Trasparenze e metamorfosi
di Matteo Lebiu
La Czech Philharmonic guidata da Semyon Bychkov arriva al Piermarini con un programma che intreccia brillantezza ottocentesca e modernità novecentesca. Dalla chiarezza luminosa di Mendelssohn al virtuosismo elegante del Concerto in Sol di Ravel con Alice Sara Ott, fino alla metamorfosi neoclassica di “Pulcinella” di Stravinskij, la serata si distingue per trasparenza timbrica e eleganza interpretativa.
MILANO, 28 febbraio 2026 - Per il secondo appuntamento della Stagione Orchestre Ospiti, il Piermarini ha accolto la Czech Philharmonic insieme al suo direttore principale e musicale Semyon Bychkov, a conclusione della tournée Vienna–Milano. Un ritorno atteso, quello della storica compagine praghese, che ha riportato sul palcoscenico scaligero un suono inconfondibile per compattezza e raffinatezza timbrica. Il pubblico milanese ha potuto assistere a un programma di grande fascino, costruito attorno a tre perle del repertorio tra Ottocento e Novecento, capaci di mettere in luce tanto la versatilità dell’orchestra quanto la sensibilità interpretativa del suo direttore.
La serata si apre con la freschezza dell’Italiana di Mendelssohn, acquerello sonoro del viaggio in Italia compiuto dal compositore di Amburgo nel 1830 e commissionato dalla London Philharmonic Society. Bychkov conduce la Czech Philharmonic con grande leggerezza, esaltando la magistrale orchestrazione che dona luminosa trasparenza a questa sinfonia. L’attenzione alle differenze di articolazione è evidente sin dalle prime battute dell’Allegro vivace: il legato naturale del tema iniziale negli archi chiari contrappunta perfettamente la precisione ritmica del fugato centrale. L’articolazione cristallina è sicuramente la cifra stilistica di questa convincente interpretazione, che trova il suo apice nel Saltarello finale dai toni folkloristici, privo di qualsiasi taglio parodistico. La lettura di Bychkov è di grande virtuosismo ma non sfocia mai in un suono urlato, sempre nel segno della massima trasparenza ed eleganza del tessuto orchestrale.
Segue il Concerto in Sol di Ravel, con Alice Sara Ott come solista al pianoforte, in sostituzione di Beatrice Rana. Accompagnata magistralmente da Bychkov, la Ott, in abito rosso e scalza, offre una lettura variopinta dell’estetica raveliana: dal suono nebuloso, punteggiato da forti accenti (talvolta forse eccessivi) nell’Allegramente iniziale, si passa a un pianismo delicato, quasi fragile, dell’Adagio assai, per approdare infine all’improvvisazione jazzistica del Presto conclusivo. Se convince pienamente l’esuberanza dell’ultimo movimento, nel movimento centrale sembra mancare qualche sfumatura di profondità espressiva. Si apprezzano senza dubbio l’estrema delicatezza del tocco, soprattutto nel pianissimo dell’esposizione del pianoforte solo; tuttavia, questa rarefazione sonora, se da un lato esalta la dimensione sospesa, atemporale, dell’Adagio, dall’altro ne attenua l’intensità espressiva. A fugare ogni perplessità interviene il movimento finale, trionfo di leggerezza, virtuosismo e brillantezza ritmica, che conferma l’ottima intesa tra solista, orchestra e direttore. Al teatro in visibilio, la Ott sceglie di placare gli animi con una breve pagina minimalista, Für Alina di Arvo Pärt, eseguita con raccolta concentrazione.
Perla della serata è stata sicuramente il balletto con canto Pulcinella di Stravinskij (revisione 1965), che ha permesso di esaltare le abilità timbriche della Czech Philharmonic, grazie anche all’ingegnosa metamorfosi operata dal compositore russo sulle pagine di Giovanni Battista Pergolesi, Domenico Gallo e Carlo Monza. Se il parametro melodico rimane pressoché intatto rispetto agli originali settecenteschi, la mano di Stravinskij si avverte soprattutto negli accompagnamenti inconsueti, nell’alterazione della geometrica simmetria settecentesca e nelle dissonanze che, speziando le armonie galanti, ne trasformano radicalmente il colore. Tutti questi dettagli emergono con chiarezza nell’interpretazione guidata da Semyon Bychkov, che accompagna con grande cura anche il trio di cantanti. Spicca per la voce tonante il basso Jongmin Park, che forma una bella coppia con il tenore Eric Finbarr Carey, molto attento alla pronuncia; convincente anche il soprano Stefanie Irányi, soprattutto nei numeri solistici.
Gli applausi del pubblico scaligero sanciscono l’apprezzamento nei confronti dell’Orchestra Filarmonica Ceca e di Bychkov, che si conferma interprete di grande eleganza e sensibilità. Non resta che rivolgere al Maestro i migliori auguri per il nuovo e prestigioso incarico che lo attende dal 2028 all’Opéra National de Paris.
Leggi anche
Roma, Concerto Bychkov, 24/05/2024
Milano, concerto Kanneh-Mason/Tjeknavorian/Sinfonica di Milano, 30/01/2026
Milano, concerto Kantorow/Chailly/ Filarmonica della Scala, 19/01/2026
Milano, concerto Schiff/Nosrati/Hámos/Milstein/Abdelmoula, 09/12/2025
Milano, concerto Kravtchenko/Darlington/ Nürnberger Symphoniker, 26/11/2025
Milano, concerto Kern/Bonato/ Accademia della Scala, 08/10/2025
Milano, concerto Daniele Gatti / Sächsische Staatskapelle Dresden, 08/09/2025
