Fra Verdi e Rossini
Simón Orfila, accompagnato da Naoki Hayashi, chiude il fortunato poker di Concerti di Belcanto del Rossini Opera Festival, spaziando fra tradizione iberica, Verdi e Rossini.
Pesaro, concerto Sâmpetrean/Zappa, 20/08/2026
Pesaro, concerto Flórez30, 18/08/2026
Pesaro, concerto Monaco/Foresi, 17/08/2026
Pesaro, Il viaggio a Reims, 16/08/2026
Pesaro, Rossinimania, 15/08/2026
Pesaro, concerto Mancini/Toia/D'Elia, 14/08/2026
Pesaro, La scala di seta, 13/08/2026
Pesaro, L'occasione fa il ladro, 12/08/2026
Pesaro, Le siège de Corinthe, 11/08/2026
PESARO, 22 agosto 2026 - I Concerti di Belcanto al Rof nascono negli anni '90. Non che prima non si fossero dati anche mitici recital, ma ora si crea una continuità, un appuntamento fisso dedicato alla musica vocale da camera che, inizialmente, si colloca a metà pomeriggio come aperitivo musicale prima dell'opera, mentre quest'anno ci troviamo a mezzogiorno, opzione che pare assai comoda per chi soggiorna a Pesaro come per i pendolari: si arriva in teatro con agio, si passa al riparo l'ora più calda, si esce giusti per pranzo e con il pomeriggio libero per visite, amici e relax prima dell'opera serale.
Nella scelta degli artisti e dei programmi si possono intraprendere strade diverse, come quella degli ospiti di lusso (pensiamo alle vacche grasse del 2024, anno della capitale della Cultura, con ben cinque appuntamenti: Buratto, Spagnoli, Vargas, Blanch e Barcellona) o del focus su artisti già presenti in cartellone, come avviene in questo 2026. Così, gli impaginati possono spaziare da sofisticate ricerche con un filo conduttore e valorizzazione del repertorio cameristico rossiniano (pensiamo, in tempi recenti) a Bonitatibus o Molinari o a scalette più eterogenee, variamente assortite a delineare le possibilità dell'artista.
Optare per artisti impegnati nelle varie produzioni quest'anno si è mostrata una scelta vincente, perché sono i risultati a parlare e il poker di recital vocali è stato davvero di ottimo livello, fra i migliori nelle ultime edizioni del Festival, che deve sempre offrire qualche sorpresa e occasione divergente dai soliti percorsi divistici. Con una netta prevalenza delle voci gravi, ci è stato proposto di approfondire la conoscenza di artisti più giovani e in ascesa (Mancini e Toia, Monaco), di completare il quadro su un interprete debuttante al Rof (Sâmpetrean) e ritrovarne un altro legato ai ricordi indelebili della Matilde di Shabran del 2012 e, soprattutto, del Guillaume Tell del 2013 (Simón Orfila, e come non pensarlo Walter disperato dietro la parete di plexiglass mentre gli sgherri di Gesler massacrano Melcthal/Alberghini?). Se i nuovi talenti dell'Occasione fa il ladro si sono cimentati i monografie rossiniane a tema, i due bassi del Siège de Corinthe si sono presentati in una sorta di autoritratto musicale: Sâmpetrean si è concentrato su un tipo di vocalità a cavallo fra due secoli e quattro lingue; Orfila è partito dall'ambito iberico per arrivare a due fulcri del suo repertorio, Verdi e Rossini, non poi così distanti.
Ha aperto il programma di quest'ultimo Concerto di Belcanto un trittico di canciones in lingua catalana, L’oreneta di Fernando Obradors, Damunt de tu, només les flors di Frederic Mompou e Rosó di Josep Ribas, in cui la cura del colore e del fraseggio ha sopperito alla difficoltà nel comprendere esattamente i testi (perché non renderli disponibili sul sito del Festival?). “Come dal ciel precipita” da Macbeth e “Ella giammai m'amò” da Don Carlo sono autorevoli non solo perché cantate con solida pienezza vocale, ma perché traspare chiara la partecipazione emotiva, l'attenzione al peso della parola, sempre con quel senso di forza interiore e nobile solennità che caratterizza anche Hiéros nel Siège. Allora, si vede, Rossini non è lontano, è solo un'altra declinazione del teatro in musica. “La calunnia”, per esempio, può essere anche il divertissement di una voce importante che frequenta poco il puro Belcanto, ma tante volte questo si è trasformato in un eccesso di effetti e ammiccamenti: Orfila invece asseconda il testo con ironia, sussurra e tuona, mantenendo il buon gusto di chi Rossini lo conosce bene. Lo dimostra anche l'aria di Alidoro dalla Cenerentola. A tal proposito bisognerebbe sollecitare l'opportunità di un maggior coordinamento fra i programmi dei recital, questione già sollevata negli anni passati: è vero che il critico come il melomane può godere nel gioco dei confronti, ma forse si poteva evitare di ascoltare due volte in tre giorni “Là del ciel”, disponendo di un repertorio così ampio. Ad ogni modo, Orfila ne offre una lettura assai convincente e dimostra che cantar Verdi non precluda la scioltezza nelle colorature. Rispetto a Sâmpetrean, si nota immediatamente una diversa prospettiva, con un attacco più solenne che misterioso, a sottolineare la sacralità dell'azione divina in difesa della virtù senza tuttavia perdere il tono affabile dei vari “Tu mi guardi, ti confondi. Ehi, ragazza, non rispondi?”
Il programma, come d'abitudine, è stato intercalato anche da due pagine solistiche, in cui il pianista giapponese Naoki Hayashi ha riportato in evidenza, sempre ad alto livello, il virtuosismo con due acrobatiche pagine di Liszt che spiccano il loro audace e fantasioso volo da echi tematici di Carlos Guastavino (Le rossignol) e Rossini (La regata veneziana).
I bis chiudono il cerchio: l'aria di Mustafà, “Ah d'insolito ardore”, ha tutto lo spirito che l'opera buffa richiede, affronta la scrittura con souplesse e, soprattutto, mantiene quel grado di autorevolezza compiaciuta fondamentale per un'opera che celebra il trionfo su un tiranno. Re, sacerdoti, condottieri e filosofi si muovono in diversi registri, ma non perdono mai di dignità. Infine, una canzone minorchina ci riporta con intima partecipazione alle radici di Orfila, nato sull'isola delle Baleari, artista che è sempre un piacere rivedere a Pesaro.
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Pesaro, Guillaume Tell, 11/08/2013
DVD, Rossini, Matilde di Shabran
Pesaro, concerto Bonitatibus/D'Aronzo, 19/08/2021
Pesaro, concerto Molinari/Pruna, 16/08/2025
