L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Le varianti del suono

di Roberta Pedrotti

Matthias Bamert torna a dirigere la Filarmonica Marchigiana in un denso programma che affianca la Terza sinfonia di Brahms al primo Concerto per pianoforte di Čajkovskij, che trova in Alessandro Taverna un solista profondo e carismatico.

ANCONA, 30 gennaio 2026 e JESI, 31 gennaio 2026 - Va di moda pontificare di orchestre fra chi non ha mai messo piede in un teatro o in una sala da concerto (ma si sa che, quando ci si fa guidare dalla “cieca prevenzione”, l'Università della Vita e il Dottorato in Facebook permettono di sentenziare di concertazione quanto di immunologia o geopolitica). Qualche sicurezza in meno la matura chi, invece, ogni tanto la musica dal vivo la ascolta e prende confidenza con le dinamiche umane che le danno forma. Anche ripetendosi che nessuna replica sarà mai uguale a un'altra, che gli interpreti non sono macchine esecutrici, ci si riesce sempre a stupire di fronte a quanto possano incidere piccole variabili da una sera all'altra. Prendiamo, per esempio, il primo Concerto per pianoforte e orchestra di Čajkovskij ascoltato al Teatro delle Muse di Ancona il 30 gennaio e poi la sera successiva al Pergolesi di Jesi: stesso solista, Alessandro Taverna, stesso direttore, Matthias Bamert, stessa orchestra, la Form. In una stessa idea di base, lo spazio più ampio o più raccolto, la disposizione dell'orchestra possono cambiare le prospettive, là dove il suono rifletta l'immagine più ortogonale del capoluogo o quella curvilinea, quasi un abbraccio, della città di Federico II. Alle Muse la misura dinamica imposta da Bamert all'orchestra concentra tutta l'attenzione sul pianoforte di Taverna, che offre del concerto di Čajkovskij una visione personalissima, estremamente plastica nel dar forma e sostanza al fraseggio. Taverna è senz'altro incisivo, a tratti assertivo; tocco e pedale sono soppesati per scolpire il suono dove necessario e, tuttavia, mai questa lettura appare muscolare, bensì sempre sensata, pensata, fluida e capace di sciogliersi in morbidezza e di non affrettarsi in effetti. Ad Ancona spicca in un delicato tappeto sonoro che, invece, a Jesi si sviluppa in dialogo più stretto, in un più ampio e articolato ventaglio dinamico; nei diversi contrasti anche il lavoro su colori e pesi mostra sfumature differenti. Come, poi, la ricerca tecnica sia in Taverna ricerca d'interprete sempre intrigante lo ribadiscono sia nel concerto il mordente dei passi più concitati, la loro tornitura e la capacità di sfumare senza soluzione di continuità in sonorità trasognate, sia nel bis una lettura soffusa e fascinosa di Rachmaninov, quasi a evocare suggestioni di Debussy o Skrjabin.

Nella seconda parte del concerto, con la Terza sinfonia di Brahms, la distanza fra le due serate è più sottile, ma non per questo meno interessante. Bamert, lucidissimo veterano (classe 1942) del podio abituato a dirigere tutto il programma a memoria, opta per una lettura ampia, distesa, con un'idea di solennità rinfrescata dal giusto pizzico di grazia. Ad Ancona sembra prevalere un contegno quasi meditativo, mentre a Jesi (se volessimo essere à la page potremmo parlare di acustica “immersiva”, ma in realtà basta dire che è assai buona, favorevole a chi suona e a chi ascolta in spazi ragionevolmente raccolti) quegli stessi tempi, quelle stesse scelte sembrano accentuare la loro densità. Così, per esempio, la delicatezza del bel tema che rimbalza fra le sezioni nel terzo movimento sembra ad Ancona quasi un'eco nostalgica e delicata dell'atmosfera pastorale del secondo, mentre a Jesi il ritenuto appare più presente, più doloroso. Diverse gradazioni di colore, di intensità, pari classe da parte di Bamert nel delineare un Brahms sentito quanto elegante. 

Alla fine, tutto torna a sfumare nell'impalpabile epilogo, qualche istante di silenzio e poi, all'abbassarsi di bacchetta e archetti, i meritati applausi e un monito perpetuo: la musica è sempre creare insieme, anche nell'ascolto, fin nel dettaglio più minuto è un'identità che non si mostra mai identica a sé stessa, è un insieme di confronti, percezioni e prospettive, una lezione di pensiero critico e dialettico.

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