Elisir e tagliatelle
di Marco Simoni
Coprodotto con OperaLombardia e il Coccia di Novara, approda a Pisa L'elisir d'amore ambientato da Andrea Chiodi in un pastificio. Convince la parte musicale, completamente rinnovata.
PISA 27 marzo 2026 - L'idea di ambientare l'opera in una fabbrica di pasta di proprietà di Adina, partorita dalla fantasia del regista Andrea Chiodi e ripresa da Alessio Boccuni, è divertente e – ci spiega il regista - deriva da una battuta di Dulcamara riferita a Nemorino (“Egli è il gallo della checca, tutte segue e tutte becca”). Questo presupposto è alla base di una serie di trovate sceniche, quali un grande cartellone pubblicitario con la scritta “Adina, vera pasta all’uovo”, come pure la scena in cui Belcore, cantando “Io ti porgo questi fior” offre ad Adina, invece, le tagliatelle. In fondo, si sa, l’ambientazione in un villaggio basco del libretto originale non è mai stata presa sul serio da nessuno; del resto è lo stesso Felice Romani che avvertiva, già all’epoca, che «Il soggetto è imitato dal “Filtro” di Scribe. Gli è uno scherzo, e come tale è presentato ai cortesi lettori». Siamo perciò in linea con la drammaturgia donizettiana che, vivaddio, è un melodramma giocoso e come tale va trattato.
Appare invece piuttosto gratuita la scelta di tappezzare le pareti di galline, con un unico posto vuoto riempito dall’ultimo volatile alla fine dell’opera. Per lo stesso motivo lascia perplessi la scena - sullo sfondo - del sindacalista che arringa i lavoratori con tanto di megafono, poco congruente con il sapiente equilibrio dell’opera. Una volta accettate queste bizzarre scelte, c’è da dire che tanto le scene di Guido Buganza quanto le luci di Gianni Bertoli e Andrea Rizzitelli sono funzionali al risultato.Molto curati i costumi di Ilaria Ariemme, con i personaggi che indossano abiti da pastai, con tanto di grembiule e toque blanche durante il primo atto, mentre nel secondo atto li ritroviamo vestiti come i partecipanti ad una festa. La scena con i palloncini a forma di cuore, volutamente kitsch, ha un sicuro effetto comico.
Tra i cantanti spicca Roberto Lorenzi nei panni di Dulcamara, simpatico cialtrone e vero motore dell'azione: Lorenzi ne incarna brillantemente la figura, sia sul piano vocale sia su quello della presenza scenica. Ilaria Casai interpreta la piccola parte di Giannetta, riuscendo però, nello spazio concesso, a evidenziare il ruolo di reginetta del gossip (“Saria possibile? / Possibilissimo…”). Nicola Farnesi, nel ruolo di Belcore, non è sempre convincente sul piano della performance vocale, anche se si distingue giocando sulla fisicità caricaturale di uno spavaldo e grottesco miles gloriosus. Barbara Massaro incarna un’Adina dalla voce delicata ma sicura, senza calcare troppo sul lato civettuolo del personaggio, mentre Valentino Buzza, nei panni di Nemorino, mostra tecnica vocale sicura, che emerge non solo nella celebre aria “Una furtiva lagrima”, ma soprattutto nei brani d’assieme, come il duetto con Dulcamara e quelli con la stessa Adina.
Il coro Arché, diretto da Marco Bargagna offre un risultato particolarmente solido e convincente, raggiungendo il culmine sul finale del primo atto e nella prima scena del secondo atto. Massimiliano Caldi dirige con gesto sobrio e preciso l’Orchestra Roma tre, puntando soprattutto su sonorità brillanti, ma indulgendo anche in dinamiche più morbide, che esaltano quelle situazioni sceniche in cui si fa leva sul sentimento, restituendo in questo modo pienamente lo spirito dell’orchestrazione di Donizetti, che si differenzia così da quella di Rossini.
Novara, L'elisir d'amore, 23/11/2025
