Zusammen musizieren: l’arte di suonare insieme
di Matteo Lebiu
Concerto di grande fascino in Sala Verdi, dove l’Akademie für Alte Musik Berlin ha offerto un’integrale bachiana di altissimo livello, tra rigore stilistico e vivace gusto interpretativo. Esecuzioni raffinate e coinvolgenti, con solisti di spicco e un perfetto equilibrio tra le sezioni dell’ensemble.
MILANO, 14 aprile 2026 - Sarà il programma più che allettante, sarà la presenza di uno degli ensemble di musica antica più affermati al mondo, o forse anche l’aria di primavera, ma quella di martedì 14 aprile era una serata speciale. La stessa atmosfera che aleggiava nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano in occasione del concerto bachiano dell’Akademie für Alte Musik Berlin, proposta dalla Società del Quartetto, lasciava presagire l’esito finale. L’integrale delle Suites orchestrali di Johann Sebastian Bach ha infatti attirato il numeroso pubblico milanese, occasione di fatto imperdibile per chiunque sia minimamente interessato alla musica (non solo Early).
Inutile sottolineare la bellezza del benvenuto che l’ensemble ha riservato al pubblico: il solennissimo Re maggiore con cui si apre la Suite Nr. 4 BWV 1069, un tripudio di trombe barocche e colpi di timpano. I musicisti di Akamus, in poche battute, hanno immediatamente confermato le loro cifre stilistiche: un suono cristallino, mai forzato neppure nel forte; un impeccabile insieme cameristico, vero Zusammen musizieren; virtuosismo (in particolare i legni, straordinari) e grande gusto musicale. Già l’ordine scelto per eseguire l’integrale delle Suites ha conferito una piacevolissima ciclicità alla serata: dopo la Nr. 4 in Re maggiore, seguiva la Nr. 2 in si minore BWV 1067, con flauto solista; dopo l’intervallo si riprendeva con la Nr. 1 in Do maggiore BWV 1066, per concludere nuovamente in Re maggiore con la Nr. 3 BWV 1068.
Altro aspetto da evidenziare è l’impareggiabile gusto – più che stile, quasi un sapore – interpretativo di questi musicisti: si passa dal rigore delle fughe nelle Ouverture in stile francese, affrontate comunque con grande serenità, al sapore rustico di certe danze. A tal proposito, va necessariamente citata la Polonaise dalla Suite Nr. 2 per flauto e orchestra (eseguita a parti reali), con il disegno dei bassi spiccatissimo e quasi marziale. A rendere il tutto estremamente arcadico ci hanno pensato i legni che, con il loro suono semplice e arcaico, hanno contribuito ad “ingiallire” soprattutto la cartolina musicale della Suite Nr. 1 in Do maggiore (suberbi i due Passepieds finali).
Ad emergere come campioni in queste esecuzioni bachiane sono però il flautista Gergely Bodoky, vero primus inter pares nella Suite Nr. 2, che lo annovera formalmente come solista, e il fagottista Claudius Kamp che, con precisione praticamente tastieristica, ha accompagnato meravigliosamente Bourrées e Menuets;in particolare la Bourrèe II dalla Suite Nr. 4, con un impervio ricamo di ottavi. Anche le tre trombe hanno dato prova di grande raffinatezza interpretativa, senza eccessi “rumoristici” di cattivo gusto. Il loro timbro, ora trionfante per la Gigue dalla Suite Nr. 3, ora dolce e legato negli accordi ribattuti della Gavotte II dalla stessa Suite, è sempre stato ben amalgamato nel resto dell’ensemble.
L’unico rimpianto al termine del concerto – conclusosi in un tripudio di applausi e con un placido Telemanncome bis – è il seguente: peccato che l’etichetta del nostro tempo imponga il silenzio assoluto ai concerti. Sarebbe stato ancora più esaltante ascoltare queste Suites conversando amabilmente con il vicino di posto e sorseggiando un calice di buon vino. In fondo questa musica nasce proprio con lo scopo di (dotto) intrattenimento, e sarebbe bello ritrovare anche oggi questo tipo di convivialità.
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