L’Ape musicale

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Winterreise

di Susanne Krekel

Andrè Schuen e Daniel Heide celebrano il cinquantesimo della Schubertiade di Schwarzenberg e Hohenems con la Winterreise

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Hohenems, 2 maggio 2026 - In occasione della cinquantesima edizione della Schubertiade, quest’anno a Hohenems è stato riproposto il programma della primissima settimana. All’epoca, Hermann Prey cantava la Winterreise. Quest’anno, Andrè Schuen gli succede, accompagnato al pianoforte da Daniel Heide. Una sfida impegnativa, raccolta con brio dal giovane sudtirolese.

I primi due Lieder sono ancora un po’ discreti. Ma il canto funebre di Wetterfahne, la banderuola, risuona già con forza. Al pianoforte, Daniel Heide fa cadere gocce di ghiaccio per
Gefrorne Tropfen, fa frusciare le foglie di un albero, scandisce i passi del viaggiatore… , concentrato e sempre rivolto verso il cantante. Giunto al Lindenbaum, Andrè Schuen dispiega finalmente tutto lo splendore della sua voce. Può essere calda e profonda come una cioccolata calda densa, risuonare con potenza metallica o sussurrare dolce come il cotone – senza mai sacrificare il testo alla semplice bellezza del canto. Ogni sillaba è carica di significato e pronunciata con precisione chirurgica. Una parola può persino essere lasciata andare con leggerezza se serve all’interpretazione.

Un recital di Lieder, e più in particolare di Schubert, e più ancora la Winterreise, trascende il semplice intrattenimento: quando un artista sta lì e, con il suo corpo e la sua voce, incarna e vive il dolore, la rabbia, la speranza, l’amore, il disprezzo e persino un coraggio che sfida la morte, fino all’esaurimento, o addirittura l'abbandono di sé – e dove tracciare il confine? –, l'effetto è catartico, ed è proprio per questo che vi torniamo continuamente.

Andrè Schuen, cantante lirico di grande esperienza, padroneggia con brio il sottile equilibrio tra la distanza accademica e l’intensità lirica. Insieme a Daniel Heide, fa risaltare magistralmente le transizioni brusche di Schubert, come in Rast, e i contrasti, come in Frühlingstraum. Schuen si muove sul palco con grande sobrietà; uno sguardo alzato, un movimento del capo – basta. Müller e Schubert hanno già detto tutto. Per evocare il Leiermann, il suonatore di organetto, Andrè Schuen si limita a stare in piedi al pianoforte, con le mani giunte. Daniel Heide canta ancora una volta la seconda parte, e sull’accordo finale, cupo e struggente, si conclude una serata commovente.

Un lungo silenzio, applausi vivaci, e usciamo nella dolce notte di primavera, pronti a incontrare il Doppelgänger nelle tranquille strade della cittadina.


 

 

 
 
 

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