L'ombra del diavolo sotto i cieli di Verona
Nel nome del "diabolico" Paganini associato al Paradiso, la Fondazione Arena di Verona propone un nuovo spettacolo con la formula del concerto immersivo. Solisti Giovanni Andrea Zanon, Ettore Pagano e Federico Altare.
VERONA, 18 agosto 2026 - Il festival lirico veronese conferma la propria apertura verso i mondi diversi da quello dell’opera lirica: dopo il successo di Viva Vivaldi propone al pubblico un’altra serata del genere, Paganini Paradise sottotitolata “Superlive immersive concert”; strutturata per apparire il più accattivante possibile, propone i tre “atti” più “l’opening act” dallo stesso nome dell’evento e “il closing act”, The Wonder of life.
L'esito risulta molto spettacolare e si avvicina molto a una produzione teatrale. L’opening act, Paganini Paradise, l’atto primo, From light to darkness, l’atto secondo, From conscious to unconsciuous, l’atto terzo, From order to chaos, e il closing act, The wonder of life, celebrano il miracolo della vita, mirando a coinvolgere e ispirare il pubblico. In questa bella avventura il violinista Giovanni Andrea Zanon, già protagonista di Viva Vivaldi l’anno scorso, viene affiancato da due splendidi colleghi – il violoncellista Ettore Pagano e flautista Federico Altare – e, ovviamente, dall’orchestra areniana diretta da Enrico Fagone.
Questo progetto ambizioso, “uragano” di musica e immagini digitali è dovuto al ritorno del Balich Wonder Studio, conosciuto dal vasto pubblico per la direzione di importanti cerimonie legate allo sport mondiale, e adesso in Arena per svolgere un compito ben diverso. Dimostra di possedere il segreto per unire felicemente musica classica, virtuosismo strumentale e tecnologie moderne e vince la difficile sfida. Ma se in Viva Vivaldi si trattava esclusivamente della musica del Prete Rosso, nella nuova produzione areniana si ascoltano con piacere brani di Pachelbel, Albinoni, Händel, Tartini, Fauré, Paganini e Barber, ispirati al tema del Paradiso mentre le menti sono rapite e gli occhi sotto attaccati alle immagini d fenomeni naturali, piante, animali, figure geometriche.
In aiuto del pubblico viene il volantino con la scaletta in lingua inglese che chiarisce la struttura musicale dell’evento. Ognuno di tre atticentrali contiene a sua volta tre brani. Una cosa curiosa e, se vogliamo, innovativa, è non limitarsi a indicare il nome del pezzo musicale, ma “addossare” ad esso un altro nome rigorosamente in inglese. L’atto primo presenta il Canone in Re maggiore di Johann Pachelbel, La Campanella dal Concerto per violino n. 2 in Si minore di Niccolò Paganini, Adagio in Sol minore di Tomaso Albinoni/Remo Giazotto; l’atto secondo The arrival of the Queen of Sheba da Salomon di Georg Friedrich Händel, Introduzione e variazioni brillanti sul tema “Dal tuo stellato soglio” da Mosè in Egitto di Gioachino Rossini, composte da Paganini, Il trillo del diavolo dalla Sonata per violino in Sol minore di Giuseppe Tartini; per l’atto terzo, From order to chaos, sono scelti Fantasie, Op. 79 di Gabriel Fauré, Capriccio No. 5 Op. 1 di Paganini, Adagio for Strings di Samuel Barber; il Closing Act, dal nome di The Wonder of Life, si limita di un solo brano della penna del musicista genovese, Capriccio N. 24, Op. 1 arrangiato da Antonio Aiello.
Il programma trova in Giovanni Zanon e nei suoi compagni d’avventura interpreti splendidi. L’ottima scelta del brano d’apertura per l’Atto primo, il Canone di Pachelbel, che si distingue per spirito festoso e suono brillante (The Garden of Heaven); la celeberrima Campanella dal Concerto per violino N. 2 in Si minore è interpretata con perfetto senso del ritmo e con dinamiche raffinate (Virtue and Sin); a creare un forte contrasto, lo struggente Adagio in Sol minor di Tommaso Albinoni/Remo Gazzotto (The Desolation of Hell).
L’Atto secondo si apre in modo “spettacolare” con The Arrival of the Queen of Sheba (Ecstasy of the senses), ma subito dopo gli ascoltatori sono “gettati” in un’atmosfera raccolta e sublime dalle variazioni sulla Preghiera da Mosé in Egitto di Gioachino Rossini (A Surrreal Dream) che risulta uno dei momenti più alti della serata grazie al suono nobile e di un’espressività estrema del violoncellista Ettore Pagano. Per creare un acceso contrasto, è ottima la scelta del Trillo del diavolo (Fear of the unknown)che grazie al fantastico virtuosismo di Zanon segna uno dei punti più emozionanti della serata.
L’Atto terzo, From order to chaos, corona festosamente il programma con la Fantasie op. 79 di Gabriel Fauré arrangiata da Gianluca Piombo (The Marvel of technology), suonata da Federico Altare con un virtuosismo non teme paragoni; gli fa sana concorrenza Giovanni Andrea Zanon che interpreta il celebre Capriccio N. 5 op. 1 (Speed of light); l'Adagio for Strings di Samuel Barber (The Chaos of the universe), reso con estrema sensibilità, conferma la sua reputazione di uno dei brani musicali più malinconici del repertorio (The Chaos of the universe).
Una “partitura” visiva di tale importanza inevitabilmente mette un po’ in ombra l’orchestra dell’Arena di Verona ridotta al gruppo d’archi, tuttavia il maestro Enrico Fagone non si fa scoraggiare e ottiene dai musicisti dinamiche ricche e sfumature sottili.
Una serata insolita degna di una presenza maggiore del pubblico che probabilmente deve ancora abituarsi alle nuove proposte della Fondazione Arena. Si spera in un’affluenza più significativa nel caso in cui quest’evento musicale speciale tornasse in futuro a far parte del cartellone del celebre festival veronese.
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