Classicismo stellare
di Daniele Valersi
Classicismo stellare in omaggio ad Arturo Benedetti Michelangeli, con Polina Osetinskaya, l’Orchestra di Padova e del Veneto e Umberto Benedetti Michelangeli al Teatro Zandonai di Rovereto.
ROVERETO, 29 agosto 2026 - I concerti del festival “Omaggio all’arte pianistica di Arturo Benedetti Michelangeli” sono occasioni davvero preziose per ascoltare il pianoforte a livelli eccelsi: una rassegna che vuole onorare adeguatamente il supremo ABM non può che attestarsi su di uno standard fuori dall’ordinario, confermato di anno in anno dalla presenza di solisti grandemente dotati. Per il concerto conclusivo della 15ma edizione (sabato 29 agosto) un classicismo di finezza apollinea si manifestava al Teatro Zandonai di Rovereto, a opera della pianista russa Polina Osetinskaya e dell’Orchestra di Padova e del Veneto, con la conduzione di Umberto Benedetti Michelangeli, in una serata che si protraeva ben oltre le due ore e mezza, durata alla quale contribuiva una presentazione dettagliata e diligente, che del resto la conclusione del festival meritava tutta. A Rovereto Wolfgang Amadeus Mozart è di casa, i suoi Concerti per pianoforte e orchestra n. 20 K466 e n. 23 K488 si annoverano tra le pagine favorite di Arturo Benedetti Michelangeli, pertanto gli artisti, nel rendergli un doppio omaggio, rinnovavano anche il legame storico del compositore con la città. Osetinskaya è artista di levatura eccezionale, che concentra in sé doti molteplici e sa far giocare opportunamente le sterminate possibilità offerte da un gran coda Steinway; in questo programma manifestava principalmente sonorità limpide, chiare, innervate da una vitalità interiore, che sapevano esaltare la poetica mozartiana delle linee essenziali, come nel primo tempo del Concerto K466, contenente diversi, estesi periodi affidati alla sola mano destra. In opposizione, nella cadenza del medesimo movimento si condensava una veemenza di tutt’altro carattere, di sapore romantico. Grande merito va riconosciuto all’orchestra, che corrispondeva in toto alla meticolosità del direttore e si prodigava, lungo tutta la serata, in dinamiche variegate quanto calibrate, consentendo alla solista di esprimere la massima dolcezza anche in “pianissimo” sempre perfettamente intelligibili. Semplicemente incantevole l’attacco della Romanza: scansione ritmica ponderata, ogni singola nota del celebre e amato tema espressa col suo proprio peso specifico, quindi un dialogo con l’orchestra ad alta intensità emotiva; i complessi equilibri strumentali e il colorito drammatico della sezione centrale evidenziavano per contrasto la magia del primo tema, al suo ripresentarsi. Questi due concerti sono manifesto dell’imprevedibilità di Mozart e ben si comprende perché ABM li amasse particolarmente; nel K466 il Rondò conclusivo si apre, in modo spiazzante, con connotazione tragica nella tonalità minore, dopo la cadenza non vi è la consueta ripresa dell’orchestra ma è il pianoforte a ripresentare il tema, conducendo a un gran finale in tonalità maggiore, di carattere giocoso ed esaltante. Lunghissimi gli applausi, la forza luminosa e l’equilibrio impeccabile mostrati da Osetinskaya erano tali da conquistare qualsiasi sala; lei stessa si mostrava entusiasta dell’orchestra, che applaudiva a sua volta. Nella Sinfonia n. 44 “Trauer” di Haydn la compagine orchestrale esprimeva dinamiche più accentuate e una diffusa rotondità di suono, appropriate alla temperie estetica della partitura. Pare che il compositore stesso avesse espresso il desiderio che l’Adagio della Sinfonia funebre fosse suonato per il le sue esequie; oltre a ciò, la pagina risale a una fase sperimentale tra le sue più feconde, mossa dalle istanze patetiche e sentimentali dello Sturm una Drang. Il podio esprimeva un’idea ben precisa e ferma, l’orchestra trovava la via per manifestare il colore di tutte le sezioni; soltanto nel Minuetto, ancorato tuttora a stilemi cortigiani a dispetto dello sperimentalismo, si poteva desiderare una maggiore variabilità nelle dinamiche. Osetinskaya brillava ulteriormente nel Concerto K488, dove la sua provetta maestria e la sua profonda musicalità svettavano in una pagina improntata alla solarità, innervata e amplificata dal contrastante movimento centrale in tonalità minore e di segno per lo più triste e meditativo, dominato in tutto dalla tastiera. Il compimento della climax, del brano e dell’intera serata, si aveva con l’Allegro assai: l’attacco bruciante del tema, esposto dal pianoforte, voltava pagina repentinamente, spazzando via la malinconia del movimento precedente. Merito di un’esecuzione inappuntabile e di una musicalità sublime i musicisti si conquistavano l’ammirazione della sala; nonostante l’ora tarda alla solista erano indirizzate numerose chiamate in scena e lei, dopo due concerti solistici nella stessa serata, era comprensibilmente restia a suonare ancora. Finalmente, a fronte di un pubblico che non accennava a lasciare il teatro, concedeva il Preludio di Bach-Siloti (dal Preludio BWV 855a).
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