L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

L’eterno enfant Ravel

di Giuseppe Guggino

Con l’efficiente gesto di Frédéric Deloche l’Orchestra Sinfonica Siciliana si cimenta in un programma imperniato su Maurice Ravel. Ad un’interlocutoria intonazione di Shéhérazade segue una riuscita realizzazione dell’Enfant et les sortileges in cui emerge a tutto tondo l’enfant di Anna-Doris Capitelli.

Palermo, 27 febbraio 2026 -Distanziati cronologicamente di oltre un quindicennio nel catalogo raveliano Shéhérazade e L’enfant et les sortileges in successione forniscono un saggio di quanto, pur transitando dalle suggestioni impressionistiche all’eclettismo, il compositore francese abbia mantenuta eternamente mantenuto immutata la fanciullesca predilezione per un’orchestrazione costantemente giocata sulle finezze timbriche. Alla guida dell’Orchestra Sinfonica Siciliana, con gesto alquanto efficiente, Frédéric Deloche ottiene impasti forse fin troppo acquerellati, non sempre all’insegna del nitore, che tutto sommato giocano bene a questo tipo di scrittura.

Se nel giovanile poema orientaleggiante il mezzosoprano Majdouline Zerari si disimpegna senza lasciare particolarmente il segno, al contrario l’enfant del giovane e promettente mezzo italo-tedesco Anna-Doris Capitelli sigla una maiuscola prova di tornitura vocale, intelligibilità del testo intonato e presenza scenica, in un contesto solistico complessivamente assai accurato ed omogeneo, eccezion fatta per il fuoco troppo poco scoppiettante anzi assai acerbo di Maria Caterina Vitaggio impegnata anche come Princesse e Rossignol. Notevole risulta la prova di Daniela Cappiello (Pastourelle, Chuette e Chauvesourir) mentre Chiara Tirotta gioca efficacemente la cifra caratterista dei suoi personaggi (Maman, Tasse Chinoise, Libellule). L’opulento mezzo di Cristina Melis delinea assai vigorosamente la Chatte, l’Écureuil e le Bergère come contraltare dell’altrettanto voluminoso ma meno rifinito basso Hidenori Inoue (Fauteuil e Arbre). Infine Paolo Ingrasciotta (Horologe, Chat), oltre per lo spassoso duetto con Cristina Melis, si segnala per un’emissione più calibrata rispetto a quella del pur sonoro Rosolino Claudio Cardile (Théière, Rainette e Vieillard). Meno omogenei della compagine orchestrale sono i cori, ossia i Solisti di Operalaboratorio preparati da Fabio Ciulla e il Coro di voci bianche istruito da Riccardo Scilipoti.

La mise in espace di Alessandra Panzavolta non risulta più indispensabile delle videoproiezioni animate di Vincenzo Mazzara, dall’orizzonte estetico assai poco raveliano, ma la pregevole prova di Anna-Doris Capitelli è sufficiente a riscattare l’intera parte visiva, ottenendo gli applausi giustamente più convinti.

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