L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

La Borgia, ravvisala!

di Sergio Albertini

Un altro successo premia il nuovo corso del Teatro Lirico di Cagliari con la proposta - dopo ben centoquarantuno anni - di Lucrezia Borgia in coproduzione con il Maggio Fiorentino, protagonista Jessica Pratt.

CAGLIARI 2 febbraio 2026 - La Rinnegata, Alfonso, duca di Ferrara, Dalinda, Elisa da Fosco, Eustorgia da Romano, Giovanna I di Napoli, Nizza de Grenade. Sono i titoli dei 'travestimenti' dietro cui si nascose, nel corso delle riprese (e degli adattamenti), la Lucrezia Borgia di Donizetti, giunta sul palcoscenico del Lirico di Cagliari a centoquarantuno anni dalla sua ultima apparizione in città.

Giunge (benvenuta) in una nuova coproduzione con il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, dov'è andata in scena in prima nel novembre del 2025. La regia di Andrea Bernard (che già nel novembre 2019 aveva affrontato in chiave diversa l'opera per il il festival donizettiano a Bergamo), in parte accolta con dissensi a Firenze, ha ottenuto invece ampio consenso a Cagliari (ripresa da Tecla Gucci); l'edizione proposta segue l'edizione critica curata da Roger Parker e Rosie Ward proposta a Bergamo, basata sul manoscritto autografo del 1833 ma, dall'appendice (che contiene le modifiche apportate da Donizetti fino al 1842) sono state ricavate ed aggiunte nel Prologo la ripresa di “Com'è bello, quale incanto” e la cabaletta scritta per l'edizione di Parigi del 1849. Nel primo atto è stato proposto il duetto alternativo tra Lucrezia e il duca Alfonso (composto per Firenze nel 1836); nel finale abbiamo l'arioso di Gennaro 'Madre se ognor lontano', scritto per il tenore Ivanoff (che Richard Bonynge scoprì alla Morgan Librar di New York), mentre 'Era desso il figlio mio' viene ripetuto per due volte come per la versione londinese del 1839.

Spettacolo interessante, quello di Bernard, che adotta una scena girevole che permette una agile ed efficace caratterizzazione delle scene; l'opera è ambientata negli anni Cinquanta di una Roma vagamente felliniana (ma qualche costume sembra essere decisamente fuori posto; davvero gli uomini erano tutti così scamiciati, e senza mai neppure una cravatta? E quelle minigonne a Palazzo Negroni, che stonatura!), popolata di cardinali, sacerdoti, papi... Un susseguirsi ossessivo di culle sembra – non so quanto direttamente – rimandare alle ben diciassette gravidanze che Lucrezia Borgia ebbe nell'arco dei suoi tre matrimoni, gravidanze che solo in dieci casi giungeranno a compimento, con una bambina deceduta poco dopo. Degli altri nove figli, soltanto cinque riescono a vivere oltre l'adolescenza, tra cui Ercole II d'Este, nato nel 1508 ed erede del ducato di Ferrara, tramandato comf frutto di un rapporto incestuoso col fratello o col proprio padre Papa Alessandro.

Spettacolo, dicevamo, ben costruito ed efficace, con qualche nodo irrisolto (il gioco delle coppie dello specchio nel duetto tra Lucrezia ed Alfonso, ad esempio), o la relazione tra Maffio Orsini e Gennaro cui Bernard aggiunge una sfumatura omosessuale alquanto dubbia nell'atto finale (e che peraltro si è già vista nella produzione della Lucrezia Borgia all'Opera di San Francisco nell'ottobre 2011 con la regia di John Pascoe). Perplessità anche per la processione (con relativo baciamano) dei cardinali nella sala di un agopuntore col papa discinto su un lettino. Di estrema cura le luci di Marco Alba (riprese da Alberto Cannoni) e agili le scene di Alberto Beltrame; abiti di scena (dimenticabili) di Elena Beccaro.

La presenza carismatica di una autentica primadonna ha sempre caratterizzato le riprese di quest'opera, e dopo il ritiro dalle scene di Mariella Devia, Jessica Pratt indubbiamente è la belcantista più adatta a questo repertorio. A Cagliari ha bissato il successo fiorentino, meritatamente. Dal suo primo solo, dalle linee sinuosamente morbide contrassegnate da palpitanti ricchezze dinamiche fino alla fierezza vocale nel duetto con Alfonso, al disperante finale, la Pratt ha sciorinato agilità, filati, messe di voce, un registro acuto folgorante, pianissimi eterei. Le ovazioni che l'hanno accolta nella passerella finale dimostrano l'instaurato legame con il pubblico cagliaritano che spero abbia presto un seguito.

Accanto a lei il Gennaro del sassarese Matteo Desole; timbro luminoso, acuti ben proiettati, legato raffinato (a volte mi ha ricordato il giovane Meli), grande disinvoltura scenica, anche se a volte ha forzato un po' l'accento quando occorreva rendere la drammaticità di certe sue frasi.

Ottimo mezzosoprano con un denso registro grave e un sicuro registro acuto Ana Victoria Pitts, un Maffio Orsini forse troppo femminile nelle movenze; indubbiamente soddisfacente il suo Brindisi, anche se nella ripresa non sono stati apportati significativi abbellimenti e variazioni.

Mirco Palazzi risulta piuttosto di routine per il duca Alfonso (la sua aria era resa con gusto forse troppo vilain), mentre di ottima resa tutti gli altri ruoli: Andrea Galli (Liverotto), Lorenzo Barbieri (Gazella), Andrea Pellegrini (Petrucci), Mauro Secci (Vitellozzo), Rocco Lia (Gubetta), Didier Pieri (Rustighello/un uscire); Luca Gallo (Astolfo), Omar Trincas (un coppiere).

Se la direzione del sassare Leoardo Sini ha saputo pienamente cogliere (e rispettare) la vena romantica dell'opera, grande è stata la sua attenzione al rapporto tra buca e scena, sempre sostenendo con cura le voci; ottimo il coro, preparato da Massimo Fiocchi Malaspina.

Ampio successo di pubblico.

Una nota: il revival di Lucrezia Borgia ebbe inizio nel 1933, al Maggio Fiorentino, dove Vittorio Gui, allora direttore artistico, affidò l'opera a Gino Marinuzzi e scene e costumi al sassarese Mario Sironi. Quei figurini per l’opera sono stati acquisiti fortunosamente dal Consiglio regional della Sardegna; realizzati a matita e tempera, dai colori stesi in modo compatto e frammentato, ricostruiscono le sagome dei personaggi, rivisitando un antico abbigliamento in modo autonomo rispetto ai possibili modelli rinascimentali. Durante le cinque recite cagliaritane della Lucrezia Borgia i figurini erano esposti nel foyer di platea; peccato fossero posti ad oltre tre metri di altezza, e praticamente non illuminati. In una parola, invisibili.

Leggi anche

Roma, Lucrezia Borgia, 22/02/2025

Bologna, Lucrezia Borgia, 11/05/2022

Bologna, Lucrezia Borgia, 07/05/2022

Bergamo, Lucrezia Borgia, 22/11/2019


 

 

 
 
 

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.