L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

È facile innamorarsi delle Villi?

di Irina Sorokina

La prima opera di Puccini arriva, in coproduzione con il Regio di Torino, al Filarmonico di Verona con meritato successo. 

VERONA, 29 ottobre 2025 - Quando si parla di Giselle, il balletto romantico per antonomasia, rappresentato in tutto il mondo da New York a Vladivostok e da San Pietroburgo a Sidney, quasi a nessuno sfiora il pensiero che la storia simile ispiro un’opera lirica della penna di Giacomo Puccini. La sua opera d’esordio fu Le Villi imparentata con la perla del balletto romantico, Giselle, appunto, frutto del lavoro collettivo delle più importanti personalità dell’epoca, Theophille Gautier, Adolph Adam, Jean Coralli, e nel ruolo principale si esibì la bellissima, adorabile e celebre Carlotta Grisi. Ma se è facile innamorarsi di Giselle, “non un balletto, ma il balletto”, come scrisse Fedele D’Amico, non è altrettanto facile innamorarsi dell’opera pucciniana sul libretto di Ferdinando Fontana.

Le Villi si sono viste al Teatro Filarmonico di Verona dove hanno riscosso grande successo, merito soprattutto di un cast ben assortito. Ma anche la messa che arriva dal Teatro Regio di Torino firmata Pier Francesco Maestrini per la regia, da Juan Guillermo Nova per le scene, Luca Dall’Alpi per i costumi, Bruno Ciulli per le luci e da Michele Cosentino per i movimenti mimici non è priva d’interesse, per quanto non possa essere considerata una cosa realmente memorabile.

Lo spettacolo è un esempio di ciò che oggi si vede spesso nei teatri vari: non limitandosi delle tradizionali scene dipinte ricorre a un largo uso di proiezioni video che risultano molto suggestive. Nella messa in scena è possibile riconoscere “la grafia” di Pier Francesco Maestrini che al Teatro Filarmonico è di casa e ha firmato spettacoli come La bohème, Il barbiere di Siviglia, La forza del destino, Il viaggio a Reims, L’elisir d’amore, che tutti ricordano per l’approccio registico discreto e intelligente. Elencandoli, viene la voglia d’esclamare “meno male!” e rischiare di passare per una retrograda: la frase potrebbe essere applicata alla messa in scena delle Villi.

Quindi, approccio tradizionale, ma per niente noioso, nelle belle cornici disegnate dallo scenografo Juan Guillermo Nova che portano lo spettatore in un villaggio di montagna della Foresta Nera e in un salone sfarzoso dove avviene il tradimento di Roberto. Belli e raffinati pure i costumi firmati Luca Dall’Alpi, uno degli elementi più importanti della produzione, in un contrasto notevole con le scene digitali.

Buono il cast che riesce a coinvolgere il pubblico ed è premiato da generosi applausi a scena aperta. Il tenore Galeano Salas giustamente riscuote il successo più notevole, grazie alla voce affascinante, autenticamente latina, ben calda e dal buon squillo (lo ricordiamo con piacere nel ruolo di Roberto, conte di Leicester, in Maria Stuarda di Donizetti al Real Teater di Copenhagen). La vocalità del Roberto pucciniano è, però, ben diversa, da quella di Roberto donizettiano, e, pur sempre affascinando il pubblico per la bellezza della voce e la ricchezza di sfumature liriche e drammatiche, nel ruolo del protagonista delle Villi Salas non riesce a evitare una certa tensione nel registro acuto, il che non influisce la resa artistica e la calorosa accoglienza degli spettatori. Canta la bella piuttosto lunga aria “Torna ai felici dì” con grinta e sensibilità ottenendo un grande e meritato successo. Sara Cortolezzis sfoggia una voce di soprano ampia, fresca e lucente, omogenea in tutti i registri e dal timbro gradevole, ed è anche un’attrice di talento. Riesce a modulare la voce in conformità al cambiamento del personaggio: la sua prestazione impressiona di più quando la dolce ragazza si trasforma in un essere fantastico. Gezim Myshketa, artista poliedrico, che dà del tu sia all’opera sia l’operetta, calandosi nei panni del padre della protagonista Guglielmo Wulf crea uno dei suoi personaggi memorabili, imparentato con padri verdiani soprattutto nell’aria “Anima santa della figlia mia”, segnata dal bel legato e dall’espressività profonda.

Alessandro Cadario, alla guida dell’orchestra areniana, si rivela un’ottima scelta; le atmosfere misteriose dell’opera gli sono consone come i momenti cruciali del dramma. La sua bacchetta non esagera mai con le sonorità forti che non mancano nella partitura de Le Villi, i cantanti vengono accompagnati con attenzione amorevole. Come sempre, fa la bella figura il coro della Fondazione Arena diretto da Roberto Gabbiani.

La sala del Filarmonico è piena e il pubblico, molto interessato e contento dell’esecuzione dell’opera pucciniana, la premia dai calorosi applausi.

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