L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

A partire da Bach

di Daniele Valersi

Un programma appagante è proposto con intelligenza e gusto dalla pianista Kateryna Titova per il festival dedicato ad Arturo Benedetti Michelangeli.

MALÉ (TN), 27 luglio 2026 - Un recital pianistico ben progettato ha messo in risalto le qualità musicali di Kateryna Titova, pianista di solida formazione, che lunedì 27 luglio si è esibita nella chiesa di Santa Maria Assunta a Malè, in Trentino, per il festival “Omaggio all’arte pianistica di Arturo Benedetti Michelangeli”. La musicista ucraina proponeva una compilazione che, partendo dalla famiglia Bach quale fulcro, vi associava anche stilemi considerati distanti, come quelli risultanti dalla poetica di Manuel De Falla, passando per Liszt e per la trascrizione, pratica fondamentale tanto per il procedimento creativo del corpus musicale dei Bach (segnatamente di Johann Sebastian) quanto per gli autori che ne hanno tratto spunto. Anche la collocazione di ogni brano nella scaletta esprimeva la personalità di Titova, che cura l’intersezione, la contiguità oppure gli opportuni rimandi tra i caratteri che distinguono i singoli brani ed è sempre attenta alla musicalità, anche nelle pagine irte di tecnicismi. Così, dopo un’esposizione sobria e inappuntabile di due Preludi e Fughe dal Wohltemperierte Klavier (BWV 870 in Do mag. e 871 in Do min.), l’eseguire senza soluzione di continuità l’estroso Rondò Wq 59/4 di Carl Philipp Emanuel rendeva un’idea di continuità di scuola e di genealogia, ma, contemporaneamente anche quella di transizione verso sensibilità differenti, in evoluzione. La discontinuità introdotta da Canción op. 14 e Serenata Andaluza op. 13 di Manuel De Falla risultava attenuata dal carattere stesso dei pezzi, eleganti e stilizzati piuttosto che marcatamente iberizzanti, i quali, con la loro componente melodica in primo piano, svolgevano la funzione di anticipare alcune trascrizioni di carattere cantabile piuttosto che tastieristico, quali Schafe können sicher weiden dalla Cantata BWV 208 nella versione pianistica di Egon Petri e il corale Ich ruf zu dir, Herr Jesu Christ BWV 639 reinterpretato da Wilhelm Kempff, ma anche il Preludio S179 (tratto dalla Cantata BWV 12) di Franz Liszt, del quale si ascoltava anche Consolation S 172/3, pagina di cantabilità raccolta e intima che ricorda vagamente i Notturni chopiniani. Ammirevole la perizia dell’interprete, che affrontava in scioltezza, con stupefacente nonchalance, un arduo tempo dalla Sonata op. 17 n. 5 di Johann Christian Bach, che nel preludere a un classicismo che troverà in Mozart la sua piena maturità non risparmia qualche trabocchetto per l’esecutore. Da un virtuosismo tastieristico all’altro, si passava senza interruzione alla Toccata e Fuga BWV 914 e poi, ancora con la scienza armonica a dominare, alla Gavotta dalla Partita n. 3 per violino solo BWV 1006, nella trascrizione resa da Camille Saint-Saëns, che ne moltiplica le voci a partire dalla traccia indicata dai bicordi. Titova, consapevole del rischio di appesantimento che un programma incentrato su Bach porta con sé, non si lascia intrappolare in maratone di tecnica: il presentare singole parti piuttosto che un’intera suite o un’intera sonata contribuiva ulteriormente a mantenere vivo l’interesse della platea e a farsi apprezzare, senza per questo scadere come livello; della Partita n. 1 BWV 825 si ascoltava pertanto il solo Preludio. Con la trascrizione a fare da trait-d’union ritornava, alla conclusione del recital, Manuel De Falla (del quale ricorre il 150° anniversario della nascita), con sei delle Siete canciones populares españolas rivisitate da Ernesto Halftter, eseguite con verve inesausta e accolte da una fragorosa ovazione. Lunghi e vigorosi gli applausi che punteggiavano la serata, un solo brano concesso fuori programma, nonostante le reiterate chiamate in scena: Étincelles di Moritz Moszkowski.

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