L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Vecchia e nuova scuola

di Roberta Pedrotti

Vasilisa Berzhanskaya è giustamente acclamata come protagonista di Norma a Parma in una produzione che musicalmente nei suoi esiti migliori sintetizza moderna sensibilità e solida tradizione.

PARMA, 17 febbraio 2026 - Dalla ripresa della Norma firmata dal regista Nicola Berloffa (scene di Andrea Belli, costumi di Valeria Donata Bettella, luci di Simone Bovisa) non ci aspettavamo molte sorprese teatrali. La produzione non parve molto significativa nel 2022 né oggi le cose sono cambiate: tutto si sposta alla metà del XIX secolo, le tuniche lasciano posto alle crinoline, mantelli e armature alle divise di una guerra d’indipendenza in cui i galli potrebbero essere gli italiani e i romani gli austriaci. La drammaturgia non ne ricava granché di significativo e semmai si appesantisce con elementi gratuiti (perché la scena della sortita di Pollione è punteggiata di esercizi di scherma fra il proconsole e Flavio in campo nemico?), maldestri (perché la camera della sacerdotessa ha un’unica porta da cui fare sgattaiolare la prole per non incrociare chi proprio da lì sta entrando?), non privi di sgradevolezza (perché Clotilde maltratta così i figli di Norma nel finale?).

L’attenzione si concentra tutta sul versante musicale, con una locandina completamente rinnovata e assai succosa.

Non è un debutto, quello di Vasilisa Berzhanskaya nei panni della sacerdotessa belliniana: è la riconferma di un percorso di esplorazione libera della vocalità belcantista. Alla maniera della Pasta e della Malibran, nasce classificata come contralto o mezzosoprano, conquistando un registro acuto tanto saldo da non ridursi a risorsa per cadenze o puntature, tramutandosi semmai in terreno di conquista stabile per affrontare anche tessiture sopranili. Fra i prossimi impegni di Berzhanskaja figurano, a breve distanza di tempo, l’eponimo contralto del Giulio Cesare di Handel a Berlino e la Pamyra, soprano, del Siège de Corinthe di Rossini a Pesaro; parimenti la frequentazione di Norma non esclude quella di Adalgisa. Basta che funzioni, e funziona eccome, da autentico fenomeno vocale rifinito dallo studio: colore denso della tragédienne che onora i passaggi più gravi, coloratura che fluisce nella melodia belliniana differenziandosi rispetto alla granitura rossiniana, puntature acute e sovracute impavide, linea legatissima anche là dove l’emissione si assottiglia in filati colmi di un pathos ben filtrato attraverso la nobiltà neoclassica. Chapeau: se proprio vogliamo riservarci un desiderio, può essere in un’ulteriore rifinitura della pronuncia italiana.

Una Norma del genere non deve essere una diva isolata, ma deve trovare nel cast il giusto equilibrio e nella concertazione un valido complice. Nel primo caso, è senz’altro azzeccata la scelta di Maria Laura Iacobellis come Adalgisa: chiaro che la presenza come prima interprete di Giulia Grisi (pure prima Elvira dei Puritani) indirizzi senza meno alla scelta preferenziale di un soprano. Tuttavia, Berzhanskaya docet, l’importante non è una categorizzazione assai fluida al tempo di Bellini, bensì l’equilibrio fra due voci che sostengano le rispettive scritture, si amalgamino bene negli assiemi restando ben distinte fra l’autorità sacerdotale e la tenerezza giovanile. La coppia parmigiana funziona perfettamente e là dove Berzhanskaya (mezzosoprano “lungo”) suggerisce una Norma matura e autorevole, Iacobellis (soprano puro), pure assai musicale, mostra nell’emissione una morbidezza in cui s’insinua la fragilità dell’adolescenza, una dolcezza inesperta ma non remissiva, arricchita da piacevoli note asprigne. 

In un cast principale tutto segnato da esperienze fondamentali legate al Rossini Opera Festival di Pesaro, Carlo Lepore mette a frutto il suo intelligente lavoro d’interprete per restituire un Oroveso umano quanto nobile e austero. Dmitry Korchak, viceversa, ama esibire il lato muscolare di Pollione, sortendo il curioso paradosso di una lettura stilisticamente ammirevole (do acuto della cavatina, le riprese variate comme il faut) nella lettera e pure musicalmente grossier nella resa. Un Proconsole in potenza plausibilissimo, fra i migliori di oggi, e pur tuttavia in sé quasi un ossimoro.

Ottimo davvero il Flavio di Francesco Congiu (già allievo dell’Accademia Verdiana), che completa il cast con la Clotilde di Alessandra Della Croce.

Sul versante della concertazione, Renato Palumbo mostra con Berzhanskaya quella complicità che si diceva indispensabile per il successo della produzione. La comune propensione per tempi non concitati trova l’estremo nella dilatazione irreale di “Casta diva”, ma nel corso dell’opera sa alternare sospensioni estatiche a un’idea di dramma teso e solenne senza perdersi in oscillazioni di metronomo compiaciute e fini a sé stesse. Soprattutto, si percepisce la concretezza di un direttore d’opera di salda, vecchia scuola, che fa teatro con senso pratico, cura le voci, sa lavorare con l’orchestra. Non tutto è pulitissimo, ma poco importa se c’è dramma, c’è coerenza e disegno d’insieme. Se il coro preparato da Martino Faggiani è fiero alfiere di quella gloriosa tradizione all'italiana, la Ofi (Orchestra Filarmonica Italiana) non avrà il blasone e la qualità intrinseca della Toscanini, ma questa sera si mostra ben più compatta e convincente che in precedenti occasioni parmigiane e asseconda una concertazione robusta, sì, e pur accurata e aggiornata a una moderna consapevolezza. Vecchia scuola, si diceva, ma con coscienza dell’integrità del testo, che si presenta senza tagli (ricordiamo che la coda elegiaca di “Guerra, guerra” è opzionale) e con volontà di variare le riprese e le ripetizioni, non solo delle cabalette. 

La recita riscuote nel complesso un buon successo (il bu isolato all'indirizzo di Korchak pare comunque eccessivo) a riprova del fatto che Norma non sia più un’opera ineseguibile e che, anzi, le vie per trovare soddisfazioni anche significative oggi non siano poi così poche. Una è senz’altro Vasilisa Berzhanskaya, oggetto di una meritata ovazione finale.

Parma, Norma, 18/03/2022

Parma, La bohème, 06/04/2025

Milano, Norma, 17/07/2025

Milano, Norma, 30/06/2025

Milano, Norma, 11/07/2025

Salerno, Norma, 25/04/2025

Macerata. Norma, 20/07/2024

Genova, Norma, 06/05/2023

Brescia, Norma, 30/09-02/10/2022

Bologna, Norma, 18-19/03/2023

 


 

 

 
 
 

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