Pot-pourri europeo
Un programma composito per l'apertura del nuovo anno mette in luce legami musicali fra opera italiana, musica austroungarica, ceca e francese (con un pizzico di Spagna), nonché valori e versatilità dell'Orchestra Filarmonica Marchigiana.
FERMO, 1° gennaio 2026 - Anche nel 2026 l'anno dell'orchestra regionale delle Marche parte da Fermo, con un pot-pourri lirico sinfonico che mescola opera e danze viennesi e fa tappa, fino all'8 gennaio, anche a Macerata, Osimo, Fabriano, Jesi e Sanseverino. L'operetta, le polke e i walzer di Suppé e Strauss figlio, l'opera di Dvořák, Bellini, Verdi e Mozart, la chanson di Delibes: un piccolo tour europeo dalla Repubblica Ceca all'Austria, dall'Italia a una Francia che ammicca ad atmosfere iberiche. Si tratta di un patchwork composito che pare cercare il gusto d'esser tale per un giorno di festa, più che un vero e proprio filo conduttore. Eppure, all'ascolto, il filo conduttore si trova e fa sentire la nostra Europa musicale più unita che mai. Con la sua estesa introduzione per violoncello solo, la reminiscenza della forma rossiniana e la costruzione dei temi – specie nel crescendo – l'Ouverture di Dichter und Bauer di Franz von Suppé potrebbe facilmente essere scambiata per una pagina di Donizetti (non per nulla la sinfonia di Don Pasquale, struttura simile e solo violoncellistico iniziale, contiene un gran bel tema di walzer e tante analogie con la musica viennese). E il walzer è pure alla base, quasi un Leitmotiv, della Traviata, di cui ascoltiamo il preludio al primo atto e una porzione del duettone del secondo atto (da “Pura siccome un angelo” a “Dite alla giovine”). A dispetto di chi erge muri e istituisce classifiche su criteri di gusto personale o di appartenenza nazionale, individuare le peculiarità specifiche della melodia in Suppé, nel canto alla luna di Rusalka, nel lamento di Riccardo nei Puritani o nella descrizione dello scorrere placido del Danubio blu stuzzica quanto riconoscere affinità o possibili influenze. E senza il precipitare turbinoso della folle journée nell'ouverture delle Nozze di Figaro forse non sarebbe lo stesso il rincorrersi di tuoni e fulmini nella Polka schell di Strauss (e non parliamo del potere erotico e femminile della stessa opera con il parodistico rovescio della tirata furiosa “Aprite un po' quegl'occhi”!). E l'ironia sensuale delle Filles de Cadix di Delibes potrebbe esistere senza l'influenza del belcanto italiano e di Offenbach, senza l'esistenza dell'operetta viennese? Viene il legittimo dubbio che i nostri avi si ascoltassero e fossero vicini molto più di quanto si sia disposti a fare oggi, e con molti meno pregiudizi.
Mentre questi pensieri si rincorrono, fra un ritmo ternario e una formula melodica, la Form inanella punti comuni in stili e generi diversi sotto la guida sempre sicura e affabile di David Crescenzi. Non solo perché enfant du pays (è originario di Porto Recanati) il direttore si accattiva facilmente anche la simpatia del pubblico; l'orchestra si conferma uno di quei beni che la Regione Marche farebbe bene a tenere assai cari. In un programma che valorizza la versatilità e le qualità di singoli e assieme, l'apertura di An der schönen blauen Donau con l'ottimo corno del giovanissimo Federico Maffei (insieme alla pure poco più che ventenne Jone Diamantini, prima viola, le più recenti acquisizioni nell'organico stabile) ci ricorda prepotentemente che da questo presente c'è anche un futuro da coltivare come l'orchestra merita.
Prima di concludere con l'inevitabile e attesa Radetzky-Marsch, il primo fuori programma richiama sul palco le due voci soliste, il soprano Rasha Talaat e il baritono Giacomo Medici, per il duetto “Tace il labbro” da Die lustige Witwe. Il pubblico, magari non particolarmente disciplinato nel tenere a bada chiacchiere e telefonini ma senz'altro entusiasta, partecipa festoso. Prosit Neujahr!
Leggi anche
Senigallia, concerto Tifu/Crescenzi/Form, 14/12/2025
Palermo, concerto Faust/Crescenzi, 21/01/2022
