Prima la musica, poi la regia
Il 2026 si apre al Filarmonico di Verona con una ripresa di Don Giovanni che può contare su validissimi interpreti, nonostante una regia assai poco convincente.
VERONA 21 gennaio 2026 - «Vivan le femmine! Viva il buon vino! Sostegno e gloria d’umanità”, - queste sono le esclamazioni di Don Giovanni un attimo prima che la mano fredda del Commendatore lo trascini nell’inferno. Come non dare ragione al protagonista di uno dei miti eterni e più amati della cultura europea? E tra il pubblico ci sarà qualcuno che non dia ragione alla virtuosa Donna Anna che chiede a Don Ottavio di rimandare le nozze per un anno? Sarà annoiata dalla mancata vitalità del futuro marito al quale, comunque, Mozart regalò due arie di sublime bellezza.
Il capolavoro mozartiano torna al Teatro Filarmonico nell’allestimento di Enrico Stinchelli, personaggio poliedrico, conduttore radiofonico che si propone come regista, e anche di più; nella messa in scena risalente al 2019, veste appunto i panni di regista e scenografo. Il revival di Don Giovanni firmato Stinchelli ha un esito che lascia ancora una volta perplessi, rafforzando la convinzione che nei panni di“parlatore” sia molto più efficace che in quelli di regista. La messa in scena non è, certo, indimenticabile, per la sua veste sono state scelte tante, troppe proiezioni del visual designer Ezio Antonelli, gradevoli all’occhio, ma arbitrarie in conformità alla drammaturgia mozartiana. La vera perla dello spettacolo sono invece i costumi firmati Maurizio Millenotti, provenienti dall'allestimento di Franco Zeffirelli per il Festival lirico dell''Arena di Verona del 2012, riproposto nel 2015, dal taglio elegantissimo e dai colori sgargianti; questi danno all’occhio un grande piacere.
Più dell’aspetto scenico convince il cast con il bravo baritono Christian Federici nel ruolo del titolo, che ha tutte le qualità necessarie per impersonare il seduttore di Siviglia, affascinante, spigliato, furbo, spietato, con una buona dose di ironia. Ottima la sua voce, morbida e di bel colore d'autentico baritono, chiara la dizione e incantevole la linea di canto. Nulla da rimproverare a Paolo Bordogna nel ruolo di Leporello, un ottimo artista anche lui, dalle grandi doti vocali e attoriali; tuttavia, nel repertorio rossiniano continuiamo a preferirlo. Eliza Verzier, che sostituisce l’indisposta Gilda Fiume nel ruolo di Donna Anna, dimostra un pathos mai falso e una bella tenuta. Marta Torbidoni nell’impegnativo ruolo di Donna Elvira suscita grandi applausi, ma produce l’impressione che il repertorio ottocentesco - come Abigaille nel Nabucco verdiano, ascoltata recentemente al Teatro Comunale di Modena - le si addica molto di più; la sua Elvira sembra troppo granitica, in piena sintonia col suo canto. Per l’eroina mozartiana ci vorrebbero più raffinatezza e varietà di sfumature. Edgardo Rocha è Don Ottavio convincente che regala dei momenti piacevoli grazie al timbro chiaro e all’accento dolce. Molto carina la coppia Zerlina-Masetto: Emma Fekete riesce a creare un personaggio dalle molte sfumature, tra ingenuità e furbizia, e sfoggia una voce fresca e morbida, Alessandro Abis nei panni di Masetto non è per niente piatto o monocorde, conferisce al personaggio una piacevole vitalità e desta simpatia grazie alla voce ben educata e alla correttezza stilistica. Ramaz Chikviladze nel ruolo del Commendatore è maestoso e punitivo nella misura giusta.
Francesco Lanzillotta propone una lettura corretta ed equilibrata della partitura mozartiana, il suono risulta ricco e passionale e i colori brillanti; la musicalità raffinata è un altro punto forte della sua arte. Il coro areniano preparato da Roberto Gabbiani è impeccabile, compatto e musicalissimo. L’operazione della Fondazione Arena per riportare sulle scene del Filarmonico Don Giovanni può essere considerata riuscita sul piano musicale; il pubblico emozionato applaude a lungo e non vorrebbe lasciar andare cantanti e direttore.
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