Beethoveniana
Il Teatro Massimo di Palermo programma la Missa Solemnis di Beethoven in un’esecuzione diretta da Umberto Clerici in cui spicca la rilevante prova di Luca Tittoto. Parallelamente l’Orchestra Sinfonica Siciliana fa ascoltare un Beethoven più aggiornato, affidando la Sinfonia n. 1 alla spericolata estrosità di Giovanni Sollima.
PALERMO, 8 e 9 gennaio 2026 - Chissà se per accurato coordinamento o per mera casualità (ma si è portati a propendere per la seconda opzione) in due giorni consecutivi le due maggiori istituzioni musicali palermitane affidano altrettante pagine beethoveniane (fra loro quasi agli estremi del catalogo orchestrale) a due bacchette di ascendenza violoncellistica.
Umberto Clerici al Teatro Massimo è impegnato in una compassata lettura della Missa Solemnis con un’orchestra appena corretta e alquanto svogliata, un dimenticabile solo di violino nel Benedictus, e una prova del coro preparato da Salvatore Punturo che nella sezione maschile punta tutto sul volume, e in quella femminile riesce a mascherare meno le disomogeneità.
Il quartetto di solisti è vario. In ordine di merito si dirà che Eleanor Lyons ha delle velleità che si infrangono puntualmente inerpicandosi su registro acuto abbastanza avventuroso, Matteo Mezzaro è un poco sottodimensionato ma, facendo la voce grossa, viene a capo della serata nonostante visibilmente afflitto da un raffreddore, e Sofia Koberidze mette a servizio di una musica somma una pasta mediosopranile ben amministrata. C’è poi Luca Tittoto che alla profondità della cavata accompagna quella concettuale di musicista sopraffino, e l’Agnus Dei acquisisce tutta quella trascendenza che la grazia del genio beethoveniano vi ha contemplato; ma, al di là del momento solistico, tutto ciò che egli fa anche negli insiemi è paradigma di discrezione e compostezza, da eleggere ad esempio alti altri solisti, anche per ciò che non fa (ossia i movimenti ritmati del capo sui fugati corali: magari l’esempio fosse stato seguito!)
La sera seguente al Politeama Garibaldi si ritrova l’Orchestra Sinfonica Siciliana alle prese con la Prima sinfonia di Beethoven sotto la guida di Giovanni Sollima, già impegnato nella prima parte del concerto in una spericolata esecuzione al violoncello delle Variazioni su un tema rococò di Čaikovskij (nella versione corrente, anziché urtext), seguita da un interessante pezzo giocato sull’assemblaggio di cluster sonori, da lui composto per l’orchestra I Pomeriggi Musicali in occasione di Expo 2015.
Pur tenendosi cautamente al riparo da esasperazioni agogiche, anzi scegliendone qualcuno finanche contemplativo, Sollima si dimostra bacchetta assai radicale nell’ottenere in Beethoven un fraseggio nervoso, pulsante, tutto giocato sui contrasti, prendendosi qualche rischio di troppo (come accade nel terzo tempo, che forse avrebbe richiesto qualche prova di concertazione in più). Se non un Beethoven “rock” è un Beethoven vivo, che riesce a dire qualcosa di coerente, a differenza di quello udito la sera precedente.
Il cellista-direttore dedica il concerto al suo editore, Piero Ostali, recentemente scomparso, di cui delinea un ritratto con sincera commozione; seguono i tre bis, a cominciare da Aria (1945), melodica nenia per violoncello e orchestra scritta dal padre Eliodoro, seguita da una trascrizione per cello di Strike the Viol da Purcell, prima di un’indiavolata improvvisazione rock su Frank Zappa. Pubblico in visibilio.
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