L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Jugendstil fra due mondi

di Giuseppe Guggino

Nell’ambito della stagione estiva en plein air nella cornice di Villa Filippina, l’Orchestra Sinfonica Siciliana propone un interessante programma di suite orchestrali fra l’Europa di Schreker e Casella e gli Stati Uniti cinematografici di Korngold. Efficace la scattante e nervosa bacchetta di Leonhard Garms.

Palermo, 26 giugno 2026 - Conclusa la stagione ordinaria al Politeama Garibaldi, l’Orchestra Sinfonica Siciliana vara anche una piccola stagione estiva che per ogni concerto contempla un primo appuntamento alla Villa Filippina di Palermo e una replica decentrata in un sempre diverso comune siciliano: occasione buona e giusta per evidenziare la dimensione regionale della Fondazione. Fra gli impaginati del cartellone, caratterizzato da una giusta e comprensibile dose di eclettismo, quello sulla carta più interessante è affidato a Leonhard Garms, bacchetta di origini austriache, naturalizzata italiana, che scandaglia suite orchestrali fra gli anni ’20 e ’40 del Novecento fra i due mondi. Le pagine accostate sono distillate da musica da film, balletto o opera, eterogenee nei rispettivi riferimenti stilistici, eppure accomunate dall’orchestrazione abbagliante che mette in bella mostra le possibilità dell’Orchestra Sinfonica Siciliana.

In Korngold, alla valanga di scintillante suono, ben governata dal podio, si finisce però col preferire il sensuale e voluttuoso abbandono della Liebes-Szene, secondo dei tre grandi pannelli della suite dalla colonna sonora di The Adventures of Robin Hood del 1939. Piuttosto che un distillato, Schreker opera una radicale ri-orchestrazione per grande organico del balletto ispirato quindici anni prima, nel 1908, da quel racconto di Oscar Wilde, Der Geburtstag der Infantin, che negli stessi anni Venti procurerà a Zemlinsky – mentore del giovanissimo Korngold d’apertura – l’argomento del suo capolavoro per il teatro musicale, Der Zwerg. Le sezioni della suite di Schreker si susseguono saldate l’un l’altra con singolare naturalezza pur oscillando fra gli estremi espressivi tipici della musica a programma, assecondati con duttilità dalla compagine orchestrale che sa essere preziosa con i suoi legni in Die Marionetten, o nella struggente frase conclusiva affidata al violoncello.

Nella seconda parte del concerto le due suite orchestrali da La donna serpente di Alfredo Casella, opera di grande respiro che ha recentemente destato gli interessi di Fabio Luisi e Gianandrea Noseda (rispettivamente a Martina Franca e al Regio di Torino), mostrano il compositore torinese ben sintonizzato sulle tendenze musicali europee, sebbene il confronto con Schreker sia alquanto impietoso. Il giovane direttore le affronta con il medesimo slancio, forte di un gesto tecnicamente valido, scattante, forse fin troppo nervoso, che stimola la notoria tendenza della Sinfonica Siciliana alla generosità di suono.

Il concerto, oltre a illustrare i due mondi in musica nella prima metà del Novecento, è funzionale a mostrare i due profili dell’Orchestra Sinfonica, quello artistico – in forte crescita negli ultimi anni – e quello logistico-organizzativo che, oltre a penalizzare l’esito della serata con un’inidonea amplificazione, non ha reperito in tempo i materiali dell’ultima pagina in programma, la suite da Lady in the dark di Kurt Weill, costringendo Garms ad annunciare con garbata simpatia la sostituzione del brano con un bis della Liebes-Szene dalla colonna sonora di Korngold.

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