L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Cartoline asburgiche

 di Matteo Lebiu

L’Orchestra Sinfonica di Milano, diretta da Alfred Eschwé, rilegge la tradizione asburgica oltre i cliché festivi, valorizzando la musica degli Strauss in una prospettiva nuova. Tra eleganza interpretativa e scelte di repertorio non convenzionali, il programma intreccia Haydn e Bartók con le raffinate danze viennesi. Ne emerge un percorso sonoro coerente e sorprendente, capace di restituire piena dignità artistica a un repertorio spesso sottovalutato.

Relegare la musica a rigide consuetudini esecutive — secondo cui le Passioni di Bach andrebbero eseguite solo nella Settimana Santa, il Messiah esclusivamente a Natale, e così via — è una scelta piuttosto limitante. Sebbene questi grandi capolavori trovino la loro massima espressione nelle circostanze per cui sono stati concepiti, è altrettanto stimolante osservarli da prospettive differenti. Questa nuova visione è il fulcro della proposta musicale dell’Orchestra Sinfonica di Milano, guidata dal Maestro Alfred Eschwé, in un programma dedicato alla famiglia Strauss: un itinerario sonoro attraverso la musica dell’Impero asburgico tra il XVIII e il XX secolo.

Nell'immaginario collettivo è quasi impossibile scindere le danze degli Strauss dal rito del Capodanno. Tuttavia, spesso questo binomio diventa sinonimo di routine e mondanità, offuscando l’effettivo valore musicale di composizioni che sono, in realtà, gioielli di inventiva melodica e orchestrazione. Riproporre tali opere al di fuori del contesto festivo è una scelta audace che, oltre a scardinare i canoni della programmazione concertistica tradizionale, smentisce chi considera Walzer e Polke generi troppo "popolari" per un ascolto attento. L'operazione è risultata pienamente convincente grazie all'eleganza interpretativa di uno specialista del repertorio come Alfred Eschwé. Anche la selezione dei brani è stata felice: nessun riferimento scontato al Capodanno viennese, privilegiando invece partiture meno note ma di altissima qualità (superiori, forse, ai pur celebri Blauen Donau o Radetzky, non concessi neppure come bis).

Spicca, tra i brani eseguiti, l’Ouverture da Eine Nacht in Venedig di Johann Strauss Sohn, la cui resa ha quasi eguagliato l’incisione di Nikolaus Harnoncourt con i Berliner (Johann Strauss in Berlin, Teldec, 1999): il tema galoppante dell’Allegro moderato è stato reso con magnifico slancio festoso. Altre perle del programma sono state le composizioni di Josef Strauss, fratello di Johann: la Polka-mazurka Aus der Ferne op. 270, con i suggestivi echi di corni nel finale, e il valzer Sphärenklänge op. 235, i cui temi sontuosi (specialmente nel Walzer Nr. 4) hanno letteralmente illuminato la sala.

Se la seconda parte della serata è stata un omaggio all'Ottocento viennese, l’apertura del concerto ha incorniciato storicamente le danze della famiglia Strauss con le Magyar képek (Scene ungheresi) Sz. 97 di Bartók. Questo ciclo, poco noto al grande pubblico, ha messo in luce da subito la cifra interpretativa di Eschwé: un suono sempre nobile e levigato, mai eccessivo, persino negli accenti rustici della Medvetánc (Danza degli orsi). Particolarmente efficace è risultata la gestione del grande crescendo nel terzo movimento, Melodia. A seguire, la Sinfonia n. 103 di Haydn, introdotta da un bel solo di timpani prima del celebre rullo. La lettura di Eschwé ha soddisfatto le aspettative per pulizia timbrica, precisione nell'articolazione e un sottile humour, specialmente nel secondo movimento. Notevole, inoltre, l'esattezza negli stacchi dei tempi (in particolare nel Menuetto), frutto evidente del sostrato culturale del direttore.

Il pubblico e i professori d'orchestra hanno tributato calorosi applausi al Maestro Eschwé, il quale, dopo numerose chiamate alla ribalta, ha congedato la sala con un brillante bis: la Polka schnell Op. 271 di Josef Strauss dal titolo Ohne Sorgen! (Senza pensieri).

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