Così vicini così lontani
Una delle ultime grandi opere di Wolfgang Rihm, ispirata a un confronto a distanza con le sinfonie di Brahms, occupa quasi per intero il terzo appuntamento di Rai NuovaMusica
TORINO 16 aprile 2026 - Con Internet si pensa talvolta di avere tutto a portata di mano. Niente di più sbagliato. Anche l'intelligenza artificiale, la cui applicazione diffusa avrà certamente importanti e crescenti risvolti nella vita quotidiana di ciascuno di noi, non sempre risolve i nostri problemi. Faccio un esempio concreto. Tanti anni fa, in una libreria, mi capito sotto mano la corposa edizione Adelphi dell'epistolario tra Richard Strauss e Hugo von Hofmannsthal. Ero studente liceale, il libro mi pareva costoso per le mie finanze dell'epoca e non lo acquistai. Rimasi però colpito dall'estratto di una lettera del compositore presente su un risvolto di copertina. Ora, volendo riportare per intero quella breve frase, e mancando tuttora la pubblicazione da una biblioteca personale che ha raggiunto seri limiti di capienza per gli spazi in cui è confinata, non mi è riuscito, nonostante tutte le mie ricerche, di trovare quella citazione online. Andrò quindi a memoria e il lettore che avesse l'incriminato volume sotto mano mi perdonerà se qualche termine non sarà proprio il medesimo. In sostanza Strauss scriveva che 'la visione chiara da capo a fondo, e non la vaga indeterminatezza, è la vera essenza dell'opera d'arte'. Nulla di così originale, ma queste parole mi sono tornate con prepotenza in mente leggendo le note sul programma di sala con cui il milanese Federico Gardella presenta il proprio brano A tempest eseguito in prima assoluta nel terzo appuntamento della rassegna Rai Nuovamusica, con l'Orchestra Sinfonica Nazionale guidata da Marco Angius: 'Quando ho iniziato a scrivere A tempest non sapevo dove mi avrebbe portato questo viaggio. Non lo sapevo perché mi piace pensare a un pezzo musicale come a un analogon di un pezzo di vita: non si sa mai dove andrà a finire'.
Senza voler proporre paragoni irriverenti e insensati tra due autori di epoche lontanissime tra loro non si può tuttavia non notare un approccio del tutto diverso: quello che per l'uno era un pregio, per l'altro è un limite. Sorridiamo: nella vita, per fortuna, non esistono formule magiche da applicare per replicare risultati. Rimane il fatto che Gardella, classe 1979, è un compositore che sa il fatto suo: pur nella brevità di pochi minuti di musica A tempest rivela una scrittura raffinata e accurata nella ricerca di impasti timbrici personali, con un sorprendente trattamento degli archi ai quali è richiesta un'ampia versatilità di suono, ma allo stesso tempo in grado di portare avanti un discorso vivo e coinvolgente, che ora si espande e ora si assottiglia tra le differenti sezioni dell'orchestra fino ad estinguersi alle soglie del silenzio. Un piccolo momento prezioso che ci invita a riflettere sull'ordine senz'ordine del mondo.
La quasi totalità della serata era dedicata alla vasta e impegnativa sinfonia Nähe Fern, nata tra il 2011 e il 2012 dalla penna del compianto Wolfgang Rihm (1952—2024), tra le voci più significative del panorama musicale europeo dell'ultimo mezzo secolo. Il lavoro, in prima esecuzione italiana, ha origine da una commissione del Festival di Lucerna relativa a quattro pezzi, ciascuno dei quali inteso come introduzione a una delle sinfonie di Brahms (di qui il riferimento al titolo tedesco che si può tradurre ‘vicinanza lontana’) eseguite in altrettanti concerti della medesima stagione 2011/12. Ad essi Rihm aggiunse, tra il primo e il secondo movimento, un breve lied per baritono su testo di Goethe (Dämmrung senkte sich von oben), già musicato anche da Brahms (op. 59 n. 1), rendendo maggiormente intrigante il rimando di specchi tra passato e presente che sta alla base dell’opera.
Marco Angius, tra i migliori interpreti del repertorio contemporaneo, concerta con sapienza e attenzione una partitura complessa, che utilizza mezzi tradizionali all’interno di un discorso assai libero dove citazioni dalle sinfonie brahmsiane, a volte riconoscibili senza fallo a volte meno, convivono in un flusso continuo di elevata intensità emozionale capace di stupire l’ascoltatore e lasciarlo con il fiato sospeso nel seguire sviluppi e intrecci tematici la cui metamorfosi avviene sotto gli occhi in maniera sempre liquida e spontanea, autentico gioco di prestigio della stregonesca abilità di orchestratore dell’autore. I temi brahmsiani sono naturalmente un pretesto per costruire un edificio solido e autonomo, dal pathos quasi romantico intriso di una nostalgia spesso affiancata da una robusta ed esuberante vitalità sonora, che fanno a buon titolo Rihm uno degli eredi più vicini a noi, oltre che convincenti, della grande tradizione tedesca.
Al termine della serata, la soddisfazione del pubblico testimonia la bontà del lavoro di squadra compiuto tra direttore e OSN Rai nel presentare pezzi che, sebbene impegnativi, mantengono un’elevata capacità comunicativa con le platee del giorno d’oggi. Ne sono ulteriore prova il caloroso applauso tributato a Federico Gardella, presente in sala, e a Hans Christoph Begemann, intervenuto nella parte di canto della sinfonia di Rihm, della quale era stato già interprete della prèmiere di Lucerna nel 2012.
Leggi anche
Verona, concerto Yang/Angius/ Fondazione Arena, 10/04/2026
Verona, concerto Angius /Rachvelishvili/ Fondazione Arena, 10/05/2025
