L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Doppio Mozart

di Luca Fialdini

Palazzo Mansi celebra i 270 anni dalla nascita di Wolfgang Amadeus Mozart con un concerto diretto da Filippo Barsali per la rassegna “Musica nei musei”

LUCCA – C’è una particolare vocazione musicale nella Lucca estiva: la città, con le sue mura, le piazze raccolte, i musei e i palazzi storici, si presta naturalmente a trasformare i propri scorci in altrettanti piccoli palcoscenici. Iniziative diverse, promosse dalle numerose realtà che ne animano la vita culturale, finiscono per comporre durante i mesi più caldi dell’anno una sorta di cartografia musicale della città, nella quale al concerto si accompagna spesso la scoperta – o la riscoperta – di luoghi straordinari.

È il caso del Museo Nazionale di Palazzo Mansi, che giovedì 30 luglio ha ospitato un appuntamento di Musica nei musei: un pomeriggio interamente dedicato a Mozart, con l’Orchestra del Centro di Produzione Musicale della Toscana e il clarinettista Gregorio Del Vecchio diretti da Filippo Barsali. Alla suggestione degli ambienti del palazzo si è aggiunta una risposta acustica sorprendentemente felice, capace di dare presenza al suono senza comprometterne la trasparenza, qualità tanto più preziosa in un programma mozartiano.

L’apertura è affidata all’amato Concerto per clarinetto in la maggiore KV 622, di cui Del Vecchio offre una lettura di notevole qualità, caratterizzata da un bel suono, da un sicuro controllo dell’emissione e da una buona pulizia dell’intonazione. A questo si aggiungono una certa naturalezza del fraseggio e la cura dell’articolazione, che gli permettono di muoversi con uguale sicurezza tanto nei momenti concertanti di dialogo con l’orchestra quanto nei passaggi più propriamente solistici, tenendo tutto inscritto in una felice intelligenza musicale. Al termine del Concerto, finissimo divertissement insieme all’orchestra, Del Vecchio concede come bis Sholem-alekhem, rov Feidman!

Altrettanto felice la direzione di Filippo Barsali, che conferma (se fosse ancora necessario) la propria caratura. A colpire è anzitutto la chiarezza dell’intenzione musicale, alla quale corrisponde un gesto altrettanto limpido ed eloquente, capace di trasmettere con immediatezza all’orchestra ciò che il direttore richiede. Barsali mostra inoltre un ottimo senso dell’agogica: nel Concerto per clarinetto sceglie tempi comodi e naturali, sempre al servizio dell’idea musicale e capaci di assecondare con grande duttilità le scelte interpretative di Del Vecchio. Questa sensibilità è ancor più evidente nel secondo punto del programma, la Sinfonia n. 27 in sol maggiore KV 199, ad esempio nel caso dell’Andante grazioso: Barsali restituisce all’indicazione «andante» il suo significato autentico, quello di un tempo che procede e respira, senza trasformarlo impropriamente in un movimento lento. Ne risulta uno stacco davvero felice, che lascia emergere le sottili leziosità della scrittura, esalta gioco dei pizzicati e soprattutto quel sottile humour con cui Mozart sembra osservare, e insieme garbatamente canzonare, il mondo sociale che lo circonda. Barsali ne trova la cifra esatta: sottolinea l’ironia senza mai renderla caricaturale, lasciandola affiorare con quella discrezione e quella raffinatezza che appartengono profondamente al linguaggio mozartiano.

La giovane formazione dell’Orchestra del Centro di Produzione Musicale della Toscana risulta complessivamente compatta, dotata di una qualità sonora apprezzabile e con buon risultato, registrando una prova davvero piacevole e pienamente adeguata al carattere dell’appuntamento. Meritevole di menzione il lavoro di Giuseppe Lanzetta, fondatore e direttore stabile dell’Orchestra da Camera Fiorentina e direttore artistico della rassegna lucchese, cui va riconosciuto il merito di una formula capace di mettere in relazione con naturalezza repertorio, interpreti e patrimonio storico. Musica nei musei trova così a Palazzo Mansi una realizzazione particolarmente felice: un buon concerto, un luogo di straordinario fascino e un pomeriggio d’estate nel quale uno dei musei della città diventa anche uno dei suoi piccoli palcoscenici.

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