La garanzia del factotum
La rassicurante ripresa del Barbiere di Siviglia in chiusura della stagione 2025 del Comunale di Bologna ha come punto di forza un cast rossiniano che testimonia la qualità garantita di alcune punte di diamante delle ultime generazioni cresciute in seno al Rossini Opera Festival.
BOLOGNA, 19 dicembre 2025 - La stagione del Comunale di Bologna si chiude all'insegna del divertimento più rassicurante. Il fatto che questo Barbiere di Siviglia non riservi particolari sorprese non è, per lo più, che la conferma di una compagnia di canto che è una garanzia, a denominazione d'origine controllata pesarese. Michele Pertusi, Paolo Bordogna, Nicola Alaimo, Aya Wakizono, Dave Monaco rappresentano le generazioni consacrate dal Rof a partire dagli anni Novanta del secolo scorso e non tradiscono le aspettative. A Pertusi passa muovere il primo passo dalle quinte per creare il suo Don Basilio o e la classe della sua “Calunnia” è impagabile, come l'arguzia di ogni recitativo e di ogni intervento (e si ride ancora, dopo più di due secoli, per “Oibò! Prendo l'anello!”). Bordogna è in gran forma e sa che “buffo” indica una tipologia di interprete, ma esige serissima attitudine vocale e attoriale, ché Don Bartolo è figura bieca e autoritaria, un avversario temibile vinto solo dal superiore potere economico e politico di Almaviva. Parimenti, l'istrionismo di Figaro trova in Alaimo un'agilità scenica e musicale sempre volta a tutto vantaggio del testo, contribuendo a innescare un circolo virtuoso di complicità nel nome di Rossini. Fa loro da contraltare una coppia di innamorati non meno definita sul piano interpretativo: un registro medio grave fattosi più scuro e spesso non fa perdere nulla dell'eleganza innata di Wakizono, né della sua familiarità con l'idioma di Sterbini e la sua articolazione belcantista; Monaco – fresco premiato al concorso Operalia e atteso a Pesaro per L'occasione fa il ladro – comprende appieno la natura determinata e spavalda del Grande di Spagna e presta al suo Almaviva bel timbro e coloratura ben sgranata, senza sentire l'urgenza – in una parte in verità piuttosto centrale – di sfoggiare il suo noto registro acuto ad ogni pie' sospinto.
La giovane Yulia Tkachenko e l'esperto Nicolò Ceriani completano adeguatamente il cast come Berta e Fiorello, insieme con l'Ufficiale di Tommaso Norelli e il Coro preparato da Gea Garatti Ansini.
Sul podio troviamo Renato Palumbo, votatosi negli ultimi anni prevalentemente al repertorio verdiano e pucciniano (ma non scordiamo i trascorsi rossiniani e balcantisti soprattutto in ambito serio). La sua è sempre una professionalità sicura e solida, attenta alle ragioni del palcoscenico come alla cura dell'orchestra, per quanto la sua visione più lirica e distesa che arguta e brillante non sia esente da qualche pesantezza e manchi un po' di spirito. Spiace, poi, che permanga, in probabile accordo con il regista, una serie di tagli e taglietti interni ai numeri, fra riprese e transizioni, o nei recitativi (che male avrà mai fatto la quinta scena del secondo atto? capita troppo di frequente che la si espunga, eppure senza quel breve recitativo di Don Bartolo l'ingresso di Berta "Che vecchio sospettoso. Vada pure, e ci stia finché crepa." non ha alcuna logica).
Altra rassicurante certezza viene comunque dallo spettacolo firmato da Federico Grazzini (scene di Manuela Gasperoni, costumi di Stefania Scaraggi, luci di Daniele Naldi), regista capace di far gestire la commedia senza perdere coerenza concedendosi un pizzico di surreale. Certo, per chi ricorda la precedente versione del suo Barbiere, assai simile a questa ma ambientata nell'Ohio degli anni Cinquanta, quella trasposizione offriva una serie di spezie teatrali (il conflitto generazionale, il Figaro vero factotum dei quartieri residenziali del Midwest...) che un contesto più tradizionale come quello dello spettacolo bolognese – per quanto non strettamente 1816, anzi, con vari dettagli che ampliano volutamente lo spettro cronologico – tende a sfumare. Produzione, comunque, colorata, dinamica, chiara e in definitiva assai godibile, come tutta questa ripresa prenatalizia benedetta da una compagnia di canto garantita al 100%, come confermano i festosi applausi finali.
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