L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Vite e danze d'artista

di Roberta Pedrotti

I pomeriggi musicali di Milano festeggiano i duecento anni dalla nascita di Johann Strauss Sohn con un concerto delle feste che rinnova la tradizione con una qualità e una profondità ancora accresciuta grazie alla bacchetta di Alessandro Bonato.

MILANO, 18 dicembre 2025 - I concerti delle feste si possono somigliare un po' tutti. Possono, ma non è affatto scontato, se si guarda sotto la superficie. Basta guardare al programma di Natale dei Pomeriggi musicali, un programma che, dedicato alla famiglia Strauss, fa respirare inevitabilmente aria di Capodanno e magari lascia borbottare a qualcuno (verrebbe da dire snob, ma de gustibus...) che si tratta di musica “tutta uguale”, perlomeno alla lettura della locandina, ché all'ascolto le cose possono cambiare, e parecchio.

È da sette anni che Alessandro Bonato dirige quasi senza soluzione di continuità l'appuntamento di dicembre con I pomeriggi musicali, il quarto che seguiamo su queste pagine, e ci costringe a fare ammenda: ponderando ogni passo con cura e studio, ci eravamo persuasi da tempo che fosse nato già armato e formato come Atena dalla testa di Zeus. Invece, ecco che ci stupisce lasciando intendere quanto ancora stia crescendo e possa farlo in futuro. Proprio il confronto su uno stesso repertorio, con alcune novità e alcuni classici ripetuti ogni anno, mette in evidenza come l'idea in nuce già così ben espressa in precedenza di un rubato o di un'intenzione espressiva e dinamica (pensiamo alla Annen Polka, per esempio) si sia oggi distillata in un porgere sempre più fine, in un rapporto con l'orchestra sempre più cristallino. Se negli anni passati eravamo rimasti entusiasti, oggi lasciamo il Teatro Dal Verme esterrefatti, fra boati di pubblico e vere e proprie ovazioni.

L'orchestra trasmette il gusto del gioco e della leggerezza sempre perfettamente sul gesto direttoriale. Se si distoglie lo sguardo dal palco, per separare l'ascolto dalla teatralità comunque insita in ogni concerto (e in questi soprattutto), si percepisce ancor più nitida la gamma dinamica, l'assottigliarsi e l'espandersi del suono, la fisicità presente e sfuggente degli accenti, la cura estrema di un programma assemblato con le giuste proporzioni, fra accostamenti e contrasti. Spicca l'abbinamento fra l'ouverture della Fledermaus e la Fledermaus Quadrille, che diventa una sorta di suite dall'operetta allo scadere del bicentenario della nascita di Johann Strauss Sohn ma si collega anche all'uso dei temi verdiani nella Maskenball Quadrille. Da un lato la natura affine, radicata nel mondo viennese di valzer e champagne, fa suonare la rielaborazione in quadriglia come espressione di una medesima identità, dall'altro l'eco operistica si trasforma completamente passando dal dramma cantato sulle scene al turbinare gambe, metri di sete e abiti da sera. E si ammiccava al pubblico omaggiando successi arcinoti anche laddove oggi le citazioni nella Künstler-Quadrille, Op. 201 mantengano la loro popolarità (la marcia nuziale di Mendelssohn, la prima aria di Papageno...) o divengano per il grande pubblico più un gioco di indovinelli (quanti in sala avranno riconosciuto la Sicilienne da Robert le diable di Meyerbeer?). La Künstler-Quadrille, Quadriglia degli artisti, si abbina a sua volta al valzer Künstlerleben, fratello meno eseguito di An der schönen Blauen Donau, simile per struttura, dal sofisticato pathos che alla leggerezza abbina un velo di malinconia, un senso di perdita, di romantica Sehnsucht, sublimate dall'arte in un nuovo ciclo vitale. Pensare alla delicata, introspettiva vita d'artista dello Strauss viennese e confrontarla con la magniloquente autobiografia della vita d'eroe dello Strauss bavarese dà una misura eloquente di come questa musica non rappresenti un disimpegno prodotto in serie, ma un'anima dell'Europa dell'Ottocento, di un mondo in trasformazione, fra il tramonto degli imperi e l'emergere del nuovo, nel progresso, nell'orrore, nella scoperta dell'inconscio. Lo fa, non a caso, come un meraviglioso gioco per adulti, lasciandoci divertire con le onomatopee, i sospiri, le improvvisazioni, con la Radetzky-Marsch suonata con il maestro che si aggira a stringer la mano a tutti i professori, ma è anche molto altro, nel momento di passaggio e rigenerazione per eccellenza.

 

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