Attuali inattuali
La stagione lirica dell'Orchestra Haydn prosegue con un'abbinata ben assortita: Il segreto di Susanna di Wolf-Ferrari incontra La notte di un nevrastenico di Rota con la direzione di Giuseppe Grazioli e la regia di Stefano Vizioli.
BOLZANO 7 febbraio 2026 - Cinquant’anni di differenza si fanno sentire ed è proprio questo uno dei segreti del successo di una coppia non troppo strana, con, per il resto, tanti punti in comune. Ermanno Wolf-Ferrari e Nino Rota sono due grandi inattuali, avulsi da mode e avanguardie, discepoli dei classici, per quanto non certo sordi al loro presente. Il segreto di Susanna (1909) si definisce Intermezzo alla maniera settecentesca, La notte di un nevrastenico (1959) è un dramma buffo in un atto come potrebbe essere un lavoro giovanile di Rossini o Donizetti; su entrambi si allunga l’ombra di Falstaff (in fondo Gil e Susanna sono un po’ Fenton e Nannetta che, sposati, rischiano di diventare Ford e Alice), nel primo predomina l’impronta mozartiana e nel secondo una vis rossinista. Ma, fra tanti parallelismi, ci sono pure le divergenze e mezzo secolo (con due guerre mondiali) di distanza. Il dorato, nostalgico crepuscolo dell’opera buffa ai primi del secolo scorso si guarda indietro con spirito neoclassico, ma nel guardarsi anche intorno non ignora quello stesso clima in cui Ravel arriverà a L’heure espagnole, un linguaggio strumentale che apparenta le sensuali volute dei fiati a descrivere le spire del fumo all’eros serpentino della Salome di Strauss. Lo stesso libretto di Enrico Golisciani, tradizionalissimo nella forma, ha una squisita aria demodé con quel suo giocare ironico su un futilissimo pretesto di malintesi, innocente passatempo quale ai suoi occhi era il fumo, oggi bandito da pressoché ogni luogo pubblico e da molti privati. E, tuttavia, montare un caso sul nulla è sport ancora assai praticato.
Da parte sua, Rota si avvale dell’azione serratissima del libretto di Riccardo Bacchelli, soggetto nato per il teatro senza troppa fortuna e convertito felicemente in opera radiofonica (ecco che il neoclassico, inattuale Rota torna attualissimo nel rapporto con i media; in teatro il Nevrastenico approderà poi l’8 febbraio del ‘60 alla Piccola Scala, direttore Maderna). Qui è esplicita la satira amara sulla frenesia della modernità e sull’inquinamento acustico crescente: che avrebbe detto Bacchelli di chi in treno ascolta video senza cuffie o auricolari o fa lunghe chiamate e videochiamate in vivavoce? La notte di un nevrastenico ha senz’altro un carattere più contemporaneo e quotidiano che si esalta per contrasto nel trattamento surreale, nell’inventiva così vivida e tangibile che è fra le cifre distintive di Rota. La continuità con la tradizione buffa belcantista accoglie ritmi e stili lontanissimi, citazioni e ammiccamenti dal barocco alle danze alla moda (il pensiero non corre invano a Bernstein).
Turbina intorno alla camera del Nevrastenico una coerente molteplicità di linguaggio perfettamente complementare allo smaltato cesello del Segreto di Susanna, così come l’impalpabile fil di fumo fa da contraltare alle ansie postmoderne. L’abbinata dei due brevissimi atti unici è davvero ben trovata e il divertimento palese del pubblico lo conferma: son due titoli che stanno bene insieme e meriterebbero di circolare maggiormente nei nostri teatri. In particolare meriterebbe di essere ripresa e non esaurirsi nelle sole due recite bolzanine questa produzione della Fondazione Haydn con la direzione di Giuseppe Grazioli e la regia di Stefano Vizioli.
È noto l'amore di Grazioli per Rota (di cui ha inciso l’integrale sinfonica) e in generale per il Novecento italiano dall'opera alla musica per cinema e teatro (si ricordano in teatro i lavori di Refice e Marinuzzi, in CD l’omaggio a Fiorenzo Carpi). Lo conferma in questa occasione con una concertazione chiara, affettuosa, attenta, equilibrata anche quando scalpita l'anima sinfonica della Haydn, che chiaramente si gode la possibilità di mostrare virtuoso eclettismo da un’operina-gioiello all’altra, dalla perla iridescente alla gemma scintillante.
