L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Un turco in giallo e blu

di Irina Sorokina

Uno spettacolo frizzante e non banale e una compagnia di canto di grande qualità sono gli ingredienti di un felice debutto del Turco in Italia a Verona dopo oltre due secoli d'assenza.

VERONA, 19 novembre 2025 - All’arrivo al Teatro Filarmonico di Verona del Turco in Italia scopriamo che una delle più brillanti opere buffa di Rossini fu rappresentata nella città scaligera moltissimi anni fa, nel 1817 e 1822, ma non ci vuole uno sforzo di memoria per ricordare che la tredicesima opera rossiniana, per un lungo tempo non fu presente spesso nei cartelloni dei teatri. La sua rinascita fu dovuta alla produzione diretta da Gavazzeni con la regia di Franco Zeffirelli, protagonista Maria Callas. Il grande soprano ed eminente attrice ebbe un successo notevole nel ruolo comico, così diverso da Medea e Norma. Passarono tanti anni sia dal momento della prima assoluta del Turco in Italia sia dalla sua messa in scena del 1950, ma i teatri non l’hanno dimenticata, la riprendono volentieri, seppur occasionalmente, se si hanno a disposizione le voci adeguate.

L’allestimento che arriva a Verona è del Teatro Sociale di Rovigo coprodotto con Teatro Alighieri di Ravenna, Fondazione Pergolesi di Jesi, Teatro Coccia di Novara, Teatro Amintore Galli di Rimini, Teatro Verdi di Pisa e ha tutte le possibilità di avere successo al Filarmonico; la messa in scena dinamica, brillante ed elegante porta la firma di Roberto Catalano (regia), Guido Buganza (scene), Ilaria Ariemme (costumi), Oscar Frosio (luci), che insieme formano una squadra affiatata nella fantasia e nello spirito.

C’era da aspettarsi che la messa in scena avrebbe collocato Il turco in tempi moderni: Roberto Catalano opta per l'era del consumismo sfrenato, curiosamente e simpaticamente associato al colore giallo acceso. Ma nella gamma dei colori scelti da Guido Buganza e Ilaria Ariemme, oltre al giallo, c’è anche il blu nella versione “chimica”, se così si può dire, e la loro vivacità contribuisce nello spirito spumeggiante dello spettacolo. La caffettiera è gialla, come gialli sono gli abiti eleganti di Fiorilla, irresistibile nel suo soprabito abbinato al cappello: le scene essenziali, gli accessori e i costumi di una gran classe risultano in una perfetta armonia. In questa cornice colorata si inserisce bene la regia di Roberto Catalano, dalla mano leggera, con qualche trovata simpatica che rivela, però, uno sguardo e ironico attento alle debolezze umane.

Con Carlo Lepore nel ruolo di Selim l’opera giustifica il suo nome, il magnifico basso baritono si cala nei panni del personaggio con una naturalezza e un'ironia che lo rendono irresistibile, crea un Selim sfaccettato, passionale, nobile e sensibile. La sua interpretazione è ideale, tra il timbro bello e virile, il fraseggio impeccabile, i sillabati da far girar la testa. Sara Blanch nel ruolo di Fiorilla decisamente “strega” sia l’occhio sia l’orecchio; non le si potrebbe rimproverare nulla. Il ruolo è proprio suo, vocalmente è precisa e musicale, la sua tecnica è superlativa e affascina l’ascoltatore sia nel legato raffinato, tutto sul fiato sia nei passaggi virtuosistici al limite dell’immaginazione. Ma è anche un’ottima attrice, la sua Fiorilla è una vera donna in tutta la ricchezza di sfumature, femminile, capricciosa, coraggiosa, sensuale e sempre dominante. Il tenore Dave Monaco conferma la sua ottima reputazione nel ruolo di Narciso, la voce chiara, dolce e morbida è proprio di un vero tenore di grazia, che non si trova dietro l’angolo, e grazie agli acuti raggiunti senza un minimo sforzo, il gioco è fatto: il pubblico gradirà sempre la sua presenza nel cast. Fabio Previati è un ottimo Geronio, nel simpatico equilibrio tra l’essere burbero e degno di compassione, dalla voce solida e ben educata, mentre Michele Patti nel ruolo del poeta Prosdocimo, secondo il nostro parere, si ritaglia uno spazio speciale all’interno dello spettacolo, grazie a un’ottima presenza scenica e a un segnato dal legato carezzevole e dalla dizione impeccabile. Marianna Mappa e Matteo Macchioni, rispettivamente nei ruoli di Zaida e Albazar, offrono una prestazione notevole per la correttezza stilistica e la musicalità raffinata.

Dopo moltissimi anni torna nella città scaligera il direttore Lü Jia e, purtroppo, la sua lettura non è perfettamente compatibile con lo spirito indomabile e ironico della partitura rossiniana: possiamo considerarla corretta, ma non sufficientemente brillante e ironica; marcare il tempo e dare gli attacchi non bastano certo per Il turco in Italia.

La prestazione del coro areniano, nel Turco in Italia limitato alla componente maschile, preparato da Roberto Gabbiani è da sempre efficiente, ma quisi ritaglia uno spazio piuttosto largo e viene applaudito per l’omogeneità del suono e la grande qualità delll'insieme.

Alla fine, aria di vera festa di musica e teatro e grandi applausi.

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Pisa, Il turco in Italia, 10/01/2025

Novara, Il turco in Italia, 22/11/2024

Ravenna, Il turco in Italia, 03/03/2024

 


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