Vittoria olimpica
L'opera di Vivaldi al Teatro Ristori di Verona si avvale di ottime voci e di una brillante direzione in uno spettacolo libero e divertente.
VERONA 25/02/2026 - A volte ci vuole tanto tempo perché la diffusione un’opera allarghi la propria geografia e conquisti terre lontane. La nostra strada porta a Verona, la città dove ogni anno il festival lirico all’aperto accoglie milioni di spettatori che vengono ascoltare opere del cosiddetto “grande repertorio” come Aida, Nabucco, La traviata, Tosca. Ma in inverno la città veneta opta per un repertorio diverso, spesso sconosciuto al grande pubblico, e il luogo di queste rappresentazioni è il Teatro Filarmonico, una gemma dell’architetto Bibiena, distrutto durante i bombardamenti di Verona nella seconda guerra mondiale e ricostruito anni dopo. Ma non lontano dal Filarmonico sorge un’altra gemma, molto più piccola, il teatro Ristori, ed è scelta per accogliere un titolo raro, L'Olimpiade di Antonio Vivaldi, il “prete rosso”. Fra le sue creazioni, il pubblico avrà senz'altro maggior confidenza con Le stagioni o il Gloria, ma senza dimenticare l'Orlando andato in scena proprio a Verona pochi anni fa. Appare più complessa da seguire, per il suo intreccio non semplice e lineare, L'Olimpiade, ma l’orecchio attento non tarderà a riconoscere nella sua musicail virtuosismo stratosferico di alcune arie, come il lirismo struggente di altre.
L’allestimento giunto a Verona è firmato da Alban Ho Van per il Théatre des Champes Elysées, fa parte di “Cultural Olympiad 26 – the Arts Programme” ed è stato visto due anni fa in occasione delle Olimpiadi di Parigi. Si ha a che fare con una prevedibile trasposizione d'epoca; l’occhio dello spettatore scorre dentro una palestra dei nostri giorni piena d’attrezzi vari e immancabili materassini, niente di speciale e abbastanza gradevole. Il luogo d’allenamento e di competizione è destinato a trasformarsi in un tempio neoclassico, allo scopo di rendere chiara l’idea del legame del passato col presente. Lo spettacolo scorre in modo leggero, rivela gusto per il gioco e non soffre certo di noia, nonostante la lunghezza dell'opera possa mettere alla prova parte del pubblico; le luci di Bruno Marsol valorizzano l’impianto scenografico, i costumi di Marie La Rocca, dai colori forti, sono simpatici e divertenti e le coreografie di Raphaelle Delaunay originali. In questo mondo di fantasie, forme e colori la regia di Emmanuel Daumas non si pone i limiti, si muove e “respira” liberamente.
Molto buona la parte musicale, con un cast composto dei “primi tra gli uguali”. Christian Senn nei panni di Clistene conferma le sue qualità migliori: voce di baritono nobile e sonora, atteggiamento realmente aristocratico; Loriana Castellano nel ruolo di sua figlia Aristea, amante di Megacle, vanta una forte personalità e canto omogeneo e gradevole; è fedele a sé stessa Josè Maria Lo Monaco, attrice affascinante e vocalista eminente nella del protagonista Licida; Nicolò Balducci è formidabile come Megacle grazie ad una tecnica vertiginosa e alla capacità di stare in scena; Benedetta Mazzucato nei panni d’Argene, dama di Creta e amante di Licida, è in grado di togliere respiro sfoggiando suono bello e pieno. Completano egregiamente il cast Ana Maria Labin e Roberto Lorenzi, rispettivamente nei ruoli di Aminta, precettore di Licida, e Alcandro, confidente di re Clistene.
La partitura vivaldiana risulta felicemente adatta alla personalità e il temperamento di Giulio Prandi, capace d’ispirare i musicisti dell’Arena e ottenere un suono variegato e brillante,: così L’Olimpiade viene accolta dal pubblico veronese con entusiasmo testimoniato da calorosi applausi.
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