntamento fra un anno per il grande capolavoro francese, ma anche rivedere per La scala di seta e L'occasione fa il ladro [Pesaro, il cartellone del Rof 2026] in due produzioni che hanno fatto la storia del Festival.

Leggi anche:

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Pesaro, Giovanna d'Arco/ La cambiale di matrimonio, 13/08/2020

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Mascate (Oman), La cambiale di matrimonio, 24-26/11/2022

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