L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

La Tosca o una Tosca?

di Irina Sorokina

Grandi applausi a Modena per una Tosca non priva di pregi seppur non entusiasmante.

Modena, 30 novembre 2025 - Se pensassimo ai compositori che ebbero il dono di penetrare nei misteri dell’animo femminile, un Grand Prix verrebbe assegnato a Giacomo Puccini. Manon Lescaut e Mimì, Tosca e Ciò-Ciò-San, Minnie e Magda... fino a Turandot e Liù: una galleria ricca ed affascinante di ritratti che risultano incredibilmente veritieri e convincenti e, come preziosi diamanti, mostrano sempre nuove sfaccettature a chi li sta ammirando. Incostanza e dolcezza, capriccio e fragilità, gelosia e freddezza, impulsività e spensieratezza, crudeltà e spirito di sacrificio nelle eroine pucciniane attirano inevitabilmente i soprani.

Tosca occupa un posto particolare nel repertorio. Quello della protagonista è un mitico e magico ruolo, rappresenta un compito artistico davvero difficile se non arduo. Una brava cantante deve essere anche una bravissima attrice. Deve sapersi calare nei panni di una donna dotata di temperamento vulcanico, impulsiva e gelosa, un’amante passionale e una credente devota e, cosa più importante, una diva, in poche parole. Una diva anche quando non calca le scene. Il personaggio di Tosca è quasi sempre presente sul palcoscenico e decisamente domina l’azione.

Quest’introduzione ci è servita per ricordare che per interpretare il ruolo del titolo ci vuole un soprano dotato d'una personalità eminente, indimenticabile, ma occorrono anche un tenore e un baritono che possano affiancarla nel modo dignitoso, anzi, tenerle testa. È andata nel modo desiderato la rappresentazione della Tosca al teatro Comunale Pavarotti Freni a Modena nel nuovo allestimento coprodotto dalla Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Azienda Teatro del Giglio di Lucca, Teatro Goldoni di Livorno, Teatro Verdi di Pisa, Teatro Alighieri di Ravenna, dedicato alla memoria della regista Cristina Pezzoli?

Non sono pochi i casi in cui, seduti comodamente in poltrona e sfogliando il programma di sala, si apprende che lo spettacolo è di stampo tradizionale. In questo caso, nelle scene di Giacomo Andrico, però, gli edifici “sacri” della Roma cara ai milioni di cuori, non colpiscono fortemente l’immaginazione e non destano un’emozione forte. Nel primo atto la chiesa di Sant’Andrea della Valle è accennata per mezzo di colonne grigie, la ringhiera e la panchina per pregare potrebbero appartenere a una chiesa romana qualsiasi, e anonimo risulta il Palazzo Farnese. Deludente la scenografia del terzo atto senza un accenno alla piattaforma di Castel Sant’Angelo, il suicidio di Tosca perde così il suo lato drammatico e spettacolare. Ricco il disegno di luci di Tiziano Panichelli e belli i costumi nelle tonalità marrone, giallo ocra, viola, firmati da Rosanna Monti. La regia di Luca Orsini non propone nessun disegno diverso dalle annotazioni del libretto e nessun azzardo, forse è meglio così.

Il terzetto dei protagonisti è formato da Maria Teresa Leva, Giorgio Berrugi, Dalibor Jenis, tutti professionisti d’alto livello. Il bravo soprano, al debutto nel ruolo, sfoggia una voce importante, dal bel timbro, acuto facile e canta con grande sensibilità musicale, ottenendo copiosi applausi per “Vissi d’arte”. La sua interpretazione si intensifica strada facendo; risulta convincente, ma per la diva romana ci vorrebbe più carisma. C’è poco da rimproverare pure al tenore che dimostra grinta sufficiente e regala i momenti di emozione in “E lucevan le stelle”, pure in assenza di un timbro realmente indimenticabile; come per il ruolo di Tosca, anche per quello del suo amante ci vorrebbe una personalità più incisiva. L’esperto baritono Dalibor Jenis è sciolto (o scatenato?) nel ruolo del “mostro” Scarpia, ma gli è più consono il lato crudele e impietoso del personaggio che quel tagliente e quasi raffinato. Ne viene fuori un capo della polizia romana relativamente giovane, assatanato e un po’ monocorde, rispecchiato anche nel canto che non evita intemperanze piuttosto esagerate. Tutto eseguito con troppo fervore se non rozzezza, e il personaggio perde qualche sfaccettatura prevista da drammaturgia e musica.

È curioso il fatto che nella Tosca modenese i comprimari (chiamali così!) risultino più interessanti e incisivi dei protagonisti: formidabile il sagrestano di Roberto Abbondanza che con la sua capacità di creare un carattere indimenticabile, il fraseggio espressivo e la dizione chiara sembra uscito da qualche romanzo storico; il coinvolgente Angelotti di Gaetano Triscari è segnato da un autentico spirito eroico; lo Spoletta interpretato da Aldo Sartori fa trattenere il respiro agli spettatori con il suo intervento del secondo atto. Completano la squadra Tamon Inoue (Sciarrone) e Luca Marcheselli (il Carceriere), delizioso l’assolo del pastorello che ha la voce di Silvia Dilenge.

Stefano Ranzani guida l’Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini, sempre attenta al suo gesto e sempre precisa; si raggiunge così un equilibrio perfetto tra il palcoscenico e la buca d’orchestra, e si dà il valore giusto ai gruppi d’archi e di fiati. Il Coro Lirico di Modena diretto da Giovanni Farina è semplicemente magnifico nel Te Deum, ed è prezioso il contributo delle Voci bianche del Teatro Comunale preparato da Roberto Gattolin.

Gran successo e forti applausi per la Tosca modenese, dovuti, probabilmente non all’allestimento, ma all’immortale capolavoro di Puccini e al buon cast.

Leggi

Modena, Nabucco, 26/10/2025

Modena, I due Foscari, 23/02/2025

Roma, Tosca, 01/11/2025

Napoli, Tosca, 10/09/2025


Vuoi sostenere L'Ape musicale?

Basta il costo di un caffé!

con un bonifico sul nostro conto

o via PayPal

 



 

 

 
 
 

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.