L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Il viaggio senza fine

di Roberta Pedrotti

Torna anche quest'anno a Pesaro Il viaggio a Reims con i giovani dell'Accademia Rossiniana "Alberto Zedda"

PESARO, 15 agosto 2025 - Ancora una volta verso Reims. Un viaggio che non manca mai, appuntamento annuale che scandisce le generazioni del pubblico e dei cantanti, perché, ormai da un quarto di secolo, da questo Albergo del Giglio d'oro dalle sdraio bianche su fondo blu cielo un po' tutti si finisce per passare.

Anche in un'estate di crisi turistica, in cui di gente se ne vede di meno dappertutto, la mattina di Ferragosto il Teatro Rossini si popola, si applaude e ci si commuove (sì, quando il piccolo Re bambino si prodiga a stringere la mano a quanti più “sudditi” in platea ci si emoziona sempre).

Lo spettacolo è sempre quello firmato a suo tempo da Emilio Sagi (costumi della compianta Pepa Ojanguren) e ora amorosamente ripreso da Matteo Anselmi: la semplicità che vince sempre e permette ai cantanti – chi più chi meno – di recitare sul serio.

Eccoli, dunque, dopo il concerto di luglio che per primo ce li aveva fatti conoscere, a confermare impressioni, a crescere o, talvolta, farsi prendere un po' più dall'emozione.

Ecco la Corinna Greta Doveri, soprano fra più interessanti della nuova generazione, con un canto volitivo e un timbro screziato che intriga, sebbene l'impressione sia di un'artista votata in prospettiva ad altro repertorio, per la quale Rossini è soprattutto un'eccellente palestra di duttilità vocale. Ecco Valeria Gorbuchova, oggi nella parte per lei un po' bassa di Melibea: i mezzi sono cospicui, la dizione oscura, ma se saprà ben indirizzarsi nella cura musicale e della parola potremo sentirne parlare, e molto; altrimenti sarà un vero spreco di dovizie vocali.

Già notata per la bella attitudine d'interprete nel concerto del mese scorso, Vittoria Brugnolo è una Madama Cortese accattivante, dallo smalto vocale che promette begli sviluppi futuri. Arina Verevkina, Folleville, è molto chiara e musicale, l'emissione pulita ancorché assai sottile, mentre l'interprete appare ancora un po' troppo compassata per un personaggio di questo tipo.

Anna-Helena MacLachlan (Maddalena), Laura Khamzatova (Modestina) e Rosalba Ducato (Delia) completano il versante femminile del cast.

Per quanto riguarda i tenori, Aldo Sartori (Belfiore) appare molto più convincente, sciolto e disinvolto rispetto al concerto di luglio: resta da consigliargli di consolidare il passaggio all'acuto, ancora un po' macchinoso. Viceversa Krzysztof Lachmann sembra intimidito e irrigidito dal debutto scenico nei panni del conte di Libenskof.

Matteo Torcaso offre un ottimo Barone di Trombonok, con vera arte di porgere con naturalezza la parola scenica; la disinvoltura del madrelingua difetta al Don Profondo di Jacob Harrison, chela compensa con un'allampanata simpatia e una buona cura musicale. Come Lord Sidney Agshin Khudaverdiyev conferma mezzi di notevole qualità per corpo, colore, omogeneità e articolazione. Probabilmente il suo repertorio d'elezione sarà altro, ma è facile immaginarlo avviato a una bella carriera. Molto bene anche il robusto Don Alvaro di Maurizio Bove, efficace presenza scenica, voce ben gestita e ben timbrata. Da non trascurare nemmeno il Don Prudenzio di Huigang Liu, che completa il cast con Hiroki Kono (Don Luigino), Abel Zamora (Zefirino e Gelsomino) e Nicola Farnesi (Antonio).

In buca troviamo anche stasera l'impegnatissima Orchestra Sinfonica Rossini, in cui spicca, con l'ottimo solo dell'aria di Lord Sidney, il flauto di Fabiola Santi. Sul podio Alessandro Mazzocchetti garantisce solidità d'insieme (qualche sbavatura veniale si condona là dove nessuno può vantare grande esperienza) e tempi favorevoli ai cantanti; semmai gli si consiglia di bilanciare meglio gli equilibri fra voci e strumenti, ché a volte i pertichini sovrastano il solista o le sezioni strumentali tendono ad appesantirsi.

Come ogni anno l'accoglienza del pubblico rossiniano è festosa e calorosa. Come ogni anno si augura a tutti che le belle premesse possano fiorire, che ciascuno con i propri tempi trovi la giusta strada, che questa esperienza sia un seme fecondo anche per chi oggi non è ancora riuscito a esprimersi al meglio.

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