L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

La voce di Banco

di Ossama el Naggar

Nella ripresa di Macbeth alla Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera, con la direzione di Andrea Battistoni, Asmik Grigorian e Gerald Finley, spicca il Banco di Roberto Tagliavini.

MONACO DI BAVIERA, 2 luglio 2026 - Fra le opere del Verdi "di galera", Macbeth rappresentava già nella versione del '47  il primo autentico capolavoro teatrale del compositore, verso quella maturità drammaturgica che troverà pieno compimento nella trilogia popolare e poi darà forma alla revisione del '65, entrata in repertorio. Proprio per la sua straordinaria complessità psicologica, l’opera richiede una regia capace di penetrare il cuore della tragedia shakespeariana. La ripresa della produzione di Martin Cicvák, invece, si rivela un’occasione mancata.

L’idea portante della messinscena – una gigantesca volta rocciosa che incombe progressivamente sui personaggi quale metafora della crescente ossessione di Macbeth – possiede una sua indubbia coerenza visiva, valorizzata dalle scenografie cupe di Martin Zehetgruber. Tuttavia, questo spunto viene presto sacrificato a una ricerca dello scandalo che finisce per sostituirsi alla riflessione drammatica. Le streghe, affidate a bambini dall’aspetto volutamente perturbante mentre il coro rimane invisibile, suscitano più perplessità che autentico straniamento. Ancora più discutibili risultano il sabba del terzo atto, trasformato in una sgradevole esibizione scatologica, e il “Patria oppressa”, immerso in un universo di torture e nudità ostentate che annulla la forza intrinseca della musica verdiana. Nemmeno la scena del sonnambulismo trova una soluzione convincente: privata della lanterna prescritta dal libretto, Lady Macbeth attraversa un campo di teschi illuminato a giorno, in un’immagine che banalizza uno dei momenti più sconvolgenti dell’intero teatro verdiano. Solo il grande lampadario che accompagna il progressivo sgretolarsi del potere della coppia regnante e la scena del banchetto restituiscono, a tratti, un’autentica tensione teatrale.

Sul versante musicale il livello è decisamente superiore.

Asmik Grigorian affronta Lady Macbeth con la consueta intelligenza interpretativa e un’indiscutibile autorevolezza scenica, ma la natura stessa del suo strumento sembra collocarla lontano dall’ideale verdiano del personaggio. La voce, luminosa e naturalmente lirica, conserva una bellezza timbrica che mal si concilia con quella durezza espressiva e quella ferocia vocale richieste dalla parte. Se la scena del sonnambulismo convince per intensità drammatica, manca lungo tutto l’arco della rappresentazione quella qualità aspra e corrosiva che dovrebbe rendere Lady Macbeth una presenza autenticamente demoniaca.

Gerald Finley costruisce invece un Macbeth di grande spessore psicologico. Pur privo dell’ampiezza e della sontuosità timbrica associate alla migliore tradizione del baritono verdiano, compensa con un fraseggio raffinatissimo e una costante attenzione alla parola scenica. Il suo protagonista evolve con assoluta credibilità dall’ambizione esitante alla disperazione finale, trovando in “Pietà, rispetto, amore” [sic] il vertice di una prova intensa e profondamente meditata.

Il trionfatore della serata è però Roberto Tagliavini. Il suo Banco unisce nobiltà di accento, bellezza del timbro, dizione esemplare e un’autorevolezza scenica che conferisce al personaggio un rilievo insolito. Ogni intervento emerge per naturalezza musicale e profondità espressiva, fino a imporsi come la prestazione vocale più memorabile dell’intera rappresentazione.

Ottimo anche Andrei Danilov, che disegna un Macduff elegante, dal timbro lirico luminoso, acuti sicuri e dizione chiarissima, rendendo con sincera partecipazione il dolore e il desiderio di vendetta del personaggio. Pur nel breve ruolo della Dama, Nontobeko Bhengu si distingue per una presenza scenica fuori dal comune.

Alla guida del Bayerisches Staatsorchester, Andrea Battistoni offre una lettura di notevole maturità teatrale. La concertazione privilegia il respiro drammatico della partitura, evitando qualsiasi rigidità ritmica e valorizzando la modernità della scrittura orchestrale di Macbeth. Pur con qualche episodica opacità degli archi, il direttore ottiene sonorità scure, dense e teatrali, accompagnando costantemente i cantanti con rara sensibilità senza perdere di vista l’unità architettonica dell’opera. Di particolare efficacia risultano le grandi scene di Lady Macbeth e il trattamento di “Ora di morte”, condotti con tensione narrativa e ammirevole equilibrio.

Determinante, infine, il contributo del Bayerischer Staatsopernchor preparato da Christoph Heil, autentico protagonista collettivo dell’opera, ammirevole per compattezza, incisività e potenza drammatica, soprattutto nelle sezioni maschili.

Rimane così il rammarico di assistere a un’esecuzione musicale di alto livello gravemente penalizzata da una regia che confonde sistematicamente provocazione e interpretazione, finendo per tradire la profondità tragica del capolavoro verdiano.

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Monaco di Baviera, Macbeth, 18/07/2022

Genova, Macbeth, 24/05/2026

Torino, Macbeth, 26/02/2026

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Giuseppe Verdi: Macbeth

Gerald Finley (Macbeth), Roberto Tagliavini (Banco), Asmik Grigorian (Lady Macbeth), Nontobeko Bhengu (Dama di Lady Macbeth), Andrei Danilov (Macduff), Granit Musliu (Malcolm), Martin Snell (Medico)

Bayerischer Staatsopernchor, Christoph Heil (maestro del coro), Bayerisches Staatsorchester, Andrea Battistoni (direttore)

Martin Cicvák (régia), Martin Zehetgruber (scene), Werner Fritz (costumi), Reinhard Traub (luci), Sebastian Huber & Olaf A. Schmitt (drammaturgia)


 

 

 
 
 

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