L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Il sabato del villaggio

di Roberta Pedrotti

La città di Leopardi, Gigli e Persiani ospita il galà dei vincitori del concorso Tebaldi Gigli Corelli svoltosi in dicembre e celebra anche il centenario di Piero Cappuccilli. Ad accompagnare le voci di Elizaveta Shuvalova, Maria Olimpia Renna e Andrés Sanchez Jogler, la Form diretta con grande sicurezza da David Crescenzi.

RECANATI, 20 marzo 2026 - Marche, regione plurale e concorso di canto plurale. Nel nome, con l'intitolazione triplice a Tebaldi, Gigli e Corelli (volendo, per rimanere negli ultimi cento anni, sarebbero da ricordare anche Sesto Bruscantini e Anita Cerquetti, andando più indietro nel tempo, almeno il castrato Cusanino... chissà!) e nella sede nelle rispettive città natie: nel 2024 a Pesaro per il grande soprano, per i tenori ora Recanati e fra un paio d'anni Ancona. La costante dell'orchestra ICO regionale (la Form) assicura il livello del concerto finale, così come la giuria, presieduta da Dominique Meyer, può contare su nomi eccellenti fra i rappresentanti delle varie istituzioni musicali marchigiane. D'altro canto, spostarsi da una sede all'altra, la manifestazione offre anche solo nel galà dei vincitori differenti prospettive. A Pesaro (tra l'altro con la presenza di lusso di Alessandro Bonato sul podio - Pesaro, Galà dei vincitori del Concorso Tebaldi Gigli Corelli, 17/03/2024) si respirava aria di “quasi Rof”, della consuetudine a concerti di respiro internazionale. A Recanati scopriamo la bomboniera di uno dei tanti teatri della provincia marchigiana, intitolato alla terza gloria locale, il compositore Giuseppe Persiani, stretta fra la fama di Leopardi e quella di Gigli, ma meritevole di considerazione. Una dimensione completamente differente, quella del borgo sui colli (e a due passi dal Colle poetico per eccellenza) in cui l'evento non è consuetudine ma eccezionalità e, con un pizzico di naïveté e motivata fierezza, si dà una didascalia a tutto, perfino agli applausi, nella presentazione sollecita di Tiziana Bonifazi.

Il galà di questa sera, con i primi tre classificati del concorso Tebaldi Gigli Corelli svoltosi in dicembre, cade nell'anniversario della nascita del tenore recanatese (20 marzo 1890), ma pure nel centenario di quella di Piero Cappuccilli (9 novembre 1926), a cui viene dedicato un premio speciale alla memoria, ritirato dalla figlia Patrizia. Emozionata, ha ricordato che i due grandi artisti non sono legati solo dalla coincidenza dell'anno (1957) della morte del primo e del debutto ufficiale del secondo, ma anche dalla molla che portò il piccolo Piero per la prima volta su un palcoscenico d'opera: bimbo fervente appassionato della voce di Gigli, lo imitava cantando in modo già così promettente e musicale da attrarre l'attenzione di un artista del coro del Teatro di San Carlo – la famiglia Cappuccilli si trovava a Napoli al seguito del padre ufficiale di marina – che lo coinvolse fra le voci bianche in Carmen.

Dal passato al presente (e al futuro), attorno all'omaggio a Cappuccilli, in un programma assai ricco, si avvicendano i tre premiati. Purtroppo, fra questi, la giovanissima seconda classificata Maria Olimpia Renna è reduce da un'indisposizione che l'affatica non poco: il suo programma di soprano di coloratura non ammette sconti e rende ancor più apprezzabile la misura con cui gestisce la situazione con prudenza e senza danni. La riascolteremo volentieri in futuro: stasera, dopo “Je veux vivre”, “Chi il bel sogno di Doretta” e “Non si dà follia maggiore”, rinuncia comprensibilmente a “Caro nome” per concentrarsi sul duetto fra Gilda e il Duca. Questi è il cubano-spagnolo Andrés Sanchez Joglar, bella voce latina ed estroversa, da lirico con tentazioni “espada”, che si presenta anche come Cavaradossi, Turiddu, Rodolfo (La bohème) e Riccardo (Un ballo in maschera). Gli si potrà consigliare di tenere a bada la giovanile baldanza con un più attento lavoro di cesello e di dosaggio di suono ed energie: il potenziale c'è.

Prima classificata è Elizaveta Shuvalova, che canta “O soave fanciulla” con Sanchez Joglar, oltre all'aria dei gioielli dal Faust, “Come scoglio”, “Io son l'umile ancella” e “Casta diva... Ah bello, a me ritorna” (si annuncia anche il recitativo, ma non c'è, e mancando il coro, in una serata abbastanza lunga, è bene così). Un soprano lirico con voce morbida, luminosa, ben proiettata e una certa qual propensione all'agilità; gli estremi della tessitura così sollecitati in questo programma possono talora tradire un po' di tensione, ma senza incrinare un canto ben sostenuto e controllato. Soprattutto si apprezza anche nell'attitudine e nella mimica una bella personalità: piace che di Adriana Lecouvreur, per esempio, traspaia dietro l'ispirazione dell'artista e l'allure della diva la freschezza della giovane donna, perfino un pizzico di ingenuità, che poi sarà quella che nell'opera la condurrà alla tragedia. Aspettiamo di rivederla presto in scena.

Ad accompagnare la cavalcata da Mozart a Cilea, da Rossini a Mascagni, fra Bellini, Verdi, Puccini e Gounod, protagonista delle sinfonie di Luisa Miller e Così fan tutte, c'è, si diceva, la garanzia della Form - Orchestra Filarmonica Marchigiana, diretta da un'altra sicurezza locale, David Crescenzi. L'uomo giusto al posto giusto, e non solo perché enfant du pays (quella, semmai, è fortuna): conosce a menadito tutto il repertorio a memoria, ha braccio sicuro, affidabile, sa accompagnare e controllare la situazione. Proprio quel che ci vuole, stasera. E di fatti, pur con poche prove, un programma esteso e vario, un palco piccolo e assai sonoro (si sentivano benissimo anche le chiacchiere provenienti dalla platea), voci valenti ma non esperte, ci godiamo un bel concerto in cui tutto fila liscio. Un'ottima dimostrazione di come le risorse di qualità non manchino, vuoi nel respiro internazionale alimentato dal Rof, vuoi nell'orchestra regionale e in tante validissime istituzioni e iniziative, vuoi nella provincia e in una tradizione che continua a produrre validissimi musicisti (fra i più giovani citiamo almeno il soprano Marta Torbidoni e il primo flauto della Fenice Matteo Sampaolo). Sarebbe bene ricordarlo e valorizzarlo anche quando già si annuncia come evento “lirico” l'apertura del 2028 di Ancona Capitale italiana della cultura con un concerto di un cantante pop al tramonto vocale.

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Pesaro, Galà dei vincitori del Concorso Tebaldi Gigli Corelli, 17/03/2024

Ancona, Il trovatore, 12/10/2025

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