L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Primo premio!

di Alberto Spano

L'Emilia Romagna Festival ospita i vincitori del Fischoff National Chamber Music Competition per un concerto in cui spaziano fra Otto e Novecento lasciando vivo desiderio di riascoltarli.

Riolo Terme (RA), 29 luglio 2026 - A cosa servono i concorsi musicali? A far conoscere i giovani artisti, a dare loro una vetrina, una opportunità. Pensiamo al Concorso Fischoff per la musica da camera negli Stati Uniti: è un concorso internazionale, cioè aperto a qualsiasi gruppo musicale nel mondo, nonostante si chiami ancora “Fischoff National Chamber Music Competition”. Grazie a un accordo virtuoso, da alcuni anni il vincitore del Fischoff ha diritto a una tournée italiana in residenza all’Emilia Romagna Festival, nell’encomiabile serie “Primo Premio!”. Occasione veramente unica per ascoltare giovani gruppi da camera provenienti da tutto il mondo, che altrimenti sarebbe impossibile incontrare nei normali circuiti concertistici. Dopo alcuni eccellenti quartetti ascoltati nelle scorse stagioni dell’ERF, ecco quest’anno l’arrivo del gruppo vincitore nel 2025: il Katarina String Quartet, formato da Jeanel Liang e Jérôme Chiasson al violino, Celia Morin alla viola e Maya Enstad al violoncello, tutti sotto i 30 anni. Grazie al concorso Fischoff i quattro eccellenti strumentisti americani in residenza alla Juilliard School, hanno potuto suonare a Cervia il 24 luglio, a Riolo Terme il 29 luglio, a Forlì il 30 luglio, a Imola il 31 luglio e a Varignana il 1 agosto, con programmi ricchi di musiche di Schubert, Beethoven, Schumann, Webern, Gourzi e Vasks. Una vera e propria “residenza” emiliano-romagnola di una settimana per un quartetto americano a cinque stelle, di cui si sentirà certamente parlare in futuro. Dei cinque concerti abbiamo intercettato quello nel Cortile della Rocca di Riolo Terme il 29 luglio, in una serata particolarmente afosa. Essendo all’aperto si sperava in qualche alito di vento. E invece caldo intenso (33 gradi), aria ferma, alto tasso di umidità. E acustica, all’opposto, asciuttissima. Tutte condizioni proibitive che avrebbero messo in difficoltà qualsiasi formazione, in particolare gli strumenti ad arco: il caldo e l’umidità fanno sudare, ed è quindi più difficile tenere gli strumenti sotto il mento e controllare l’arco sulle corde, oltre al disagio fisico e al calo delle forze. Si temeva dunque per la buona riuscita del concerto, e invece no: il Katarina Quartet è un’autentica macchina da guerra, un ensemble caratterizzato da una compattezza straordinaria, da una intonazione rara, e da una grinta musicale veramente invidiabile. Si è capito bene perché hanno vinto sbaragliando decine di concorrenti provenienti da tutto il mondo fin dal primo brano in programma, il formidabile Quartettsatz D 703 di Schubert, un solo movimento di quartetto scritto a 23 anni dal suo autore e rimasto nel cassetto fino alla sua morte, poi pubblicato a cura di Johannes Brahms. Ebbene: qui c’è già tutto: impeto, bellezza musicale, rigore, fuoco, passione e rigore. I quattro del Katarina lo suonano come in uno stato di estasi, come indemoniati, con una postura tesa e quasi coreografica. Fanno musica suonando e muovendosi col corpo. Pochi ammiccamenti fra loro: occhi sugli spartiti, orecchie ben aperte, grandissima concentrazione. Poi il Quartetto per archi n. 5 del vivente (1946) Peteris Vasks, il minimalista “sacro” lettone ormai celebre per i suoi brani caratterizzati da una spasmodica tensione e distensione. Esecuzione perfetta. Si direbbe ideale, al punto che un brano sconosciuto ai più sembra subito familiare. Dopo un breve intervallo, ecco il Katarina Quartet (il cui nome azzeccatissimo è un omaggio alla liutaia Katarina Rota, moglie e collaboratrice preziosa del grande Giuseppe Guarneri del Gesù) tuffarsi nel problematico e drammatico primo Quartetto in la minore op. 41 di Robert Schumann. Prima gemma dei tre quartetti schumanniani, musica quasi bruciante, di difficile decifrazione all’ascolto e all’esecuzione, una delle più alte vette per qualsiasi quartetto. Non per il Katarina, che lo suona con la nonchalance dei fuoriclasse sapendone spremere i dettagli più preziosi. Come si diceva è l’intonazione una delle carte vincenti del Katarina Quartet: Jeanel Liang, di origine canadese, sprizza musica da ogni poro e governa il gruppo con forza incontenibile dal suo violino Carlo Tononi del 1700. Al suo fianco Jérôme Chiasson, di Quebec City, è un secondo violino ideale, preciso, puntuale, dal suono più dolce ed espressivo. Celia Morin, violista, dal canto suo sfodera un suono bellissimo e intonatissimo, fondendosi in quartetto come in un meccanismo a orologeria di rara perfezione. Infine la giovane violoncellista Maya Enstad, originaria di Bellingham, Washington, letteralmente incanta con la sua tecnica assoluta, il suo suono potente e rotondo (dispone di uno stupendo violoncello Carl Zach del 1898 prestato dalla Carlsen Cello Foundation) e la sua contagiosa musicalità. Insomma: quattro grandi interpreti ciascuno, quattro forti personalità che si fondono in un tutt’uno, come nei più grandi quartetti. Uno Schumann da manuale, interpretativamente vicino alle più moderne letture del Quartetto Alban Berg e del Juilliard Quartet, coi cui membri fra l’altro i quattro del Katarina Quartet si sono perfezionati. Successo grandissimo, bis meritato e desiderio cocente (sic) di riascoltarli al più presto in un teatro con acustica adeguata e temperatura normale.

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