L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Stiffelio in bianco e nero

di Irina Sorokina

Grande e meritato successo per la nuova produzione di Stiffelio che da Piacenza approda a Modena. In locandina i nomi storici di Pierluigi Pizzi e Gregory Kunde al fianco di quelli di Lidia Fridman, Vladimir Stoyanov e Leonardo Sini.

MODENA, 11 gennaio 2026 - Stiffelio, chi era costui?Si suppone facilmente che, anche tra il pubblico devoto al genio di Giuseppe Verdi, ci sarà una grande fetta che non ha mai sentito questa sua opera in teatro. Nonostante qualche importante ripresa recente, non appare molto spesso nei cartelloni e non gode di una vasta fama, ma, quando lo si viene a conoscere, alla mente e all’orecchio si apre un mondo e ci si domanda perché questo titolo cronologicamente vicino alla trilogia popolare non abbia mai avuto la diffusione che avebbe meritato. La scrittura verdiana si riconosce subito, come la capacità del bussetano di penetrare nella profondità dell’animo umano attraverso tanti magnifici cori, concertati e arie: ascoltandoli, a volte, si trattiene il respiro e si prova il desiderio di conoscerla di più, quest’opera, che tratta i problemi, sempre attuali, di tradimento coniugale e di perdono. Per quanto riguarda la messa in scena di Stiffelio, la prima cosa che viene in mente è il lavoro del compianto Graham Vick al Teatro Farnese (si ricorda ancora la salita solenne del folto pubblico per le scale dello storico palazzo dei signori del ducato, come se fosse già a conoscenza che l’aspettasse qualcosa di straordinario). Lo spettacolo di Vick “costrinse” i presenti stare in piedi per tutta la durata in uno stato di coinvolgimento pazzesco, forse, mai ripetuto. Nella stagione lirica in corso, Stiffelio appare al Teatro Comunale Pavarotti Freni, in coproduzione con Piacenza dove ha debuttato, in un nuovo allestimento firmato da una figura storica per quanto riguarda scenografia, costumi e regia: Pier Luigi Pizzi, con la collaborazione alla regia e le luci di Massimo Gasparon, ai costumi di Lorena Marin e con l’editing video di Matteo Letizi.

Chi ha frequentato per molti anni luoghi come il Rossini Opera Festival riconosce immediatamente lo stile del grande designer e autentico demiurgo del teatro d’opera italiano degli ultimi decenni, ma il riconoscimento non porta mai alla noia, è solo la constatazione seguita dal godimento della bellezza visiva. La soluzione visiva di Stiffelio firmato Pizzi sono colori essenziali con prevalenza di nero e bianco e forme geometriche semplici: scelta perfetta per la casa borghese, il cimitero, la chiesa. Colori e forme contribuiscono alla creazione delle atmosfere che sanno di rigidità, tormento e pentimento.

Se l’allestimento sobrio, di buon gusto e grande bellezza merita l’epiteto “tradizionale”, il cast impegnato merita la definizione “magnifico”. Nel ruolo del titolo il tenore americano Gregory Kunde, una volta celebrità del repertorio rossiniano, oggi passato a quello verdiano. Adesso è Stiffelio e il risultato è simile, anzi, simillimo a quello del recente Otello ascoltato sempre a Modena. Una grande interpretazione del personaggio, ma anche i segni del tempo su una voce che oggi fa spesso temere l'incidente.

E così al teatro modenese troviamo tre magnifici attori, ma solo due magnifici cantanti, il soprano russo Lidia Fridman (Lina) e il baritono bulgaro Vladimir Stoyanov (Stankar), che danno decisamente del tu ai ruoli a loro affidati. La Fridman, ben conosciuta dal pubblico italiano, è un soprano lirico spinto leggermente opaco e dal timbro non indimenticabile che canta con studio e sicurezza e recita con ispirazione da vera donna di teatro, suscitando nel pubblico la compassione per la propria eroina e portandolo quasi al brivido. La Lina del soprano venuto da Samara, una delle storiche città del Volga, non si dimenticherà; lo testimoniano i calorosi applausi dopo la sua aria, che ha conquistato per la gestione dei fiati e le tinte drammatiche. Stoyanov, per cui il tempo sembra non passare, risulta il vincitore della “gara” tra i cantanti: la voce di baritono bella e ben timbrata calza a pennello al personaggio del suocero di Stiffelio. Stankar coinvolge nei recitativi e raggiunge l’apice dell’interpretazione nell’aria “Lina, pensai che un angelo” del terzo atto, profonda e commovente, grazie al dosaggio raffinatissimo di dinamiche e colori. Che classe, così rara nei nostri tempi, che musicalità raffinata e che parola ben scolpita, comprensibile anche ai non madre lingua; alla fine dell’aria scoppiano gli applausi a non finire. Carlo Raffaelli nel ruolo dell’amante di Lina, Raffaele, lascia un segno particolare; non solo possiede una voce di tenore caratterizzata da un bel colore e da uno squillo piacevole, ma rivela un lavoro approfondito sul personaggio che tocca gli animi, destando i sentimenti contraddittori. All’altezza gli interpreti dei ruoli di contorno, Adriano Gramigni (Jorg), Paolo Nevi (Federico di Frengel), Carlotta Vichi (Dorotea), Giacomo Decol (Fritz).

Il coro del Teatro Municipale di Piacenza sotto la guida di Corrado Casati si presenta in ottima forma e supera sé stesso diventando uno dei protagonisti della recita e realmente ispirato appare Leonardo Sini alla guida dell’orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini; la sua è direzione attenta e precisa, dalla Sinfonia molto intensa all’accompagnamento equilibrato e amorevole dei cantanti. Al Teatro Comunale di Modena pochi giorni prima avevamo avuto il gran successo del Concerto di Capodanno diretto dal Maestro Yoshida; adesso il successo si ripete anche per Stiffelio affidato da Leonardo Sini: la piccola città emiliana non delude mai.

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