L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Britten crepuscolare

di Matteo Lebiu

MITO SettembreMusica inaugura la sua ventesima edizione al Teatro alla Scala con il War Requiem di Benjamin Britten. Sul podio Simone Young, alla guida dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e delle compagini corali del Teatro Regio di Torino.

MILANO, 6 settembre 2026 - L’inaugurazione di un festival con una composizione come il War Requiem di Benjamin Britten non è un evento scontato: si tratta infatti di una chiara dichiarazione d’intenti da parte della neodirettrice artistica di MITO SettembreMusica, la maestra Speranza Scappucci. L’Op. 66 del compositore inglese è un lavoro, oltre che di rara esecuzione, complesso, a partire dalla sua struttura inedita per l’epoca, che unisce il testo liturgico del Requiem ai versi laceranti di Wilfred Owen, il giovane poeta-ufficiale inglese caduto in Francia nel 1918.

Reduce dal successo ottenuto con il Ring scaligero, Simone Young è stata fin da subito accolta calorosamente dal pubblico del Piermarini, numeroso per ascoltare questo grande lavoro. Se ci fosse una sola parola per descrivere il gesto della Young alla guida della sempre ottima Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, questa sarebbe fluidità. Un movimento sinuoso e levigato, rimasto tale anche nei momenti più incisivi, come il Dies iraæ o l’Hosanna, senza per questo far perdere potenza (e decibel) a queste pagine. La Young ha sicuramente trovato grande affinità anche con il Coro del Teatro Regio di Torino, preparato da Gea Garatti Ansini, che, nonostante l’organico più che consistente, ha sfoggiato sin dall’incipit dei pianissimi davvero impalpabili: voci lontane, come quelle che intonano, sovrapponendosi, l’acclamazione Pleni sunt coeli et terra gloria tua. Precisi anche gli interventi, tutt’altro che secondari, del Coro di voci bianche del Teatro Regio di Torino, preparato da Claudio Fenoglio e posizionato fuori scena.

Del soprano russo Elena Guseva si apprezza soprattutto la lettura estremamente vivida e variegata che ha offerto del testo liturgico: dal lamentoso Lacrimosa si è passati all’incisività del Sanctus con grande naturalezza e sicurezza, mostrando sempre un suono pieno e ben proiettato nella sala. Protagonisti della serata sono stati però il tenore Nicky Spence e il baritono danese Bo Skovhus, cui era affidata la difficile intonazione delle poesie di Owen. Un compito arduo, non solo per l’oggettiva difficoltà tecnica e ritmica, superata con tranquillità anche dall’orchestra da camera posizionata a destra del proscenio, ma anche per la pregnanza di significato del testo, la cui comprensione da parte del pubblico non era di certo agevolata dal mancato impiego degli schermi per i sottotitoli del Teatro alla Scala. Ciò nonostante, il verso finale Let us sleep now non ha mancato di scuotere la coscienza collettiva attraverso le continue ripetizioni da parte di tutte le voci dell’organico, quasi fosse una litania laica.

Dopo il lungo silenzio seguito all’Amen finale, il pubblico ha dimostrato grande entusiasmo per l’esecuzione, tributando applausi e molti complimenti a Simone Young, visibilmente soddisfatta del risultato raggiunto. Il festival settembrino per eccellenza apre dunque la sua ventesima edizione sotto i migliori auspici.

Leggi anche

Milano, concerto Chung/Manara/Polidori/ Filarmonica della Scala, 15/06/2026

Milano, concerto Eschwé/ Sinfonica di Milano, 24/04/2026

Milano, concerto Akademie für Alte Musik Berlin, 14/04/2026

Milano, concerto Mariotti/Filarmonica della Scala, 13/04/2026


 

 

 
 
 

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.