L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Il gallo della Checca

di Antonino Trotta

L’elisir d’amore chiude la stagione 2025 del Teatro Coccia di Novara: la gradevole messinscena di Andrea Chiodi, l’interessante concertazione di Enrico Lombardi e il cast, nel complesso, ben amalgamato assicurano il successo di un allestimento, coprodotto con OperaLombardia, salutato con calore dal pubblico in sala.

Novara, 23 novembre 2025 – C’è un momento, nel cammino di ogni giovane cantante, in cui l’opera smette di essere soltanto materia di studio e diventa esperienza viva, primo vero confronto con il palcoscenico e con lo sguardo della platea. In questo delicato passaggio, L’elisir d’amore di Donizetti si offre come compagno ideale: la scrittura vocale, mai proibitiva, permette di muoversi con relativa sicurezza, pur invitando gli artisti che vi prendono parte a esplorare una tavolozza di registri diversa e sorprendente. I giovani interpreti, insomma, vi trovano un terreno fertile dove affinare tecnica e presenza scenica, trasformando la teoria in pratica senza il peso della prova definitiva. Poi piace moltissimo al pubblico – benché quest’ossessione possa generalmente tramutarsi in un’arma a doppio taglio – e concede, data la natura giocosa del titolo, un margine di manovra più ampio rispetto ai drammi di più alto profilo: l’atmosfera leggera, unita alla familiarità con la vicenda, induce in sala una disposizione generalmente più clemente – e basterebbe pensare a quanti Barbieri, applauditi ma spesso martoriati, abbiamo visto nella nostra vita per convincersene –, offrendo alle nuove leve un contesto meno severo in cui misurarsi, per la prima volta, con la scena. L’elisir d’amore che chiude la stagione 2025 del Teatro Coccio di Novara, coprodotto con OperaLombardia, ha nei punti cardine della locandina i vincitori del 76° Concorso Internazionale AsLiCo per giovani cantanti lirici e alla prova dei fatti conferma quella freschezza e quella spontaneità che una produzione-palestra è chiamata ad avere.

Si cominci dunque, nel riferire della serata, dai cantanti, che di questa produzione sono protagonisti e ragione d’essere. L’Adina di Sabrina Sanza si impone sin dal primo apparire per freschezza scenica ed eleganza interpretativa. La cantante affronta il ruolo con buona maturità, restituendo un personaggio graffiante e mai superficiale, capace di coniugare brillantezza e garbo con grande naturalezza. La voce, cristallina e ben proiettata, mostra agio e controllo nelle agilità e un fraseggio sempre governato da vive intenzioni: ecco dunque splendere nell’ultima aria, «Prendi, per me sei libero», i caratteri più autentici della scrittura donizettiana, là dove belcanto e poesia si fondono in un unicum perfettamente riconoscibile restituito con finezza e adesione stilistica. Anche Giacomo Nanni, nei panni di Dulcamara, fa bella mostra di qualità vocali e attoriali di tutto rispetto, delineando un personaggio spigliato e davvero carismatico, sostenuto com’è da un’emissione solida, da un timbro morbido e brunito, da una dizione limpidissima, da un accento scolpito per privilegiare la parola e da una vivacità che valorizza appieno la verve comica dell’amabile imbonitore. Nico Franchini conquista con uno strumento solare e franco, da tenore di grazia, sempre piegato, quand’occorre, alle esigenze dell’espressione: musicale e sensibile, sa regalare al suo Nemorino quella genuina tenerezza che ne costituisce l’essenza più autentica, impreziosendo qui e là la linea con apprezzabili sfumature dinamiche, particolarmente efficaci e comunicative nei momenti di intima malinconia. Forte di una vocalità sonora e piena, Giovanni Accardi affronta Belcore con un ottimo potenziale di partenza che potrà ulteriormente valorizzarsi con un progressivo irrobustimento della tecnica, lasciando intravedere margini di crescita interessanti in termini di controllo ed emissione. Il personaggio è però ben centrato nel carattere: tracotante senza eccessi, di una baldanza schietta e sorridente, restituita con buona presenza scenica e con quella dose di compiaciuta sicurezza che ne fa un sergente più vanesio che autoritario, perfettamente in linea con lo spirito dell’opera. Completa correttamente il quintetto la Giannetta di Rosalba Ducato, risolta con disinvoltura e grazia. Ottima la prova del Coro di OperaLombardia, istruito dal maestro Massimo Fiocchi Malaspina.

Molto interessante il lavoro in buca di Enrico Lombardi, alla guida della solidissima compagine de I Pomeriggi Musicali, mirato a restituire la partitura nella sua autenticità, riaprendo tagli di tradizione, proponendo le variazioni donizettiane per la ripresa di «Una furtiva lagrima» e scrivendo di proprio pugno quelle destinate agli altri numeri, in un approccio che prova a coniugare sempre fedeltà al testo e senso teatrale. Al netto di qualche scollamento col palcoscenico e di un più critico rapporto in termini di puro volume – la buca del Coccia, del resto, è meno profonda e questo genera inevitabilmente qualche squilibrio, specie se lo spettacolo nasce altrove –, la concertazione di Lombardi, che tendenzialmente favorisce tempi svelti, mostra nerbo e mordente, valorizzando pienamente il dettato strumentale nei suoi preziosismi e restituendo una tavolozza ricca di colori e impasti, sempre funzionale alla narrazione musicale.

Lo spettacolo ideato da Andrea Chiodi proietta la vicenda nell’Italia della ripresa economica, all’interno di un coloratissimo pastificio – la scenografia, ben illuminata da Gianni Bertoli, è firmata da Guido Buganza – che richiama, a modo suo, il microcosmo rurale dell’Elisir, trasponendone l’ambiente agreste in una realtà produttiva semplice e comunitaria. Grazie anche a bei costumi di Ilaria Ariemme, Chiodi confeziona uno spettacolo gradevole e a tratti stralunato, costruito con fluidità e buon mestiere, che privilegia consapevolmente la componente comica, strizzando l’occhio alla brillantezza e alla dimensione frizzante del libretto, con risultati complessivamente efficaci nel mantenere leggerezza e ritmo, pur sacrificando in parte la sottile malinconia che attraversa l’opera donizettiana.

Calorosa la risposta del pubblico che tributa festose ovazioni a tutti gli artisti. L’appuntamento col Coccia è ora a gennaio, quando il più cupo Macbeth inaugurerà la stagione d’opera 2026.

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