L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Angeli, demoni e filosofi

di Roberta Pedrotti

Adrian Sâmpetrean dedica alla memoria di Ileana Cotrubaș un bel recital al Teatro Rossini di Pesaro, affiancato da Giulio Zappa al pianoforte.

Pesaro, concerto Flórez30, 18/08/2026

Pesaro, concerto Monaco/Foresi, 17/08/2026

Pesaro, Il viaggio a Reims, 16/08/2026

Pesaro, Rossinimania, 15/08/2026

Pesaro, concerto Mancini/Toia/D'Elia, 14/08/2026

Pesaro, La scala di seta, 13/08/2026

Pesaro, L'occasione fa il ladro, 12/08/2026

Pesaro, Le siège de Corinthe, 11/08/2026

PESARO, 20 agosto 2026 - Guai a perdersi troppo nei toto-cast, sport fra i preferiti di chi attende programmi di festival e teatri per pianificare (o sognare) viaggi. Un anno fa ci si lambiccava su chi sarebbe stato Mahomet al fianco di Vasilisa Berzhanskaya, fra possibili speranze più soavi o minacce di sciagure. Fantasie, spesso. Poi arriva l'outsider, che non è certo uno sprovveduto o uno sconosciuto, vanta una buona carriera internazionale ma non sembrava rientrare nei radar dei papabili rossiniani, fra i consueti orizzonti dei festival e i nomi almanaccati fra i carbonari dell'uscita artisti. Bene, i concerti di Belcanto, fra le recite del Siège di Corinthe, ci danno un'occasione in più per conoscere e apprezzare Adrian Sâmpetrean.

Il basso rumeno ci presenta un eloquentissimo biglietto da visita: il virtuosismo di Handel (Messiah, «Why do the nations so furiously rage together?») e Haydn («Nun scheint in vollem Glanze der Himmel» da Die Schöpfung) e il teatro di Mozart e Da Ponte (l'aria del catalogo da Don Giovanni) ci parlano del Settecento. Poi, ci si addentra nel Belcanto italiano per una via insolita: due rare e affascinanti arie da camera di Donizetti in francese, di soggetto gotico (Le rénegat e La hart. Chant diabolique) ci fanno approdare all'ampio cantabile legato di Giorgio nei Puritani prima di concludere in gloria, ovviamente, con Rossini («Là del Ciel» dalla Cenerentola). Quattro diverse lingue attraverso un secolo, all'incirca, offrono non solo un quadro efficace del basso cantante fra Sette e Ottocento, ma anche un bel ritratto di Sâmpetrean come artista.

La voce non sarà enorme (ne abbiamo davvero bisogno? ci servono più fiumi di suono o magari sono orchestre e direttori ad aver bisogno non far guerra al palco?) ma è sempre ben controllata e proiettata, mai forzata, morbida nell'emissione, pronta ed elegante nel legato e nella coloratura. Sâmpetrean passa da una lingua all'altra con disinvoltura, appare sempre chiaro nell'articolazione – almeno per quanto possiamo sbilanciarci a osservare – e inciampa giusto in qualche consonante doppia o semplice in italiano. Quel che, però, è più importante è che senza strafare riesce a non essere mai scontato, differenzia con accortezza stili e registri espressivi con gioco scenico e accenti appropriati. Piace il sulfureo donizettiano che da uno spirito maudit byroniano (Le rénegat) diventa sardonico nel Chant diabolique. Piace pure, e molto, il modo con cui affronta l'aria di Alidoro, non solo perché copre e dal piano rinforza a dovere il suono nell'attacco, insidiosissimo, sul mi bemolle acuto, ma anche perché accoppia la solennità quasi mistica dell'aria – composta nel 1821 e permeata di devozione alla divina provvidenza “de' regi difensor” – a un pizzico di divertito disincanto che fa balenare nel saggio precettore anche l'ironico filosofo tessitore di scambi e travestimenti, erede del mozartiano Don Alfonso. Dopotutto, con esiti opposti, nella Cenerentola e in Così fan tutte l'azione del demiurgo che orchestra mascheramenti d'identità porta a svelare la reale natura dei personaggi.

Al pianoforte, il bravissimo Giulio Zappa ci ricorda l'importanza del lavoro con il canto, che alle virtù tecniche del buon esecutore deve unire una sensibilità poetica, un respiro tutto particolare, valore aggiunto anche nel repertorio solistico e cameristico. Le due sonate di Cimarosa, di stampo chiaramente scarlattiano, sono due gioiellini e soprattutto la prima, in Sol minore (C.61), si imprime nella memoria per un'articolazione melodica di rara finezza, contrapposta alla brillantezza gentile della sorella in Si bemolle maggiore (C27). Nondimeno, colpiscono i due Lieder ohne Worte di Mendelssohn (op. 30 n. 6 e op. 53 n. 2), dove appare in tutta la sua evidenza l'intelligenza del canto strumentale esercitato nella simbiosi con la voce.

Al termine, l'annuncio dei bis si vena di commozione nell'apprendere della scomparsa di Ileana Cotrubaș dalla dedica di Sâmpetrean, che anche in suo onore illustra intona tre canti popolari rumeni, pagine vivide ben valorizzate dal basso di Cluj-Napoca e dal pianista italiano. Gli applausi convinti suggellano una lieta mattinata musicale e il desiderio di riascoltare presto in questi lidi Adrian Sâmpetrean.


 

 

 
 
 

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.