Fra logica e poesia
Doppia serata, a Verona, con la Sächsische Staatskapelle Dresden diretta da Daniele Gatti fra Mahler, Brahms e Beethoven (solista una straordinaria Beatrice Rana). L'entusiasmo del pubblico e un bis wagneriano coronano il lussureggiante dittico concertistico.
Verona, 8 e 9 settembre 2026 - Martedì 8 e mercoledì 9, per la rassegna «Il Settembre dell’Accademia» giunto alla sua trentacinquesima edizione, la Sächsische Staatskapelle Dresden, sotto la bacchetta di Daniele Gatti, si è esibita per una mini residenza veronese, proponendo in sequenza il primo e il secondo programma della sua tournée del mese, che la vedrà anche a Merano il giovedì immediatamente successivo. Due serate, due occasioni per ascoltare Mahler, Beethoven e Brahms con lo sfolgorante virtuosismo di un’orchestra per dettagliare le caratteristiche della quale occorrerebbe dar fondo a una serie di superlativi relati ad ogni elemento d’impianto osservabile: intonazione globale e interna ai gruppi, omogeneità timbrica, precisione micro-ritmica coordinata al controllo dinamico, trasparenza polifonica nella gestione dei piani sonori (determinata dall’uniformità delle arcate e delle emissioni di legni e ottoni), coesione del transitorio di attacco. Nessuna sbavatura, nessuno sbilanciamento: una macchina sonora pressoché perfetta che certo non si scopre ora, ma che fa piacere veder conservare intatto un retaggio secolare che onora la cultura tedesca ed europea.
Entrando nel merito delle singole serate, martedì è stata eseguita la Sesta sinfonia di Mahler, nella versione con lo Scherzo in seconda posizione. Le linee interpretative di Gatti ci sono sembrate debitrici della lezione di Claudio Abbado («il mio maestro aggiunto», lo ha definito una volta Gatti stesso). E quindi si sono rilevate al massimo grado chiarezza timbrica, sbalzo plastico del contrappunto in un’aura di grande lucentezza fonica, al limite della trasparenza cameristica, senza per questo rinunciare, laddove necessario (nel primo movimento, per esempio), all’epica a tutto tondo evocata dalla scrittura mahleriana. Ne è nato un racconto sinfonico tutto proiettato verso il Novecento storico, dove i dettagli contano più degli spessori, e dove l’analisi della forma organica prevale sull’afflato emozionale. La qual cosa ultima potrebbe anche aver disorientato chi è abituato a un’esplicitazione totale dell’autentico magma tragico che si sprigiona dalla partitura, specie nel quarto movimento: si ascoltino soprattutto Georg Solti (Chicago, 1970) o il Bernstein di Vienna, o Klaus Tennstedt con la London Symphony Orchestra, in cui l’espressionismo iper-romantico della tessitura, nonché l’esibita riflessione sul destino ultimo di ogni cosa, vengono portati in primo piano quale cifra estetica fondante, l’architettura formale come «ponte che conduce all’anima» (Spengler), e non soggetto essa stessa. Punti di vista diversi su un capolavoro, che naturalmente possono coesistere, lasciando a ciascuno le proprie preferenze e traendo occasione di conoscenza sia dall’epicedio décadent evocato dai direttori citati, che dalla specie di freddo nichilismo plasmato da Gatti. Al quale in ogni caso va dato atto di una competenza tecnica, di una sicurezza di gesto, di una coerenza di visione che, in perfetta sintonia con la formidabile compagine sassone, hanno fatto rivivere la pagina di Mahler con una logica ferrea, in una lettura di lucidissima indagine strutturale. Un pubblico foltissimo, al termine, dopo alcuni istanti di silenzioso raccoglimento, ha salutato entusiasta l’esecuzione.
Beethoven (Overture Egmont, Quarto concerto per pianoforte, con solista Beatrice Rana) e Brahms (Seconda sinfonia)nella serata di mercoledì. Valgono tutti i rilievi già forniti, riguardo l’intensità di presenza della Staatskapelle, con una sonorità beethoveniana particolarmente compatta e severa, mentre per la verità i tromboni hanno fatto traudire qualche emissione slabbrata nella Sinfonia di Brahms. Dopo un compassato e non particolarmente brillante Egmont, lo scarto rispetto a una certa routine l’ha fornito Beatrice Rana, che ha infuso luce e fuoco nel Concerto, con un’ampia gamma dinamica capace di evidenziare le fibrillazioni poetiche del gran testo, nell’Allegro moderato iniziale servendo al meglio l’invenzione motivica infinita del dialogo tra l’ensemble e il pianoforte. Detto di una stimmung tutta interiore, cesellata sino alla frammentazione e al dissolvimento, nell’insondabile mestizia dell’interloquire impossibile dell’Andante con moto, la Rana e Gatti hanno poi ottimamente condotto il movimento finale tra violenza e dolcezza, con gli arpeggi spezzati oggetto di singolari variazioni di peso da parte della pianista, che si è confermata artista notevolissima esattamente per la capacità di regolare il flusso dinamico al fine di esprimere all’ennesima potenza la tensione degli intervalli melodici. Caratteristica, quest’ultima, magnificamente presente anche nel bis concesso, la Romanza senza parole, op. 67, n. 2 di Mendelssohn.
La Sinfonia in Re maggiore di Brahms che ha chiuso il concerto ha proseguito in certo qual modo nella direzione indicata nella Sesta di Mahler, nel senso della lettura oggettiva, scevra di retorica, con passo sostenuto e con linee ben articolate. Ne sono nati una gravità possente nel finale dell’Allegro non troppo, un momento profondamente meditativo, di risonanza memorabile, nel dialogo tra violoncelli e legni nell’Adagio non troppo, un’intensa caratterizzazione ritmica dello sviluppo prima della ripresa nell’Allegro con spirito finale. Quanto a pathos e sotterranei languori della melodia, pur presenti specie nel primo movimento, avremmo preferito maggiore abbandono, un canto più libero su un fraseggio animato da quei sussulti segreti che troviamo in Walter (1960), in Karajan (1963), in Giulini (1980), o in Bernstein (1982), ma la scelta interpretativa di Gatti, nel suo austero ma non freddo rigore, ha comunque ampiamente appagato il pubblico veronese, che ha chiesto insistentemente un bis, giunto con un’assorta esecuzione del Preludio al terzo atto dei Meistersinger di Wagner.
Leggi anche
Roma, Concerto Sternath/Gatti/Santa Cecilia, 30/01/2026
Milano, concerto Daniele Gatti / Sächsische Staatskapelle Dresden, 08/09/2025
Verona, Concerto Gatti/ Staatskapelle Dresden, 13/09/2024
