Tempo di Don Giovanni
Fa tappa anche a Modena il Don Giovanni con la regia di Andrea Bernard e la direzione di Enrico Pagano. Marta Torbidoni entra in extremis come Donna Elvira sostituendo l'indisposta Carmela Remigio.
MODENA, 8 febbraio 2026 - Tempo di Don Giovanni, verrebbe da dire: l’opera di Mozart in gennaio è stata rappresentata al Teatro Filarmonico di Verona, e a distanza che non supera tre settimane, il celebre titolo fa di nuovo la sua apparizione al Teatro Comunale Pavarotti Freni di Modena. Due allestimenti totalmente diversi, quello veronese , a firma di Enrico Stinchelli, risale al 2019 e porta nessuna idea particolare, quello modenese è nuovo di zecca, sceglie una strada molto personale ed è coprodotto da Fondazione Teatri di Piacenza (ne ha già parlato Antonino Trotta: Piacenza, Don Giovanni, 23/01/2026) e Fondazione Teatro Comunale di Modena. Andrea Bernard firma la regia, Alberto Beltrame le scene, Elena Beccaro i costumi, e Marco Alba le luci.
Nelle note di regia Bernard sostiene che Don Giovanni “fa esperienza sfiorando le vite degli altri senza mai entrarci davvero in connessione: non ascolta, non dialoga, non si mette in discussione. (…) Da questa assenza di confronto nasce la mia lettura: Don Giovanni diventa un collezionista, Colleziona donne, storie, oggetti, frammenti di vite altrui per costruirsi l’identità che non possiede”. Dalla visione del seduttore di Siviglia come collezionista nascono scenografie austere dallo stile decisamente minimalista, con il palcoscenico coperto da pannelli di legno color marengo, che prevedono dei buchi dalle forme varie, possono accogliere degli oggetti o un corpo umano sdraiato, aprire dei nascondigli o delle vie di fuga: l’austerità dell’impianto scenografico viene moderata dal ricco disegno di luci firmato Marco Alba.
Della qualità eccellente il cast che si esibisce al Teatro Comunale di Modena. Possiamo dichiarare tutti gli otto cantanti vincitori della recita, e, quando si parla del cast, si rischia a cadere nella trappola degli eccessivi elogi. Nel ruolo del titolo il baritono austriaco Markus Werba, artista poliedrico e spigliato, si conferma un vero Proteo capace di interpretare decine di personaggi con uguale efficacia. La voce forse ha perso la brillantezza di una volta, ma sono rimaste intatte versatilità e comprensione dello stile mozartiano; la celebre aria “Fin ch’han dal vino” è un’esplosione d’energia e sensualità, mentre la serenata “Deh vieni alla finestra” è un capolavoro di musicalità e legato e vale al baritono applausi assordanti.
Tommaso Barea dona a Leporello la propria giovinezza e un’ammirevole versatilità, ha la faccia da intellettuale e le movenze disinvolte, si pone al pari col padrone con una leggera aggressività. Anche la voce di basso è segnata da una certa leggerezza; da tutte queste qualità viene fuori un Leporello piuttosto elegante. Dinamica e coinvolgente l’aria “Madamina, il catalogo è questo”.
Tra tre donne si consegna la palma d’oro a Marta Torbidoni, che dopo aver interpretato Donna Elvira a Verona torna nella parte per sostituire all'improvviso l'indisposta Carmela Remigio. Stesso personaggio, ma interpretazione assai diversa, perché Bernard la immagina come una figura materna per Don Giovanni. Con voce salda, risulta davvero ammirevole, profonda e variegata, dotata di un’energia ardente nella sua missione , tale da incutere paura. Donna Anna ha il fisico aristocratico di Claudia Pavone che si disimpegna con sicurezza nella difficile parte e le si può rimproverare solo una certa asprezza del timbro e una certa tensione nel registro acuto. Carinissima Eleonora Boaretto nella parte di Zerlina, una finta semplice che sa districarsi nelle situazioni dubbie e dominare Masetto e nel futuro forse tutti gli altri esseri di sesso maschile che incontrerà sulla propria strada. Ha una voce di soprano lirico leggero di bel colore che regala vero godimento in due arie grazie all’omogeneità dei registri e a una grande espressività. Alberto Petricca nel ruolo di Masetto forma una coppia perfetta con la sua sposina, anche lui il finto semplice nell’esplosivo “Ho capito, signor sì”. Incisivo il basso Renzo Ran nel ruolo del Commendatore.
Tra tutti questi artisti di una bravura eccezionale, il tenore Marco Ciaponi , nei panni sotto certi aspetti ingrati di Don Ottavio, è l’autentico vincitore della recita. Sfoggia una voce di tenore lirico bella e ben educata, ma sono musicalità e fraseggio raffinatissimi che lo portano al meritato successo in Don Giovanni a Modena. Crea e sfrutta saggiamente un'immagine da “impiegato” che fa pensare alla noia insopportabile che aspetta Donna Anna dopo il matrimonio (non per nulla nel finale dell’opera lei rimanda le nozze). Le due arie di Don Ottavio, “Dalla sua pace” e “Il mio tesoro intanto”, cantate in modo sublime con emissione morbidissima e legato incantevole, sono i momenti più alti di questo Don Giovanni modenese; valgono al tenore un’autentica ovazione.
Sul podio, alla guida dell’Orchestra Filarmonica Italiana, Enrico Pagano sprizza energia e brio. La sua direzione è segnata da dinamiche ben misurate e dall'attenzione per contrasti
Il coro del Teatro Municipale di Piacenza preparato da Corrado Casati figura in modo eccellente, e cesellato l’accompagnamento dei recitativi del maestro al cembalo Andres Jesus Gallucci. Al Teatro Comunale di Modena, un pomeriggio davvero speciale, un successo strepitoso dell’opera mozartiana pienamente meritato.
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