Nabucco bielorusso
Nabucco approda a Minsk in uno spettacolo decorativo pensato da Giancarlo Del Monaco, animato da voci importanti e da un coro eccellente.
MINSK, 22 marzo 2026 - Solo sei mesi sono passati dopo la nostra prima visita al Teatro Bolshoi dell’opera e del balletto della Repubblica Belarus’, con sede nella capitale, Minsk, bella, ordinata, pulita e popolata dalla gente di una gentilezza davvero eccezionale. Sia la Bielorussia (chiamiamola stavolta con il suo nome “sovietico”) sia la sua capitale non sono conosciute sufficientemente da viaggiatori e melomani europei, ma chi sceglie questa destinazione guidato dalla curiosità e dalla voglia d’esplorare le terre vicine, ma non ancora lanciate, “turisticamente” parlando, non rimane certo deluso. La Bielorussia vanta paesaggi belli e dolci, architetture che spaziano dai magnifici castelli sette ottocenteschi dei nobili agli edifici di stampo sovietico.
Durante la prima visita in Belarus’ abbiamo visto Romeo e Giulietta, il celeberrimo balletto di Prokof’ev, e Tosca, uno dei capolavori di Puccini, entrambi i titoli tra i più eseguiti nel mondo. Non potevamo che emettere un giudizio positivo, e confermarlo, quando è venuta l‘ora di vedere e ascoltare Nabucco. Per portarlo al palcoscenico ci sono voluti tre anni e una squadra speciale capitanata da Giancarlo Del Monaco, figlio del celeberrimo tenore Mario.
Giancarlo Del Monaco ha optato per un allestimento tradizionale nel senso buono della parola, senza alcuna intenzione di stravolgere la drammaturgia verdiana e senza brutte sorprese. Ha firmato sia la regia (quasi invisibile) sia le scenografie spettacolari e i costumi variopinti che, senza alcun dubbio, hanno accarezzato l’occhio del pubblico incline al gusto tradizionale. Ecco la parola chiave per definire l’approccio del figlio del mitico Mario, “tradizionale”. Ma non è sbagliato pensare anche al concetto di “classico”: le scenografie erano spettacolari e i costumi belli e ricchi. Purtroppo, problemi di salute hanno impedito la sua presenza nella capitale bielorussa e il compito di mettere le sue idee in scena è stato assunto dall’assistente Gheorghij Ščilov. Che lo spettacolo non avrebbe presentato nulla di nuovo si sapeva dall’inizio: la messa in scena non avrebbe sostenuto io radicalismo del teatro di regia. Sarebbe stata “soltanto” una serie di tableux vivants piacevole all’occhio, gradita a una fetta del pubblico.
Si è ammirato l’altissimo livello del coro preparato da Nina Lomanovič, Artista del Popolo della Repubblica Belarus'. Raramente una recensione di Nabucco evita il giudizio lodevole del coro del teatro e al suo direttore, tuttavia, nel caso del Nabucco bielorusso si può parlare di qualcosa d'eccezionale. “Va' pensiero“ è stato cantato in modo raffinato, anzi raffinatissimo, con le dinamiche ricche e l'equilibrio impeccabile, e gli applausi tradizionali hanno espresso la gratitudine autentica del pubblico.
Per quanto riguarda il cast, tra Dmitrij Jankovskij (Nabucco), Maria Galkina (Abigaille) e Andrej Seljutin (Zaccaria), è nata una gara involonaria, in cui non ci sono stati vincitori, ma tre artisti magnifici dalle voci importanti, dal volume imponente che hanno coperto senza fatica lo spazio del teatro più grande d'Europa. Dmitrij Jankovskij, arrivato dal teatro moscovita „Helikon Opera“ (la nostra testata ha pubblicato molte recensioni delle sue produzioni firmate dal regista Dmitrij Bertman), si è calato nei panni del re babilonese con una naturalezza disarmante: si è fatto ammirare, ha suscitato brividi, ha destato compassione. La sua voce di baritono bella, piena e nobile è risultata un'autentica voce verdiana. Per Maria Galkina l'impervia parte d'Abigaille non ha avuto segreti e non ha creato nessun problema. La personalità forte e la voce grandissima sono state la garanzia del suo successo; la presunta figlia di Nabucco è apparsa come viva davanti agli occhi degli spettatori nel miscuglio esplosivo di passionalità e cattiveria, sensibilità e debolezza, tutto questo trasmesso in un canto d'acciaio. Andrej Seljutin (Zaccaria) è in possesso di una voce di basso vellutata, ma dal volume non sufficientemente grande, gli manca “la carne“ e si può parlare addirittura d'esilità. Tuttavia la sua personalità artistica multisfaccetata ha favorito la creazione di un personaggio dall'indiscussa grandezza umana, e il suo Zaccaria è risultato credibile e coinvolgente, mai sopra le righe. Il tenore Taras Prisjažnjuk si è dimostrato energico e grintoso nel ruolo d'Ismaele, Dar'ja Gorožanko si è rivelata nobile e commovente nella parte di Fenena e ha regalato la pienezza del suono in “Oh, dischiuso è il firmamento“. Hanno completato dignitosamente il cast Dmitrij Kapilov (il sommo sacerote di Belo), Klavdija Potemkina (Anna) e Viktor Mendelev (Abdallo).
Ai pari dei cantanti, la buona resa della recita è dovuta, senza dubbio, a Vitalij Griščenko sul podio, che ha colto bene lo spirito risorgimentale della partitura verdiana. Le celebri pagine corali sono state eseguite in modo coinvolgente, brillando soprattutto per l'equilibrio perfetto tra i gruppi e la ricchezza di sfumature, e il lavoro con i solisti è stato segnato dalla perfetta comprensione dello stile del Verdi giovane, tra le pagine che ricordavano Donizetti e altre che rivelavano lo spirito indomabile del maestro di Busseto.
Alla fine, successo enorme, segnato dagli applausi a non finire e le numerose chiamate al sipario aperto. Ora Nabucco aggiunge alla lista delle sue case quella nella capitale bielorussa.
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