L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Locanda, farmacia e bottega

di Roberta Pedrotti

Al teatro Sociale in Città Alta, il festival bergamasco registra un meritato successo con il dittico "matrimoniale" diretto da Enrico Pagano con la regia di Stefania Bonfadelli. Nel cast un monumentale Alessandro Corbelli e un gruppo di giovani allievi della Bottega Donizetti di grande talento, evidenziato anche dal bel concerto dedicato, il mattino successivo alla prima nel foyer del teatro della Città Bassa, alla produzione cameristica del compositore orobico.

BERGAMO, 15 e 16 novembre 2025 - Come un classico della commedia all'italiana, un film a episodi interconnessi in un'unica cornice, satira di costume con qualche tocco surreale: ecco il dittico bergamasco composto da Il campanello e Deux hommes et une femme. Sono scene da tre matrimoni, quello del farmacista Don Annibale Pistacchio con Serafina, funestate dai bizzarri travestimenti e stratagemmi con cui Enrico – spasimante della sposina – impedisce di consumare la prima notte di nozze; quello attuale dell'energica locandiera Rita con il sottomesso Pepé e il suo precedente con il viceversa manesco Gasparo. La regista Stefania Bonfadelli affianca sulla stessa via hotel e farmacia (perfetta la scena di Serena Rocco illuminata da Fiammetta Badiserri), immagina che l'attività di Rita ospiti il ricevimento e gli invitati di Pistacchio, et voilà: il gioco è fatto, le due opere diventano un unico, spassosissimo, gioco di scatole cinesi. Con leggerezza, ironia, ma anche sensibilità prendono corpo sul palcoscenico le infedeltà di Serafina, non insensibile alla tentazione di colmare con Enrico le assenze di Don Annibale, ma anche i vari ménage a suon di ceffoni di Rita e consorti (e, sorpresa, benché lui faccia tanto il gradasso, la nuova fiamma canadese di Gasparo è una Santippe che lo comanda a bacchetta!). I costumi di Valeria Donata Bettella ci immergono subito nel mondo di Risi, Monicelli o Fellini, con tutti i personaggi, dagli invitati e avventori ai protagonisti, caratterizzati a meraviglia: le nerborute matrone cotonatissime, la giovane signora bene che si ispira a Jackie Kennedy a Dallas, il gorilla che alloggia in villeggiatura come se nulla fosse.

La commedia è stupenda, anche perché nel Campanello Donizetti è strepitoso librettista di sé stesso,la cui autoironia è perfettamente assecondata anche dalla realizzazione dei recitativi, in cui spunta anche la citazione del brindisi di Maffio Orsini, “Il segreto per esser felici”, che nella prima stesura dell'atto unico – con i recitativi parlati e la parte di Don Annibale in napoletano – era intonata da Enrico in luogo di “Mesci, mesci e sperda il vento”, inserita successivamente. Deux hommes et une femme, poi, è ben nota come Rita in una traduzione italiana che, una volta tanto, è anche ben fatta e perfino – mercé la differente sensibilità dell'epoca – più cattiva dell'originale (basti pensare che “sans que ma femme ait rendu l'âme” diventava “io non le pago il funerale e non ne sto perciò più male” o “dans notre union nouvelle c'est toi qui me battras” si mutava in “Starò come un piuolo sommessamente duro”). Il francese ora, più del senso letterale, ci rende una sonorità che va a tutto vantaggio di una scrittura piccante ed effervescente, esibendo sfacciata i debiti che Offenbach contrarrà presto con il Bergamasco.

L'orchestra Gli Originali si conferma, invece, piuttosto opaca e avara di colori, benché Enrico Pagano dal podio sappia conferire il giusto passo alle commedie garantendo sempre un impeccabile equilibrio.

Amalgama perfetto anche per quanto riguarda la compagnia di canto, che schiera una compagnia di giovanissimi attorno a un monumentale Alessandro Corbelli. Già Gasparo per eccellenza in versione italiana, vanta un francese anche parlato è arguto e cristallino come fosse uscito dalla Comèdie Française, la voce non mostra il minimo cedimento, ma soprattutto – da sommo artista qual è – realizza con i ragazzi della Bottega Donizetti quella complicità alla pari che è solo dei veri grandi. La nidiata di quest'anno lo merita eccome, peraltro, e lo dimostra anche nell'appuntamento mattutino del giorno seguente con le arie da camera del compositore orobico. Il ciclo, sostenuto magnificamente al piano da Giulio Zappa e realizzato in collaborazione con Opera Rara, è presentato da Roger Parker e offre una succosa panoramica di pagine anche inedite di grande finezza. Abbiamo così modo, dopo averne saggiato la teatralità, di apprezzare anche il bel modo di porgere salottiero dei giovani interpreti, tutti distinti per gusto musicale e chiarezza d'eloquio.

Cristina De Carolis Rita pepata, brillante ed energica, si svela poi capace anche di pathos e più delicate sfumature; appena diciannovenne, Lucrezia Tacchi dà vita alla malizia di Serafina e vanta vocalità di smalto lucente sempre ben appoggiata sul fiato. E se Madama Rosa nel Campanello pare soprattutto una caratterista vogliosa, il mezzosoprano Eleonora De Prez sfodera poi in concerto un'arte mezzosopranile di prim'ordine, un canto caldo, duttile, eloquente. Nondimeno, se Cristóbal Campos Marín è un Pepé irresistibile, che fa dell'aspetto rubicondo un punto di forza con insospettate doti di agile ballerino, si svela anche tenore di grande eleganza, perfetto per esplorare il repertorio donizettiano. Francesco Bossi è un Enrico vulcanico, mattatore sulla scena e conferma il suo carisma anche nel concerto mattutino, che offre, peraltro, pure l'occasione di uno spiritoso ribaltamento di ruoli rispetto al Campanello nella barcarola Sull’onda cheta e bruna, pezzo in prima esecuzione moderna in cui il canto del gondoliere Pierpaolo Martella (già Don Annibale Pistacchio) viene interrotto da un marito indispettito (Bossi) e rimane rauco. La rivincita per Martella è doppia perché il programma cameristico della mattinata permette anche a lui di esibire il del legato e la pasta baritonale che i panni dello sfortunato farmacista lasciavano intuire nel serrato incalzare scenico.

E, a proposito di scena, si torna a lodare nel dittico l'impegno anche attoriale di Giovanni Dragano (Spiridione) e del coro dell'Accademia della Scala preparato da Salvo Sgrò.

Fra teatro Sociale e Donizetti, Città Alta e Città Bassa, opera e canto da camera, dal magistero di Corbelli ai talenti delle nuove leve, il festival bergamasco è tutto un sorriso.

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