Buffo per due
Parmenione e Martino nell'Occasione fa il ladro, Matteo Mancini e Giuseppe Toia si presentano al pubblico del Rossini Opera Festival anche in un Concerto di Belcanto felicemente dedicato al repertorio buffo del Pesarese. Al pianoforte brilla Michele D'Elia.
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PESARO, 14 agosto 2026 - Nel 2020, quando il Rof si è dovuto reinventare per far fronte alle contingenze pandemiche, avevamo applaudito un bel concerto intitolato L'ABC del buffo, con tre punti di riferimento di tre diverse generazioni (in ordine alfabetico, Antoniozzi, Bordogna e Corbelli). Oggi il primo dei quattro Concerti di Belcanto in cartellone sembra voler proporre un aggiornamento guardando a ciò che può riservarci il futuro, con i due baritoni impegnati nell'Occasione fa il ladro, produzione gioiello di questo Festival 2026.
Dopo l'emozione della prima, eccoli dunque sotto i riflettori in un vero tour de force che attraversa quasi tutto quel che in concerto si può cantare del buffo rossiniano: Il barbiere, La cenerentola, L'italiana in Algeri, La cambiale di matrimonio, L'inganno felice e Il turco in Italia. Quattro arie ciascuno e tre duetti, davvero di più non si poteva desiderare per avere un quadro eloquente delle voci di Matteo Mancini e Giuseppe Toia.
Il primo è un tipico baritono brillante, dalla voce ben proiettata, facile in acuto ed elastica nell'articolazione sulla parola, in evoluzione ma controllata a dovere, senza alcuna forzatura. Figaro, Dandini, Slook sono pane per i suoi denti, ma convince pure nell'approccio alla grande aria di Batone, “Una voce m'ha colpito”, scritta per il mitico Filippo Galli, basso cantante e virtuoso. Con i suoi ventotto anni, chiaramente, si è portati a vedere ogni valutazione in una prospettiva futura e le premesse ci sono tutte se continuerà su questa strada e prenderà il tempo necessario per affinarsi sempre più e far sì che quella che ora sul palcoscenico è l'istintiva simpatia di un ragazzone di un metro e novantadue possa diventare una vera e compiuta padronanza d'attore. Oggi la coppia, in concerto, funziona a meraviglia con vera complicità cementata anche nel proficuo periodo di prove dell'Occasione e prima ancora nell'Accademia rossiniana del 2023, ma di certo l'esperienza potrà giovare nel mettere a frutto tutto il potenziale dell'artista.
Don Bartolo, Don Magnifico, Tobia Mill, Don Geronio e Tarabotto, Giuseppe Toia, dunque, ha condiviso il percorso al Rof, dall'Accademia al debutto nel cartellone principale, in questi ultimi tre anni, affermandosi non solo come un artista completo, padrone della scena, musicalmente sempre a fuoco, spiritoso, attento alla chiarezza e all'intenzione del testo, ma anche come interprete capace di crescere, recepire gli stimoli e reagire con prontezza agli imprevisti. Non lo ferma nemmeno un piccolo vuoto di memoria – incidente che è sempre capitato anche ai più grandi – e, anzi, si ammirano spontaneità, comunicativa e sangue freddo.
Il programma è serrato e impegnativo, non solo presenta brani lunghi ed esigenti, ma anche situazioni teatrali sempre mutevoli in cui è necessario calarsi totalmente, ché un duetto buffo senza chimica scenica perde buona parte della sua attrattiva. Tutto procede senza soluzione di continuità fatto salvo per l'intermezzo affidato al solo pianista Michele D'Elia con La Pesarese dall'Album poir les enfants dégourdis di Rossini. Si tratta di una di quelle pagine che non ammettono mezze misure, ascoltata anche da grandi solisti rischia di perdersi se non è compresa e amata come avviena da parte di chi conosce assai bene l'idioma Rossiniano, oltre a essere un eccellente pianista, complice delle voci e capace di evocare l'orchestra nei suoi colori.
Si diceva che di più non si potrebbe chiedere a un programma buffo tutto rossiniano? Arriva il bis: “Ah, vieni al mio seno” dall'Equivoco stravagante fa piangere dalle risate. Certo, Rossini ci mette del suo, con quel tono aulico e arcadico che abilmente accarezza la parodia assecondando un testo troppo spesso liquidato come volgare, ma che in realtà gioca con sapienza fra i registri mettendo in bocca al villano arricchito e culturalmente pretenzioso Gamberotto il latinismo sofisticato osculo (il bacio casto e rispettoso di saluto) ben conscio della maliziosa assonanza. Mancini e Toia, poi, divertono e si divertono, cantano benissimo e incarnano la teatralità del primo incontro fra Gamberotto e Buralicchio, potenziali suocero e genero, lasciandosi amabilmente andare senza cadute di gusto.
Si applaude di cuore e si spera di rivedere spesso questi artisti, di seguire il loro percorso e ritrovarli al Rof ancora tante e tante volte.
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