L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Suoni per immagini

di Roberta Pedrotti

Finale di stagione accattivante, ma da non sottovalutare per l'impegno esecutivo e la qualità di alcune pagine, per la Form, l'Ente Concerti di Pesaro e Senigallia Concerti: sui leggii Bernstein, Rota, Morricone; sul podio al sax Federico Mondelci.

PESARO 6 maggio - SENIGALLIA 9 maggio 2026 - Vanno sempre più di moda i concerti dedicati alla musica nata per i film. Nulla di troppo strano, se ci si pensa, nel trasformare l'uso e lo scopo di una partitura: ascoltiamo forse abitualmente Handel spassandocela in barca o godendoci fuochi d'artificio? Non ci capita di veder comparire in sala da concerto o in cd musiche di scena di Beethoven o Mendelssohn? Semmai, in occasioni del genere, c'è da considerare come in qualche caso si esageri o se la partitura regga il cambio di collocazione: talvolta svela diversi volti che la consacrano a nuove vite, talaltra continua a funzionare nell'evocazione delle immagini a cui era inizialmente legata, può capitare, infine, che l'impatto sia effimero, frutto della suggestione della fama.

Il programma che chiude la stagione concertistica della Form, ripresa di un primo ciclo di date in gennaio, è di quelli che richiamano un pubblico più vasto con la sirena del cinema e fanno felici i botteghini, lasciando sperare che più di qualcuno poi scopra che i teatri sono luoghi accoglienti e scelga di tornare per un nuovo concerto. Ma, eseguito come si deve, può essere anche un programma che permette di apprezzare in altra veste musica troppo spesso strapazzata come specchietto per le allodole. Il cuore dell'impaginato, peraltro, appartiene alla gloriosa tradizione delle suite tratte da più ampi lavori per il teatro, essendo la rielaborazione con sax solista (a cura di Roberto Granata, come anche gli altri brani) della Suite orchestrale da West Side Story. Per quanto la familiarità con Maria, Tonight o America solletichi la nostra mente in un piacere immediato, ciò che determina questo piacere è la qualità della scrittura, non solo l'invenzione tematica felicissima, ma anche e soprattutto il suo trattamento, la complessa vitalità ritmica, la qualità dell'orchestrazione. Non c'è ascolto che non ribadisca, per Bernstein, un posto d'onore fra le menti geniali del XX secolo.

A fargli da corona, un Musical Portrait per sassofono e orchestra tratto da musiche di Nino Rota composte per Fellini, Coppola e Visconti. Basta il tema del Padrino o della Dolce vita per far levare i telefonini per sostituire la piena esperienza del momento con l'illusione della replica su un piccolo schermo privato. Musica parcellizzata in frammenti di consumo, ma musica che significa anche molto di più, che diventa una sorta di personaggio attivo del film con una tale definizione da poter avere vita autonoma, pura materia plasmata da mano maestra.

In apertura, Celebrating Morricone per orchestra sinfonica presenta un altro stile, ancora una volta un istinto infallibile per il tema che si incide nella memoria collettiva, a cui si unisce, più di una particolare complessità di sviluppo e articolazione, un'eccellente capacità d'orchestrazione.

Con il suo curriculum d'oro (solista alla Scala con Ozawa, per dirne uno), sempre dotato di un suono molto bello, Federico Mondelci è stato uno dei maggiori sassofonisti fra gli ultimi lustri del XX e l'inzio del XXI secolo. Per sua stessa ammissione, suonare uno strumento a fiato rivolti al pubblico e dirigere nel contempo è una missione fisiologicamente assai ardua e un asse fondamentale per un programma tanto accattivante quanto irto di sfide tecniche è quello costituito dalla spalla – oggi Francesco Iorio – e dalla batteria – Ivan Gambini. Cardini imprescindibili, perché se la musica, così familiare, sembra assicurare di “vincere facile”, la difficoltà non è da prendere sotto gamba, una buona orchestra è importante come la possibilità di contare su riferimenti solidi.

Il bis arriva al brano più popolare della musica italiana per il cinema degli ultimi trent'anni (anche se le ultime zampate di Morricone, come The Hateful Eight del 2015, sono altra storia...), Buongiorno principessa da La vita è bella, senz'altro ben trovata da quell'abilissimo evocatore di atmosfere attraverso melodie che è Nicola Piovani, sebbene in veste concertistica la leggerezza possa rischiare di scivolare nell'inconsistenza rispetto alla sua, impeccabile, natura originaria. Il pubblico è entusiasta e la scelta del brano ha almeno tre motivazioni contingenti più stuzzicanti della fama: la trascrizione per sassofono e orchestra è stata approntata da Piovani stesso per Mondelci, Gambini ha una lunga storia di collaborazione con il compositore e – cosa svelata anche alla platea solo nell'ultima replica, a Senigallia il 9 maggio – fra i primi violini stabili della Form si trova Alessandro Marra, che è apparso proprio nel film di Benigni come musicista che, nella scena della festa, annuncia la "torta etiope". L'aneddoto rende ancor più calorosa e sentita la partecipazione a un concerto dall'aria di festa.

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