L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Chailly: il milanese dal cuore russo

di Matteo Lebiu
Riccardo Chailly apre la sua ultima stagione da Direttore Principale della Filarmonica della Scala con un omaggio ai grandi autori russi: il Terzo Concerto di Prokof’ev, con Alexandre Kantorow al pianoforte, e la Quarta Sinfonia di Čajkovskij. Una serata di virtuosismo e drammaticità che convince il pubblico milanese.
 
MILANO, 19 gennaio 2026 - Dopo Sant’Ambrogio nel segno di Šostakovič, Riccardo Chailly prosegue nel solco degli autori russi anche per l’inaugurazione della 44ª stagione della Filarmonica della Scala, l’ultima che lo vede formalmente impegnato come Direttore Principale. In programma, due capisaldi del repertorio: il Terzo Concerto per pianoforte di Sergej Prokof’ev, con il giovane Alexandre Kantorow, e la Quarta Sinfonia di Pëtr Il’ič Čajkovskij.
 
Ad aprire la serata è il Concerto op.26 di Prokof’ev, composto tra il 1917 e il 1921, negli anni tumultuosi della partenza del compositore dalla Russia sconvolta dalla rivoluzione bolscevica, alla volta degli Stati Uniti. Accolto inizialmente con una certa freddezza, il Terzo è oggi il più eseguito dei cinque concerti per pianoforte del compositore, probabilmente grazie alla sua immediatezza espressiva e alle numerose reminiscenze del pianismo di Ravel e del sinfonismo tardo-romantico di Rachmaninov. 
La scelta di affidare la parte solistica al francese Alexandre Kantorow, vincitore nel 2019 del Primo Premio e del (rarissimo) Grand Prix al Concorso Čajkovskij, si rivela pienamente vincente e consente al pubblico scaligero di apprezzarne il tratto interpretativo distintivo. Il suono di Kantorow è liquido, pervaso da una trasparenza che non viene meno nemmeno nei passaggi più impervi; il suo pianismo, pur mantenendo un’articolazione nitida— soprattutto delle parti interne — scorre con naturalezza quasi estemporanea. Emblematica, in questo senso, la nonchalance (tutta francese) con cui il pianista esegue il tema principale dell’Allegro, dopo l’introduzione onirica del clarinetto.
La Filarmonica, guidata da Chailly, mantiene una solida coesione ritmica con il solista e non rinuncia a mostrare i “muscoli”, talvolta a scapito dell’equilibrio sonoro con il solista. Per onore di cronaca va segnalato il fastidioso vociare del pubblico al termine del primo movimento, che ha costretto i musicisti a una pausa più lunga del previsto e il Maestro Chailly a un’esibita (comprensibile) scocciatura. L’entusiasmo del pubblico per Kantorow si è comunque rinnovato nel fuori programma: la trascrizione di Liszt del Liebestod dal Tristan und Isolde, eseguita con intensa partecipazione poetica e costruita come un ampio, quasi sinfonico, crescendo, di ottimo auspicio per le imminenti liturgie wagneriane milanesi.
 
Dopo l’intervallo, l’atmosfera si incupisce con la Sinfonia Nr. 4 in fa minore Op. 36 di Čajkovskij, composta tra il 1877 e il 1878, uno dei periodi più tormentati della vita del compositore, reduce dal tentativo di suicidio. Il Fatum, il destino ineluttabile che ostacola la felicità dell’uomo, prende forma con grande solennità negli ottoni della Filarmonica della Scala. Il carattere agitato del tema in 9/8 dell’Andante sostenuto viene reso in modo magistrale dalla direzione di Chailly, convincente per il lavoro minuzioso su vibrato e accenti, in particolare nella sezione dei contrabbassi, che hanno dato il massimo nello Scherzo e nel Finale. Ottima la resa del terzo movimento, lo Scherzo. Pizzicato ostinato – Allegro, una delle pagine più effettistiche di Čajkovskij, in cui il compositore sembra abbandonarsi liberamente all’immaginazione: al pizzicato degli archi segue, nel Trio, una rustica danza russa. L’apoteosi arriva con il Finale, dove spicca l’astuta gestione delle masse sonore da parte del direttore, capace di spezzare la prevedibilità dei grandi crescendo con improvvisi subito piano, per poi rilanciare l’onda sonora con rinnovata energia.
 
Lunghi e calorosi gli applausi finali tributati alla Filarmonica e al suo direttore, che ha ringraziato una a una le prime parti e le diverse sezioni, mostrando una soddisfazione palpabile per il risultato raggiunto dalla “sua” orchestra.
 
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