Festa di non compleanno
Una carrellata di arie tratte dalle tre più celebri opere buffe rossiniane celebra con un sorriso (e le voci di Mara Gaudenzi, Pietro Adaini e Matteo Mancini) il "non compleanno" del compositore a Pesaro.
PESARO, 28 febbraio 2026 - Il Rof ha fatto conoscere Pesaro al mondo, un mondo che ogni estate si dà appuntamento intorno alla Palla di Pomodoro, sedotta prima da Rossini e poi, di conseguenza, dalla sua città. Difficile spiegarne fino il fondo il fascino; è un po' come spiegare la pizza con uova sode e maionese: c'è, è un dato di fatto (e potrebbe stupire gli scettici).
Un po' più complicato è stato far conoscere il Rof ai pesaresi: ricordiamo ancora quando Gianfranco Mariotti, rivolto ai concittadini, lanciò lo slogan “Rossini non è solo una pizza” (sì, quella con uovo e maionese). Passo dopo passo, qualcosa si è mosso. D'estate i rossiniani di tutto il mondo si uniscono a Pesaro, ma il resto dell'anno il Rof prosegue con le sue attività per un pubblico più prossimo, soprattutto intorno agli anniversari della morte (13 novembre) e della nascita (29 febbraio) del compositore, che non avendo un compleanno stabile, può giocare su un “non compleanno” di almeno una settimana.
Quest'anno gli appuntamenti di spicco si susseguono il 28 febbraio, già a partire dalla mattinata con l'incontro della Fondazione Rossini che presenta novità editoriali e prossimi progetti. Nel pomeriggio, poi, doppio appuntamento musicale: alle 15.30, al Teatro Sperimentale, Rossini ci diverte è il concerto proposto dal Festival; poi, tutti ci si trasferisce all'Auditorium Scavolini per il recital di Michail Pletnëv, nessun legame esplicito con il genius loci se non il livello eccelso, per l'Ente Concerti [Pesaro, concerto Pletnëv, 28/02/2026].
Se un mezzo secolo di Renaissance ci ha insegnato prima di tutto il valore del repertorio serio e l'ambiguità della distinzione fra i generi in Rossini, sempre in bilico fra abissi inquietanti e straniamenti ironici, per la festa del “non compleanno” si sceglie quella via del sorriso che ha consacrato nell'immaginario il nome del compositore. La triade Cenerentola/Italiana/Barbiere è un perfetto magnete per attrarre un pubblico più ampio, ma soprattutto si tratta di capolavori su cui tornare sempre con gioia. Anche chi vive ogni giorno di Zelmire e Sigismondi si trova a socchiudere ancora una volta gli occhi, concentrandosi magari su un'armonia o un accento nell'accompagnamento pianistico (bravo assai Giorgio D'Alonzo) e provare un senso di beatitudine insieme nuova e familiare. Forse, per un repertorio così teatralmente dinamico, con tre cantanti giovani e svegli a disposizione, si sarebbero ascoltati con piacere più pezzi d'assieme (un solo duetto e un solo terzetto) che arie (ben dieci), ma anche questa sembra un'inutil precauzione se si guarda alla partecipazione variegata di pubblico giovane e al successo calorosissimo per un programma serrato di un'ora e venti senza intervallo.
Si alternano e si affiancano sul palco il mezzosoprano Mara Gaudenzi, il tenore Pietro Adaini e il baritono Matteo Mancini. Tutti sono legati a Pesaro (Gaudenzi ha studiato al Conservatorio, Adaini è stato allievo dell'Accademia Rossiniana), ma Mancini lo è un po' di più: oltre ad essersi formato anche lui nell'Accademia fondata da Alberto Zedda, lui a Pesaro è nato e ha scoperto la sua vocazione da ragazzino grazie al progetto del Rof e della Fondazione “Crescendo per Rossini”, di cui anche questo concerto oggi fa parte. Tornerà quest'estate come Don Parmenione nell'Occasione fa il ladro, mentre Gaudenzi sarà Lucilla nella Scala di seta: ulteriori ottime ragioni per non perdersi un'edizione che, è vero, deve fare i conti con feroci tagli nei finanziamenti pubblici, ma che ha reagito riempiendo assai bene le caselle, sì da offrire non pochi succosi motivi di interesse.
Matteo Mancini è un baritono brillante ben padrone dei propri mezzi, ma soprattutto una presenza teatrale viva, schietta e comunicativa. Attraversa disinvolto le forche caudine di Dandini, il suo Taddeo non ha nulla della macchietta, vince a mani basse come Figaro. Nondimeno Gaudenzi domina la situazione, canta con gusto e spigliatezza, coloratura affinata e caratterizza a dovere il pepe, la nobiltà e le velleità che s'intrecciano in Angelina, Isabella e Rosina. Pietro Adaini ancora una volta arriva e risolve problemi sobbarcandosi, oltre al duetto d'amore dalla Cenerentola, una dopo l'altra quattro arie simbolo delle fatiche del tenore rossiniano: “Sì, ritrovarla io giuro”, “Languir per una bella”, “Concedi amor pietoso” e “Cessa di più resistere”.
Un pomeriggio di notevole impegno per tutti gli interpreti, che però si scioglie in complicità quando il gioco teatrale può entrare nel vivo con il terzetto “Ah, qual colpo inaspettato” dal Barbiere, che scatena non solo l'entusiasmo, ma anche le risate del pubblico. Su questa scia si accende sempre più l'attesa dell'estate, quando arriverà il popolo itinerante del Rof per incontrarsi con il popolo che sta “crescendo con Rossini”.
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