L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

I dubbi nel nuovo

di Irina Sorokina

La "nuova" Traviata che apre l'estate 2026 all'Arena di Verona ripropone la consueta estetica kolossal e molti tagli abituali. Protagonisti, con la giovane Martina Russomanno, uno Yusif Eyvazov capace di convincere sul piano interpretativo e un Amartuvshin Enkhbat che non delude e mostra una continua crescita artistica.

VERONA, 12 giugno 2026 - Secondo qualche sondaggio, dopo Carmen, sarebbe La traviata l’opera più popolare e amata nel mondo. Il fatto che il capolavoro verdiano quest’anno sia protagonista di due festival lirici europei all'aperto forse più spettacolari in assoluto, il Bregenzer Festspiele Bodensee e l’Arena di Verona, lo potrebbe confermare. Chi attende il viaggio a Bregenz, può accorciare i tempi venendo nella città dell’amore per eccellenza, Verona, appunto. Il 12 giugno la più grande sala a cielo aperto del mondo si riempie di pubblico desideroso di ascoltare le melodie immortali verdiane e senz’altro curioso della veste scenografica e del concetto di regia della Traviata. E subito nella mente inizia a suonare la definizione “kolossal”.

Tutte le produzioni areniane sono “kolossal”, impiegano una marea di coristi, ballerini e comparse; le grandi masse a volte sono gestite bene, a volte meno bene. Dipende dal regista di turno come inserire tutta questa gente in scenografie grandiose. Quelle della nuova Traviata portano la firma di Juan Guillermo Nova e subito nell’anfiteatro gremito della gente, fa’ il capolino il fantasma di Franco Zeffirelli, regista e scenografo che appartiene alla storia e al mito ormai. Per strappare al pubblico sospiri di stupore vengono usati i siparietti dipinti stesi su bastoni, cento per cento uguali a quelli della sua Carmen:zero a uno a favore del grande Franco. Sulle malinconiche note iniziali ci si trasferisce a Parigi; quando lo sguardo scorre da giù in su, si vedono le caratteristiche mansarde parigine che probabilmente si vedono dalle finestre della casa di Violetta, e subito dopo si osserva la sua abitazione che si distingue per un vero lusso. Nulla di nuovo e nulla di davvero originale, ma sempre gradevole e, ciò che più conta in Arena, familiare agli occhi e la mente. C’è uno spostamento temporaneo, nei primi anni del Novecento, e le atmosfere scelte da Nova si riferiscono al Moulin Rouge. Il regista scozzese Paul Curran firma una regia discreta che trova buon equilibrio tra le scene intime che scavano in profondità la psicologia dei personaggi e i due festini, il primo nella casa di Violetta e il secondo in quella di Flora, in cui il coro e il balletto giocano un ruolo importante.

Il cast, tutto sommato buono, presenta un soprano giovane già ascoltato nell'Anfiteatro per la serata Campioni del mondo – Italia loves Unesco. Martina Russomanno ha avuto l’onore di concludere il programma con il Brindisi dalla Traviata con Yusif Eyvazov. Alla prima dello spettacolo inaugurale della stagione areniana gli stessi cantanti vestono i panni di Violetta e Alfredo e risultano ben sintonizzati. La Russomanno cantante possiede la voce gradevole e ben timbrata e la Russomanno attrice è portata ad una recitazione naturale e mai sopra le righe. Si spera di vederla crescere rispetto a questo debutto areniano e poterle riservare gli applausi ancora più convinti.

Yusif Eyvazov riesce a ricavarsi lo spazio importante nel cast, e per l’ennesima volta, rischiando d’essere noiosi, ribadiamo il suo valore di interprete. No, la voce non diventa all’improvviso bellissima, non vanta un timbro senza paragoni: è sempre quella, un po’ gutturale e graffiante. Quella voce il tenore non può certo cambiarla, ma il suo impegno restituisce un personaggio che merita di essere ricordato.

Nei panni di Giorgio Germont si ascolta con piacere il baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat, per ora incapace di deludere; alla prima della Traviata areniana si potrebbe notare la sua crescita artistica per quanto riguarda il lavoro sul personaggio. Papà Germont appare, giustamente, come un gentiluomo di campagna dalle convinzioni sociali ferme, ma capace di mutare l’opinione di fronte a una donna dalle grandi qualità umane. Una sfumatura interessante è l’ira esagerata con cui Germont/Enkhbat si rivolge ad Afredo un attimo dopo l’offesa a Violetta, mentre è esemplare l’interpretazione dell’aria celebre “Di Provenza il mar, il sol”, per la bellezza della linea di canto e le nuance sottili.

Impeccabile la squadra di comprimari, Anna Werle (Flora), Francesca Maionchi (Annina), Carlo Bosi (Gastone), Nicolò Ceriani (barone Douphol), Gezim Myshketa (marchese D’Obigny), Mariano Buccino (dottor Grenvil), Francesco Pittari (Giuseppe), Carlo Bombieri (domestico di Flora/commissionario).

Il coro dell’Arena preparato da Roberto Gabbiani rappresenta un mito ormai; nella nuova Traviata dimostra sia altissime qualità canore sia la capacità di partecipare in modo vivacissimo nell’azione e diventa uno dei protagonisti della storia rappresentata. Da non dimenticare il contributo della compagnia di ballo coordinata da Gaetano Bouy Petrosino.

La direzione di Michele Spotti è corretta, ma poco incisiva, non rivela ancora la sua personalità e mantiene molti dei vecchi tagli abituali a Verona; aspettiamo le altre occasioni per testimoniare la sua evoluzione artistica.

Non si può negare il successo alla nuova Traviata, come non si può negare al pubblico il diritto alle emozioni più forti.

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