Vizioli mostra cosa sia un vero mestiere di regista realizzando due spettacoli essenziali, ironici, azzeccatissimi, tutti basati sulla recitazione e legati senza forzature dal riferimento ai sensi: un grande naso (ma, dato che Gil immagina ci sia una tresca clandestina, al primo impatto potrebbe anche suggerire altro) e quadretti in tema portano l’olfatto al centro del Segreto; un monumentale padiglione auricolare e altri sulla carta da parati raffigurano l’ossessione acustica del Nevrastenico insieme con gli insonni occhi sbarrati sulla sua camicia da notte. Le baruffe coniugali di Susanna e del conte Gil hanno ambientazione squisitamente d’epoca (né potrebbe essere altrimenti, a meno di sostituire le sigarette tradizionali con quelle elettroniche o con combustibili diversi dal tabacco), mentre la turbolenta notte dell’hotel - un cliente prenota anche le camere contigue alla sua per avere perfetto silenzio, ma il portiere le rivende a sua insaputa - si presume ai giorni nostri. In perfetto accordo con la musica, infatti, Vizioli immagina che il Commendatore arrotondi con un profilo OnlyFans o simile e faccia cadere la scarpa durante uno spogliarello in favore di webcam: Antonio Mandrillo, oltre a cantare molto bene, è irresistibile nel passaggio da giacca e cravatta a body animalier, con misura comica da incorniciare. Non sono meno scatenati i due amanti dell’altra camera, Samantha Faina e Giovanni Petrini, che riescono a coniugare la precisione musicale con disinibite figurazioni. Bravi loro, senz’altro, e bravo Vizioli nell’affrontare il côté più piccante senza mai calcare la mano oltre i limiti del buon gusto. Lo aiutano anche Matteo Loi, Portiere misto di distinzione e interesse, sollecitudine e intrigo, e il personale dell’albergo (Daniele Contessi, Maria Giuditta Guglielmi, Cecilia Rizzetto, Lorenzo Ziller). Soprattutto, però, c’è nella parte del Nevrastenico il mattatore che l’opera esige: Bruno Taddia è l’uomo giusto al posto giusto, non imita la registrazione di Montarsolo ma ne segue l’esempio nell’idea di teatro musicale. Tic nervosi, occhiate, scatti, un’articolazione mobile e aguzza potrebbero facilmente scivolare nella caricatura, e invece c’è, in quest’apoteosi surreale, nell’iperbole delle citazioni dantesche e shakespeariane, una grande umanità. Inevitabile che gli applausi per lui si impennino, ma non viene mai meno il bel senso di un successo collettivo, di un lavoro di squadra già subito premiato nell’accoglienza iniziale alla Susanna deliziosamente maliziosa e franca di Sara Cortolezzis e al Conte Gil di Danylo Matviienko, che si scioglie via via e sviluppa con la partner una gustosa complicità scenica e musicale.
Se le voci sono appropriate per i rispettivi ruoli alla pari delle figure e dei temperamenti, una lode ulteriore va anche alle presenze mute, dal domestico Sante di Julien Lambert (già Ambrogio nel Barbiere dello scorso anno) per l’opera di Wolf-Ferrari, alla piccola squadra di figuranti-danzatori-acrobati che anima sia l’intermezzo tabagista sia la notte dell’hotel (Simone Di Biagio, Lorenzo Mauro Rossi, David Thaler, Paolo Tonezzer).
Dopo anni concentrati sul contemporaneo sperimentale, oggi, senza rinunciare a proposte meno consuete, con la squadra e la guida giusta, la Haydn può davvero aspirare a un affinamento nella prassi teatrale che la consolidi fra le realtà di riferimento nel composito panorama operistico italiano.
Leggi anche
Bolzano, L'elisir d'amore, 07/11/2025
Bolzano, Pierrot Lunaire / Gianni Schicchi, 09/11/2024
Trento, Il barbiere di Siviglia, 31/01/2025
Bolzano, Satyricon, 13/02/2025
