L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Cantiere sul mare, baci e champagne

di Irina Sorokina

Gran successo, al Teatro Pavarotti Freni di Modena, per L'italiana in Algeri coprodotta dai teatri emiliani con la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento.

MODENA, 8 marzo 2026 - Dopo essere rappresentata a Piacenza, arriva anche a Modena, un’altra città emiliana, L’italiana in Algeri, tra le opere più belle e divertenti del genio pesarese. Funziona così bene dal punto di vista sia musicale sia drammatico che è quasi impossibile immaginare una messa in scena brutta o noiosa. A cosa potrebbe essere paragonata, L’italiana? Dopo un istante vengono in mente le parole del sommo poeta russo Aleksandr Puškin che da giovane, esiliato per volere dello zar nella città di Odessa sul mar Nero, ebbe l'occasione di ascoltare le opere del Cigno di Pesaro. E chi disse meglio di lui di Gioachino: "Riversa i suoni che bollono, scorrono e ardono/Come i giovani baci“. Non soltanto paragonò la musica di Rossini con i giovani baci, ma anche con gli schizzi dorati del migliore champagne francese: come dargli torto?

L'immagine di giovani baci e di schizzi di champagne funziona anche applicata alla rappresentazione dell'Italiana in Algeri modenese. La recita non è ancora iniziata, ma nella sala del Pavarotti Freni si percepisce un'atmosfera festosa, l'orchestra sembra impaziente. Viene annunciato che, nonostante l'indisposizione che l'ha colpito, il tenore Ruzil Gatin (Lindoro) sosterrà la recita. Ed ecco che arriva l'incidente di percorso, il direttore Alessandro Cadario, con l'eleganza che lo caratterizza, dà l'attacco, l'ouverture parte e dopo le prime note un cellulare squilla in sala. Per nulla turbato, Cadario ferma l'orchestra, si gira verso il pubblico con l'espressione di rimprovero bonario. Si vivono alcuni secondi di turbamento e poi via! Un'esecuzione brillante, energica e ironica, con l'impeto giusto e il suono compatto.

Una squadra efficace firma una messa in scena molto simpatica che coinvolge e provoca sorrisi e risate continui. Lo scenografo Nicolas Bovey ambienta L'italiana in un cantiere, e, forse, non si tratta di Algeri, ma dell'Italia del Sud, o, perchè no, in qualche località dalle parti di Pesaro o Fano. Non lontano dal mare, sorge una villetta non ancora finita (si ha l'impressione che i lavori andranno per le lunghe). Non finita, ma già abitabile, con qualche scomodità sopportabile. E quella in cui vive un uomo maleducato e arrogante, anche se, in fin dei conti, non proprio cattivo, Mustafà. Ed è a lui che capita una disgrazia, conoscere una donna avvenente, decisa, spiritosa, una specie d'uragano, Isabella, appunto, mentre al gentile Lindoro capita a lavorare col cemento, riparandosi dal sole con un cappellino fatto di giornale. La regia di Fabio Cherstich sprizza fantasia e brio da tutti i pori, le trovate comiche non sono mai esagerate e tengono d'occhio la psicologia dei personaggi, la messa in scena viene arricchita dalla presenza dei mimi diretti da Julian Lambert, che ravvivano l'azione e rafforzano i sorrisi, con il contributo valido di Arthur Arbesser (costumi) e Alessandro Pasqualini (luci).

Brilla anche il cast; Laura Verrecchia è una bella donna dalla figura sinuosa e le chiome nere, energica e seducente, un'Isabella perfetta. Quindi non c'è da meravigliarsi che ai piedi di una tale donna gli uomini caschino come pere. Appartenente alla categoria delle „bestie di palcoscenico“ la Verrecchia vanta una bella voce di mezzosoprano scura, tecnica salda e virtuosismo sicuro, trionfa, giustamente, nelle sue arie. Le potrebbe rimproverare solo l'emissione leggermente sforzata, ma, senza dubbio, è un'Isabella affascinante, sicura e spiritosa. Nonostante l'indisposizione anunciata, Ruzil Gatin figura bene nei panni di Lindoro, crea un personaggio simpatico, un po' in balia della sua Isabella, ma con carattere. Voce del vero tenore rossiniano chiara, morbida, perfettamente educata viene giustamente apprezzata nei concertati e nell'aria “Languir per una bella“, ma l'acuto, pur sicuro, tradisce una certa fatica, e i segni dell'indisposizione si avvertono. “Il primo tra gli uguali“ risulta Marco Filippo Romano nei panni di un Taddeo dai vistosi sandali con calzini e dalla voce baritono splendida, nobile e vellutata; la scena del Kaimakan esilarante e musicalmente impeccabile, il suo vero momento di gloria diviso giustamente con il coro maschile. Giorgio Caoduro nel ruolo di Mustafà crea un personaggio multisfaccettato, nell'unione felice della bella voce baritonale e delle doti attoriali che destano simpatia e ammirazione.

Prezioso il contributo di Gloria Tronel (Elvira), Barbara Skora (Zulma) e Giuseppe De Luca (Haly). Buona la prova del coro Claudio Merulo di Reggio Emilia preparato da Martino Faggiani.

Brillante la prova di Alessandro Cadario alla guida dell'Orchestra dell'Emilia Romagna Arturo Toscanini che “emette i suoni che bollono, scorrono, ardono“, ma rispettono anche la comicità tipicamente rossiniana. E rispettono anche i cantanti accompagnandoli con attenzione e dolcezza.

Il fatto che la seconda recita modenese dell'Italiana si svolge l'8 marzo, la Festa della Donna, è casuale, ma ci piace credere che non lo sia affatto. Viva le donne avvenenti e intraprendenti come Isabella, viva la musica che rende loro omaggio e viva Gioachino Rossini. Cosa vogliamo di più?

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Piacenza, L'italiana in Algeri, 01/03/2026

Pesaro, L'italiana in Algeri, 12/08/2025

Trento, Il barbiere di Siviglia, 31/01/2025

 


 

 

 
 
 

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