Un nuovo suono
di Matteo Lebiu
Il concerto della Filarmonica della Scala diretta da Myung-Whun Chung offre l’occasione per riflettere sul nuovo corso artistico del direttore e sul suo rapporto con l’orchestra. Attraverso un programma dedicato a Beethoven e Brahms, emergono alcune caratteristiche distintive della sua visione interpretativa e del “nuovo” suono della compagine scaligera.
MILANO, 15 giugno 2026 - L’era Chung in Scala è praticamente iniziata: il maestro, fresco di nomina, è impegnato ormai dal mese di maggio nella doppia veste di direttore d’opera, con Carmen, e direttore sinfonico, con il programma della Filarmonica della Scala tutto dedicato ai giganti Beethoven e Brahms. Per questa occasione sinfonica, Chung si presenta anche come “Maestro al pianoforte” nel Triplo Concerto Op. 56 di Beethoven per violino, violoncello e pianoforte. Completano il trio solistico il primo violino della Filarmonica, Francesco Manara, insieme al primo violoncello, Massimo Polidori, dando vita ad una interpretazione equilibrata e all’insegna del camerismo. Un kammermusizieren che coinvolge non solo i solisti, ma anche la stessa orchestra, dai toni quasi mozartiani che beethoveniani, rimanendo sempre in sottofondo per l’accompagnamento, emergendo di tanto in tanto (senza esagerare) nei Tutti più travolgenti.
Questa lettura del Triplo privilegia quindi uno scambio dialettico tra solisti e orchestra, suggerendo una dimensione settecentesca (tutta illuminista) che richiama maggiormente le sonorità di una sinfonia concertante piuttosto che quelle di un concerto beethoveniano. L’esecuzione cristallina e senza orpelli regala momenti di grande musica da camera, su più larga scala ovviamente; emblematici gli attacchi del violoncellista Polidori nel I e II movimento, in grado di emergere senza la minima forzatura dal suono che porge (galantemente) l’orchestra. Chung, per la parte del pianoforte, sceglie sin dall’inizio un’articolazione davvero precisa e leggera, mentre dirige la Filarmonica con un gesto assolutamente morbido e vellutato. Buono anche il contributo del violinista Manara che spicca, insieme a Chung, nell’ultimo movimento, il Rondò alla polacca, un vero gioiello di humor beethoveniano. Purtroppo, questo Triplo finisce un po’ in sordina a causa di un’esecuzione un po’ fiacca del violoncello solista: il couplet in minore, dal forte piglio folkloristico, manca di caratterizzazione, nonostante i tentativi di Chung al pianoforte che non sembrano trovare corrispondenza negli altri solisti. Dopo un’accoglienza piuttosto tiepida da parte del pubblico, il trio di solisti ha eseguito come bis il romanticissimo Andante con moto tranquillo dal Trio Nr. 1 Op. 49 di Mendelssohn, il giusto modo per traghettare l’orecchio al sinfonismo tardoromantico di Brahms.
Anche nella Sinfonia Nr. 4 Op. 98 del compositore di Amburgo, il maestro Chung conferma la bellezza e la spontaneità del suo gesto fluido e mai forzato: il risultato è un suono avvolgente e omogeneo che, anche nei fortissimi più disperati, non presenta la minima “crepa”. Nel secondo movimento, l’Andante moderato, si realizza pienamente l’effetto di regressione temporale (una sorta di faticoso recupero tematico) nelle progressioni discendenti, cifra stilistica della malinconia brahmsiana, in cui gli archi scuri accompagnano con profondi pizzicati il disegno melodico legatissimo degli archi chiari. Nel III movimento, l’Allegro giocoso, il direttore interrompe momentaneamente il gesto fluido per ottenere un suono tanto incisivo quanto monumentale, quasi dimenticandosi per un attimo dell’incombente Allegro energico e passionato. L’ultimo movimento convince pienamente e conferma le doti sinfoniche di un direttore del calibro di Chung: a colpire nel segno è soprattutto il suono degli archi, un suono di una densità quasi inaudita al Piermarini e che si differenzia prepotentemente (se non qualitativamente, di sicuro stilisticamente) dal Chailly-Klang. Se quest’ultimo privilegia una pulsazione ritmica interna anche nelle lunghe frasi, il suono di Chung è profondo, oltre che estremamente libero anche nei metronomi; prova di questo è l’effetto di sospensione nei soli del flauto e dell’oboe.
La prova di Chung con la Filarmonica della Scala sembra quindi suggerire un cambio di rotta che, almeno in questo repertorio, avvicina il suono dell’orchestra alla tradizione mitteleuropea. Cambio di rotta che sembra infatuare e sedurre il pubblico scaligero, che rimane ancora fedelmente legato al “suo” beniamino Riccardo.
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