Da Saint-Saëns a Enescu
Aperto e chiuso da compositori francesi (di nascita o naturalizzati), l’eclettico impaginato dell’Orchestra Sinfonica Siciliana mette in risalto la versatilità della compagine sotto la guida di Gaetano D’Espinosa, con l’apporto solistico di Louis Lortie nella pagina di apertura.
Palermo, 24 aprile 2026. Se difficile è individuare un fil rouge fra le tre pagine accostate dall’Orchestra Sinfonica Siciliana nel concerto diretto dal palermitano Gaetano D’Espinosa, è invece facile riscontrare la duttilità della compagine sotto l’efficace guida, nel muoversi fra compositori di disparate provenienze (Francia, Ungheria e Romania) e dagli orizzonti stilistici forse ancor più eterogenei.
In ossequio a ragioni cronologiche, l’apertura spetta al Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra di Camille Saint-Saëns, con il virtuosistico apporto solistico di Louis Lortie, capace di transitare con disinvoltura fra i registri richiesti dai tre diversi pannelli che si susseguono. Il rigido pianismo del solista canadese poco concede ai chiaroscuri ma, dai fugati bachiani dell’Andante sostenuto fino allo spiritoso saltarello del terzo tempo, è sempre ammirevole la precisione con cui tutto è eseguito, pur con un’intesa con la bacchetta non sempre imperfettibile. La caratura virtuosistica del solista riscuote il favore del pubblico, gratificato con l’Ètude n. 4 dall’op. 10 di Chopin.
Con la seconda parte del concerto si passa ad una generazione successiva di compositori, stavolta sovvertendo le ragioni cronologiche, quindi anteponendo la più impegnativa suite da concerto dal balletto Il mandarino meraviglioso di Béla Bartók alla scatenata Rapsodia rumena n. 1 di George Enescu. L’impegno sinfonico delle due pagine sollecita tutte le sezioni della compagine residente e ne mette in luce l’ottimo stato di salute, caratteristica stabilmente connotativa dell’orchestra ormai da più di qualche stagione. Gaetano D’Espinosa torna ancora una volta nella natìa Palermo forte di una ragguardevole carriera internazionale; se il gesto non sarà dei più magnetici ed efficienti, non manca invece di efficacia nel realizzare ciò che vuole, grazie alla capacità di illuminare la pagina con la chiarezza concettuale propria dei musicisti di prim’ordine. Sicché l’auspicio per sempre più frequenti ritorni al Politeama Garibaldi è quasi naturale, come parrebbe cogliersi anche dal successo di pubblico.
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